mercoledì 18 novembre 2020

Il Faro

 Temevo di essere stato sbattuto fuori dal coro, solitario come un guardiano del faro. Pensavo "kazzo anche sta volta si fanno nuovamente abbindolare", la faccia di Zinga, intorbidata e più ridanciana del solito, non faceva presagire nulla di buono. Perché il losco individuo è fenomenale in materia, unico nel suo genere, un maestro che le prossime generazioni non finiranno di studiare, cercando di comprendere, ma non ce la faranno, come sia stato possibile che un pregiudicato abbia potuto inchiappettare generazioni di politici tramutatisi in vassalli, in adepti all'ignobile causa. Il termometro Gelmini mi confermava la virata adescante, le smorfie plastiche della Bernini, pure.

Confesso di essermi sentito abbandonato, ho pensato pure all'anacronismo, all'inadeguatezza di perseverare nell'attacco all'ormai vetusto simbolo di un'Era, quella del Puttanesimo, i cui danni probabilmente li comprenderemo tra qualche lustro.
Ma poi per fortuna è arrivato lui, il migliore, la luce nella tempesta, uno dei pochi Giornalisti che lavorano in piena e fantastica autonomia. E mi sono sentito finalmente sollevato:

Le migliori energie
di Marco Travaglio
Come se non bastassero le figuracce del governo sui commissari alla sanità in Calabria, alcune menti eccelse della maggioranza lavorano alacremente per sputtanarlo vieppiù con l’innesto di Forza Italia. Finora non s’è capito bene a che serva l’operazione, visto che la maggioranza, sia pur risicata al Senato, non è mai andata sotto e visto che c’è solo una coalizione più spaccata dei giallorosa: il centrodestra. A chi serve, invece, è chiarissimo: a B., che nelle urne ormai sfugge ai radar, ma nei palazzi continua a contare come ai (suoi) bei tempi grazie alla potenza di fuoco dei suoi media, dei suoi soldi e delle sue varie affiliazioni. Infatti ha appena incassato una scandalosa norma per salvare l’“italianità di Mediaset”, come se i francesi di Vivendi potessero essere peggio di un tizio che fa contemporaneamente il leader politico e l’editore di tv, giornali e libri. Perciò il grande Franco Cordero lo paragonava al caimano: perché, nei momenti critici, si inabissa sotto il pelo dell’acqua per fingersi morto o apparire mansueto e inoffensivo, pronto al momento giusto a spalancare le fauci e fare un sol boccone di chiunque si avvicini. Il cimitero della politica è lastricato delle lapidi dei presunti leader di centrosinistra che avevano avuto la brillante idea di dialogare con lui e di centrodestra che si erano illusi di succedergli. Vittorio Cecchi Gori, che ebbe la malaugurata idea di fare società con lui e ancora ne paga le conseguenze, ripete spesso che “Berlusconi, se gli dai un dito, ti si prende il culo”.I nuovi pretendenti sono Zingaretti e soprattutto il suo ideologo Bettini, convinto che, imbarcando FI nella maggioranza (o nel governo, non s’è ben capito), arriveranno “le energie migliori”, ovviamente “consapevoli e democratiche”. È un peccato che non faccia nomi. 
Delle “energie migliori” – a parte il noto pregiudicato plurimputato pluriprescritto piduista finanziatore della mafia corruttore frodatore fiscale autore di 60 leggi ad personam e responsabile delle più scandalose epurazioni mai viste – c’è solo l’imbarazzo della scelta. Ma forse Gasparri, Brunetta, Letta, Casellati, Gelmini, Minetti, Tremonti, Schifani, Ghedini, Longo, Lunardi, Scajola, Alfano, Miccichè, Bertolaso e Giggino ’a Purpetta, per citare solo la prima fila, possono bastare. Senza contare Dell’Utri, Previti, Verdini, Cosentino, Cuffaro, Galan e Romani, purtroppo impediti a partecipare in quanto pregiudicati o addirittura detenuti, e Matacena, tristemente esule a Dubai. E senza profanare il Pantheon dei padri nobili: Mangano, Bontate, Gelli, Carboni, Craxi, Squillante e Metta. Poi naturalmente ci sono anche le “energie peggiori”. Ma quelle preferiamo non immaginarle neppure. Paura.

martedì 17 novembre 2020

Illuminiamoci

 


In Lombardia basta che paghi 450 euro per “curarti a casa”
di Andrea Sparaciari per il Fatto Quotidiano
“Un tampone rapido a domicilio 75 euro; tre tamponi fatti nello stesso domicilio, solo 55”. È una delle offerte che da giorni i privati propongono ai sospetti Covid-positivi lombardi. Un odioso mercato della salute, raccontato già dal Fatto, e alimentato dall’inefficienza pubblica e dalla volontà di fare cassa dei gruppi privati. E così, al lombardo sfibrato da settimane di attesa di una chiamata dell’Ats per un tampone che non arriva mai, non resta che andare in Rete, scorrere i tariffari e fissare un appuntamento. Preparando i soldi. Per un molecolare naso-faringeo si va dai 125 euro di Multimedica, ai 120 del Centro Diagnostico Italiano, passando per i 90 di Auxologico e Gruppo San Donato, fino alla più “economica” Humanitas, 57 euro. 

E, siccome la sanità lombarda (“la ex migliore d’Italia”) oggi non riesce ad assicurare nemmeno uno straccio di visita domiciliare, ecco che ci pensa il privato, come raccontato ieri da Tpi.it. Il Gruppo San Donato propone un pacchetto su misura: con 90 euro assicura al paziente Covid un primo consulto medico da remoto – video o telefonico –, 15 minuti di visita. Con l’aggiunta di ulteriori 450 euro, fornisce una visita “specialistica” nella propria abitazione con tanto di esame del sangue, radiografia toracica, saturazione e referto finale. Eventualmente c’è la presa in carico, ma quella non rientra nel pacchetto, il cui pagamento comunque deve essere effettuato in anticipo.Il San Raffaele offre cioè a pagamento ciò che ogni Usca assicura gratis a ciascun cittadino nelle regioni dove sono state attivate. Ma, siccome le Usca l’assessore Giulio Gallera non le ha attivate, in Lombardia ci si arrangia. Cioè si paga. Chi può. Chi non può pagare, attende. 

Una degenerazione estrema che ha fatto insorgere associazioni –Medicina Democratica che è tornata a chiedere il commissariamento della sanità lombarda – e le opposizioni. Il capogruppo M5S Massimo De Rosa presenterà oggi una mozione per chiedere un calmiere ai prezzi delle prestazioni dei privati, a partire dai tamponi. Pietro Bussolati del Pd aveva chiesto dieci giorni fa che test e tamponi fatti privatamente fossero rimborsati dalla Regione. Inascoltato.E, intanto, il privato incassa. Non solo, il Pirellone ha anche deciso di riversare sulle loro strutture una serie di prestazioni non legate al Covid, sottraendole alle quelle pubbliche. Un esempio, la cardiochirurgia: con la delibera del 21 ottobre scorso (confermata il 2 novembre) è stata dirottata quasi in toto su San Raffaele, Policlinico San Donato e Monzino. Solo la cardiochirurgia dell’ospedale pubblico di Legnano resta aperta. Idem per l’oncologia, indirizzata in massima parte allo Ieo.

Ma perché questa operazione che lascia al pubblico i pazienti Covid e ai privati il resto (e una quota minoritaria di positivi)? Perché i conti dei privati non vanno bene: in parte perché il “turismo sanitario” da altre regioni si è praticamente azzerato; in parte perché per loro i pazienti Covid rappresentano una diminuzione degli incassi, visto che assicurano rimborsi più bassi. 
Molto meglio fare tamponi e vaccini a pagamento e continuare ad effettuare più operazioni possibile, compatibilmente col livello quattro di emergenza che ha quasi azzerato la chirurgia elettiva.Un fenomeno che gli attuali vertici della sanità lombarda sembra non abbiano alcuna intenzione di arginare. 
Del resto, non è un mistero che per la campagna elettorale del 2018 Gallera ricevette erogazioni liberali proprio dalla galassia della sanità privata, come rivelato dal Fatto. Secondo la “Dichiarazione e rendiconto candidato Gallera Giulio”, tra i suoi sostenitori spicca la “Fondazione sanità futura”, la quale staccò un assegno da 10 mila euro. Il board di quella fondazione raccoglie i big della sanità privata, concorrenti sul mercato, ma uniti nella lobby: il presidente è il prof. Gabriele Pelissero, presidente del San Raffaele e vice presidente dell’Università Vita-Salute San Raffaele, nonché presidente Nazionale di Aiop, l’Associazione italiana di ospedalità privata. Vicepresidente è invece Dario Beretta, dg dell’Istituto Clinico San Siro (Gruppo San Donato) e attuale presidente di Aiop.

lunedì 16 novembre 2020

Soppesando

No, non ci voleva questa ennesima pandemia! Solitudine, dannata solitudine, week end desolatamente solitari, e poi, mannaggia: di questi tempi sarebbe dovuto già iniziare la celeberrima e tanto da me agognata "roulette dei presenti", inteso non come registrazione di chi c'è o non c'è, no, molto meglio: i presenti intesi come regalini natalizi! Ohhh che ricordi meravigliosi che rifioriscono in me! Quei rimuginamenti del tipo "alla zia lo scorso anno abbiamo regalato una teiera del Kurdistan, quest'anno potremmo fargli dei sotto piatti in peltro che li ho visti tanto belli in quel negozietto all'angolo di Corso Cavour..." E i meriggi passati ad ammirare quelle meraviglie che i molti stolti definiscono "chincaglierie", con annessi gli sguardi, gli sguardi dei mariti, dei compagni "accompagnanti" le dee del presentino, le occhiate, a prima vista parevano richieste d'aiuto, dopo no, no, traspariva contentezza, fierezza, compartecipazione, pure se venivano lanciati come sagola in mare tempestoso, tra i pacchi già acquistati tenuti in mano con le dita esangui per la stretta, e le frasi rimbombanti che tanto fanno Natale "Tesoro, se prendessimo queste tazzine da caffè per la vicina che vuole tanto bene al nostro Timoteo? (che è un cane)" e "Caro che ne dici se queste manopole da forno le regalassimo alla sorella della Cicci, che l'altr'anno ci ha fatto quelle confetture tanto buone che a te sono tanto piaciute?" - con lo sguardo del poveretto da te intercettato che t'idealizza le diarroiche sedute post marmellatine! 

Ma quello più che manca, di cui sento la desolante assenza sono gli incontri per strada con persone che manco più ero convinto esistessero, e le loro soavi e piacevolissime litanie: "ciaooo! come va? Tanti auguri a voi e ai vostri cari! Che fortuna che abbiamo avuto a vedervi, pensa che domani partiamo per il Madagascar, volo Az 2344 - gate 21 aeroporto di Malpensa ore 11:52, partiamo da casa verso le 7:00, i posti assegnati sono il 21A e il 21B, alloggeremo all'Hotel Estikazzos al costo di 154 euro per notte, abbiamo già prenotato quattro escursioni, uno a vedere le meraviglie naturali dell'isola, l'altra in barca circumnavigando e dormendo a bordo due notti, con cena notturna davanti alla costa Kemmefrega, e poi faremo bagni, dentro l'hotel c'è tutto, da sauna a bagno turco e poi hai la possibilità di fare colazione in spiaggia e a richiesta, pure la cena, noi la faremo il 26-28-30 dicembre. Per il veglione di fine anno ci hanno assegnato il tavolo nr 34B, vicino alla spiaggia e non sappiamo il menu perché sarà a sorpresa, rientreremo l'8 gennaio sempre a Malpensa alle ore 18:56 gate 43."

Ah che meravigliosi ricordi, che nostalgia di vederseli negati dalla mefitica zona Arancione! Saranno feste diverse, isolate, spiazzanti! Gemo sin d'ora ad immaginarmi adagiato sul divano mentre leggo un libro gustando un brandy, col sigaro che romba per poter finalmente sbuffare! 

Che mestizia!

Meglio?

 


E' nata una stalla...

 


Dai Facci, dai Senaldi prima o poi qualcosa doveva nascere. Ed eccola: Azzurra Barbuto una nuova risorsa per Libero, un pensiero chiaro, sereno, per nulla tribale, lontano da qui beceri razzismi che tanto danno hanno arrecato alla società.
Leggete questo compendio del suo pensiero in edicola oggi, degustatene la lirica, l'assenza dei refrain che tanto piacciono al Cazzaro. Luoghi comuni, modi di dire, la cantilena sciacqua gonadi? Nulla di tutto questo! Con Azzurra torna in auge il Pensiero!

di Azzurra Barbuto
È uno schema ormai collaudato: gli italiani vengono incriminati, i clandestini invece santificati. Per i primi esistono soltanto obblighi e divieti, per i secondi soltanto diritti e nessun dovere.
Esempio emblematico di questo doppiopesismo sfacciato è quello che è avvenuto in Italia la scorsa estate. Si ritiene che la seconda ondata, esplosa nel mese di ottobre, sia stata provocata dalla irresponsabilità degli abitanti dello stivale, i quali hanno osato incoscientemente divertirsi dopo la lunga fase trascorsa agli arresti domiciliari. Le discoteche sarde sono finite nel mirino di quei politici che avrebbero dovuto, in previsione di una recrudescenza della epidemia, predisporre una serie di interventi che avrebbero reso più sostenibile sul piano sanitario la repentina risalita del numero dei ricoverati. Invece, non soltanto in sei mesi nulla o troppo poco è stato compiuto, ma per di più si cerca il capro espiatorio su cui riversare ogni colpa, che è sempre il popolo italiano.
Dalla narrazione che ci viene proposta, insomma, si desume che se gli italiani non avessero passato qualche serata in discoteca in Sardegna o altrove, adesso non saremmo costretti a stare segregati, a paralizzare l’economia, a vietare il lavoro, a chiudere ogni attività, a ripristinare certificazioni e multe salate a carico di chi si azzarda ad allontanarsi un po’ troppo da casa e senza una valida motivazione. Stronzate!
L’esecutivo parlava di seconda ondata autunnale da mesi e mesi, e dunque aveva piena contezza del fatto che avremmo potuto trovarci in questa situazione di emergenza con una quantità elevata di contagiati e pochi posti letto, scarse terapie intensive, carenza di personale medico e infermieristico. Situazione emergenziale che non è stata prodotta da chi ha fatto quattro salti in pista a Porto Cervo. Sarebbe opportuno semmai valutare quanto nella crescita dei contagi abbia influito l’esodo in massa da Paesi alle prese con l’epidemia come la Tunisia e il Bangladesh, con quest’ultimo addirittura il governo aveva interrotto i collegamenti aerei per il rischio elevatissimo di importazione di soggetti infetti, però non i collegamenti clandestini via mare gestiti dai trafficanti di esseri umani.
Veniamo ai dati: solamente tra giugno e settembre sono sbarcati in Italia 18.607 extracomunitari. E quali sono state le due nazionalità più dichiarate al momento dell’arrivo? Proprio quella tunisina e quella bengalese. Alla luce di ciò non stupisce che notevole sia stata la quota dei positivi al coronavirus tra i migranti. Peraltro, alcune condizioni ricorrenti, come la lunga permanenza in spazi ristretti, il barcone prima e l’hotspot dopo, la promiscuità, lo stare ammassati e l’impossibilità di rispettare la regola del distanziamento sociale, non hanno fatto altro che elevare al massimo grado il rischio di infezione. In alcuni centri di accoglienza si è positivizzato pure il personale, che ha portato il virus in famiglia. A ciò si aggiunga un elemento davvero preoccupante: i migranti positivi o in attesa del risultato del tampone, insofferenti all’obbligo di quarantena, quotidianamente nel periodo estivo e pure dopo aggredivano gli agenti di polizia e scappavano in massa dalle strutture disperdendosi sul territorio. È onesto sostenere che tali fughe non abbiano avuto conseguenze mentre le serate in discoteca degli italiani sì?
Il conformismo buonista imperante e intollerante pretende di convincerci che gli immigrati giunti illegalmente sulle nostre coste fuggano tutti dalla guerra, ma non esiste la guerra di Tunisia, o che «il virus non viaggi sui gommoni, bensì in prima classe», come è stato dichiarato dall’epidemiologo Pierluigi Lo Palco, di recente nominato assessore alla Sanità in Puglia. Tuttavia, nessuno può negare che per mesi abbiamo importato in Italia da Paesi fortemente infetti decine di migliaia di migranti (tra cui pure un terrorista che ha trucidato persone innocenti a Nizza) e che tra queste decine di migliaia di individui che l’hanno fatta da padroni innumerevoli sono stati i casi di positivi.
Il resto è fuffa.

domenica 15 novembre 2020

Complotto



Non solo la sua radio ti capita di captarla ovunque, probabilmente la sentono anche le civiltà extraterrestri, ma riesce pure ad allontanare, oltre a chi desidererebbe sentire musica, anche normodotati in faticosa ricerca. È proprio il caso di dirgli: “Vade retro imbecille!”

Georges uno di noi

 


Personaggi come Georges Lemaître mi fanno sentire indissolubilmente parte integrante della società, con annessi e connessi e ricorsi storici.
Nacque a Charleroi il 17 giugno del 1894, si laureò in matematica e scienze fisiche all'Università di Louvain nel 1920, e venne ordinato sacerdote nel 1923.
Già il fatto che riuscì a far convivere la propria fede con le teorie universali dell'epoca, lo rende molto simpatico ed ammirabile. Ma il fatto per cui lo ricordo è che Georges potrebbe rappresentare la schiera di coloro a cui rapaci ed in genere altolocati energumeni, sfilano da sotto il naso scoperte e pensieri alla faccia del copyright.
Perché Georges fu il primo a mettere nero su bianco che, all'epoca le galassie venivano chiamate così, le "nebulose extragalattiche" distanti dal nostro pianeta milioni di anni luce, tendevano ad "arrossarsi", a trasmettere cioè una luce tendente alla parte rossa dello spettro elettromagnetico, in inglese si definisce redshift, e questa caratteristica aumentava tanto più le galassie erano distanti dalla Terra, indice di come l'universo stava, e sta, espandendosi.
La pubblicazione della sua teoria in una rivista francese, anche il suo predecessore Fridman visse tale esperienza, non ottenne nessun apprezzamento, venne, perdonate il francesismo, sfanculata dai grandi scienziati dell'epoca, persino dal sovrano incontrastato Albert Einstein. Non se lo filarono manco per idea, e Georges non protestò, non si adirò, continuando a validare le sue teorie.
Nel 1929 colui che diverrà il principe dei telescopi, Edwin Hubble, americano guarda caso, pubblicò la stessa teoria, ed essendo molto noto, dotato anche di una personalità molto forte, ottenne apprezzamenti e riconoscimenti in tal senso.
Georges silente e probabilmente contento, si sarà corroborato meditando passi evangelici, soprattutto, credo, quello del porgere l'altra guancia.
Il mondo scientifico non solo non chiese scusa al prelato scienziato, ma chiamò la legge redshift-distanza "costante di Hubble" anche se fu misurata per la prima volta da Georges nel 1927, ma il suo articolo in francese fu tradotto solo nel 1931, dopo quello di Hubble.
Gli confezionarono quindi una canagliata bella e buona, molto simile a certi furti attuali, più frequenti di allora, in ogni ambito dello scibile, del pensiero e della socialità nel nostro pianeta.
I furbi la fanno e la faranno sempre da padrone, i miti erediteranno la Terra, al momento pare che agguantino ben poco, vista la pregnante presenza di tecno-rapto-coyote in ogni dove.
Georges Lemaître morì nel 1966, senza aver potuto assaporare alcun riconoscimento in merito alle sue scoperte.
Solo nel 2018, l'Unione astronomica universale ha deciso a maggioranza di restituire il giusto onore a Georges, chiamando da allora in poi la relazione tra redshift e distanza, legge di "Hubble - Lemaître"
Come da copione, capita che ti riconoscano bontà e qualità delle tue attività, allorché non te ne frega più una mazza, vedi van Gogh che per mangiare vendeva i suoi quadri, al tempo croste senza valore.
Georges dov'è attualmente, avendo compreso appieno del grande mistero dell'universo, sogghignerà impercettibilmente, assestando, chissà se lo potrà fare, qualche coppino risarcitorio sul cranione di Albert, sfottendo in allegria pure Hubble, senza troppa scurrilità visto il luogo ci mancherebbe, con domande circostanziate in merito a dove, a parer suo, dovrebbe riporre il telescopio...