domenica 15 novembre 2020

Georges uno di noi

 


Personaggi come Georges Lemaître mi fanno sentire indissolubilmente parte integrante della società, con annessi e connessi e ricorsi storici.
Nacque a Charleroi il 17 giugno del 1894, si laureò in matematica e scienze fisiche all'Università di Louvain nel 1920, e venne ordinato sacerdote nel 1923.
Già il fatto che riuscì a far convivere la propria fede con le teorie universali dell'epoca, lo rende molto simpatico ed ammirabile. Ma il fatto per cui lo ricordo è che Georges potrebbe rappresentare la schiera di coloro a cui rapaci ed in genere altolocati energumeni, sfilano da sotto il naso scoperte e pensieri alla faccia del copyright.
Perché Georges fu il primo a mettere nero su bianco che, all'epoca le galassie venivano chiamate così, le "nebulose extragalattiche" distanti dal nostro pianeta milioni di anni luce, tendevano ad "arrossarsi", a trasmettere cioè una luce tendente alla parte rossa dello spettro elettromagnetico, in inglese si definisce redshift, e questa caratteristica aumentava tanto più le galassie erano distanti dalla Terra, indice di come l'universo stava, e sta, espandendosi.
La pubblicazione della sua teoria in una rivista francese, anche il suo predecessore Fridman visse tale esperienza, non ottenne nessun apprezzamento, venne, perdonate il francesismo, sfanculata dai grandi scienziati dell'epoca, persino dal sovrano incontrastato Albert Einstein. Non se lo filarono manco per idea, e Georges non protestò, non si adirò, continuando a validare le sue teorie.
Nel 1929 colui che diverrà il principe dei telescopi, Edwin Hubble, americano guarda caso, pubblicò la stessa teoria, ed essendo molto noto, dotato anche di una personalità molto forte, ottenne apprezzamenti e riconoscimenti in tal senso.
Georges silente e probabilmente contento, si sarà corroborato meditando passi evangelici, soprattutto, credo, quello del porgere l'altra guancia.
Il mondo scientifico non solo non chiese scusa al prelato scienziato, ma chiamò la legge redshift-distanza "costante di Hubble" anche se fu misurata per la prima volta da Georges nel 1927, ma il suo articolo in francese fu tradotto solo nel 1931, dopo quello di Hubble.
Gli confezionarono quindi una canagliata bella e buona, molto simile a certi furti attuali, più frequenti di allora, in ogni ambito dello scibile, del pensiero e della socialità nel nostro pianeta.
I furbi la fanno e la faranno sempre da padrone, i miti erediteranno la Terra, al momento pare che agguantino ben poco, vista la pregnante presenza di tecno-rapto-coyote in ogni dove.
Georges Lemaître morì nel 1966, senza aver potuto assaporare alcun riconoscimento in merito alle sue scoperte.
Solo nel 2018, l'Unione astronomica universale ha deciso a maggioranza di restituire il giusto onore a Georges, chiamando da allora in poi la relazione tra redshift e distanza, legge di "Hubble - Lemaître"
Come da copione, capita che ti riconoscano bontà e qualità delle tue attività, allorché non te ne frega più una mazza, vedi van Gogh che per mangiare vendeva i suoi quadri, al tempo croste senza valore.
Georges dov'è attualmente, avendo compreso appieno del grande mistero dell'universo, sogghignerà impercettibilmente, assestando, chissà se lo potrà fare, qualche coppino risarcitorio sul cranione di Albert, sfottendo in allegria pure Hubble, senza troppa scurrilità visto il luogo ci mancherebbe, con domande circostanziate in merito a dove, a parer suo, dovrebbe riporre il telescopio...


  

Bentornata!

 


Per fortuna ce ne sono ancora di persone come lei, Nicoletta Dosio settantaduenne insegnante di greco in pensione, scarcerata ieri dopo un anno di reclusione per la giustissima, ineccepibile, umana lotta alla vergognosamente inutile linea ad alta velocità per consegna rapida di mozzarelle oltralpe, comunemente chiamata TAV. 

Nicoletta rinunciò di sua spontanea volontà alle misure di pena alternative, ferma e decisa a farsi la galera secondo le metodologie riservate ai giusti, a coloro cioè che per avversare l'ennesima torta nuziale in cui orchi famelici attingeranno a mani basse, fingendo di essere devoti a quella vaga ed insulsa idea di progresso, in realtà uno scivolamento verso il baratro, ove regnano adipose, corruttela e malaffare, sono pronte a pagare di tasca loro la protesta dura e pervicace, occupando autostrade, caselli, tentando di rallentare l'esecuzione di fori come questo, in montagne pregne di amianto, paravento per nuove accozzaglie celatesi dietro il paravento della necessità per il bene del paese, che di equipaggiarsi con una linea ferroviaria già da ora obsoleta e non rispondente affatto alle esigenze commerciali, non ne avrebbe assolutissimamente necessità.  

Mentre attorno s'odono cicalecci delle matrone da talk show, dei babbani da gettone di presenza, sproloquianti su tutto per il proprio ego smargiasso, fa enorme piacere ammirare persone come Nicoletta, tenaci e, soprattuto, libere. 

Bentornata!                  

Che Amaca!


Se fosse un vero uomo

di Michele Serra

Se fosse un vero uomo farebbe come Paul Newman e Robert Redford in Butch Cassidy : uscirebbe dalla Casa Bianca con le pistole in pugno, facendosi crivellare dai colpi della Legge, immolandosi per davvero al culto di se stesso, passando alla storia come un bandito leggendario e spavaldo, un uomo libero fino alla follia e alla morte, quel film lì (e quei due attori lì) sì che sono un pezzo del sogno americano… Invece bofonchierà qualcosa su Twitter, accamperà qualche ulteriore recriminazione, racconterà l’ennesima balla, licenzierà l’ultimo famiglio senza altra colpa che di avere creduto in lui, poi se ne andrà a maneggiare qualche nuovo orribile network della destra paranoica (come se non ce ne fossero già abbastanza) mentre uno dopo l’altro, giorno dopo giorno, i notabili repubblicani che gli hanno permesso di tutto gli volteranno le spalle. Vigliacchi e sleali, traditori degli ideali conservatori, che con il populismo c’entrano meno di zero.
La prima, vera colpevole della destra indecente è la destra decente ammutolita, impotente, venduta. Sicuramente siede nel paradiso dei giusti John McCain, solitario testimone dell’onore repubblicano.
Chi non sa vincere non sa neanche perdere, è una vecchia legge dello sport e della vita, Trump ne è la perfetta conferma. Arrogante da vincitore, meschino da perdente, con la sua orchestrina di avvocati, come un qualunque riccone che crede di poter ribaltare ogni tavolo con il libretto degli assegni. Ogni giorno che passa ci si rende conto dell’importanza storica della sua sconfitta. Ma ci si rende conto, anche, di quale gigantesco lutto per la democrazia fu la sua elezione del 2016.

sabato 14 novembre 2020

Eccone un’altra!


Grazie al mitico Scanzi sono venuto a conoscenza dell’esistenza di codesta ehm ... giornalista, o meglio: vernacolierista, scrive infatti su Libero che sta al giornalismo come Rocco alla continenza, e l’affastello con sommo ludibrio tra gli oggetti anomali che quotidianamente seguo, la lista è ampia parte dai tweet del Cazzaro, che leggo con Xanax a portata di mano, evitante il brusco risveglio dei vicini causa ululati e rottura di vario mobilio, passando dai tradizionalisti - sono entrato sotto copertura in siti anti bergogliani dove il testacazzismo si tocca con mano - fino a raggiungere l’apoteosi con personaggi come questa Barbuto Azzurra, che archivierei nella categoria “Kazzo siete nati a fare che rompete i ciglioni a quelli come noi che privilegiamo la caduta di Conte all’emergenza Covid che tra l’altro non esiste e che ostacola pure il sano shopping e la nostra edulcorata credenza in una divinità fascista non meglio precisata?” 
Sostiene la mentecatta che la causa della morte del bimbo sia stata la mamma che lo ha caricato sul gommone. Nella desertica scatola cranica Azzurra probabilmente ristagna la consapevolezza, come il disco nei terrapiattisti, che una nefandezza di tale portata in Via Montenapoleone mai e poi mai si verificherebbe, primo perché non c’è il mare - lo saprà? - e secondo perché l’agio e l’epuloneria non lo permetterebbero.
Non mi sono fatto seguace di Azzurra, perché mi vergognerei peggio che rivolgere la parola a Senaldi. Ma da domani mattina le prometto di riservarle un’attenzione particolare, quella con cui privilegio gli scansatori inconsapevoli di giusto TSO.

Ritorna!

 



Quindi il fedifrago del futuro per antonomasia ci riprova, per la gioia dei dermatologi, dovuta agli eczemi che il solo vedere l'opuscolo in edicola provocherà, per le inusitate grattate alle zone genitali maschili.

Dopo averci predetto grandi viaggi tra marzo e giugno di quest'anno malefico - mortacci sua! - il fancazzista principe dei luminari dell'agio a costo zero - basta avere un buon pc e non ripetere quello dei giorni prima ed il gioco, e il portafogli, sono fatti! - prosegue imperterrito nello spargimento di sfiga ed epocali catastrofi camuffate da positività (ops! Questa parola ormai non si può più scrivere in senso lato!), fingendo che tutto andrà per il meglio e che, tra un Toro ed una Vergine, dolori ed incazzature, dipartite e sofferenze non appartengano agli incalliti lettori e che un giorno, per l'arrivo di Giove in Mercurio o kekkazzo dove, tutti si addormenteranno centenari e satolli! Ma va a dar via le ciap pirla! 

Con un coraggio da leoni questo taccagno di razionalità proseguirà nel farsi beffe del destino, accada quel che accada! Ma voglio mettermi al suo livello: prevedo che chi leggerà questo bignami di baggianate si tramuterà un Facci o in una Chirico! Tiè!

Travaglio all’insaputa


Gli insaputi

di Marco Travaglio

La fiera dell’insaputismo ci aveva abituati quasi a tutto. A B. che scambia Mangano per uno stalliere, la Minetti per un’igienista dentale, Alfano per il suo erede e Gasparri per un ministro. A Scajola che compra casa al Colosseo e non si accorge che due terzi glieli ha pagati un altro. A Fontana, presidente della Regione Lombardia che appalta le forniture dei camici alla ditta di suo cognato senza dirgli niente, dopodiché lui tenta di risarcire il cognato per il mancato affare con un bonifico da un conto svizzero che non sa di avere, così come ignora perché la madre dentista e il padre impiegato tenessero 5 milioni alle Bahamas su cui lui, sempre a sua insaputa, aderì alla voluntary disclosure per farli rientrare in Italia, tant’è che li lasciò in Svizzera. Un caso di insaputismo talmente sfortunato da rendere persino credibile il generale Saverio Cotticelli, commissario alla Sanità in Calabria, che confessa in tv di non aver mai fatto il piano di emergenza perché non sapeva che spettasse a lui; poi, quando lo cacciano, spiega restando serio che il piano l’aveva fatto, ma “non ero io quello dell’intervista, non mi riconosco, ho vomitato tutta la notte, forse mi hanno drogato, sto ancora indagando”, forse c’entra “la massoneria”, anzi “la masso-mafia”.

Ci stavamo appena riprendendo, quando sulla scena ha fatto irruzione Christian Solinas, sgovernatore di Sardegna, il genio che quest’estate riaprì le discoteche trasformando la sua Regione in un mega-focolaio. L’ordinanza è firmata da lui, quindi come si discolpa? “Ho obbedito al mio Comitato tecnico scientifico”. La prova sarebbe un’email di quattro righe inviata dal prof Vella, membro del Cts, al capo della Sanità regionale un’ora prima che lui firmasse l’ordinanza. Ora che i pm indagano, Vella spiega a Repubblica che quelle quattro righe “non erano un parere del Cts”, mai convocato e comunque contrario, ma una mail “a titolo personale per tentare di ridurre il danno di una scelta politica già presa. Intendevo dire che per loro, come mi avevano detto, era inevitabile e necessario riaprirle. Per loro, non certo per noi”. Infatti la polizia ha sequestrato altre 10 email del Cts sardo fieramente contrarie alle discoteche. Ma Solinas dice che non ne sapeva nulla: in fondo è solo il presidente della Regione. Otto anni fa, Sara Tommasi girò alcuni film porno e il suo fidanzato di allora, il celebre avvocato-scrittore Alfonso Marra, li attribuì all’abuso di droghe. Ma lei lo smentì sfoderando un alibi decisivo: “È colpa delle entità aliene che mi hanno impiantato un microchip nel cervello per diffondere l’amore nel mondo. Due di loro sono state sempre presenti di nascosto sul set”. Strano che non sia ancora governatrice di qualche Regione.

Abluzione