domenica 23 giugno 2019

Senza remore



Estikazzi! Questi buontemponi all’”armiamoci e lavorate” grazie ad un’illuminazione propria di chi destina tanto tempo al cogitare, se ne escono con una dichiarazione che indurrebbe ad agognare una nuova epoca di zolfanelli e di lampioni ad olio, tanto questa cazzo di centrale sta ad un golfo come il nostro già martoriato da scelte vomitevoli da Chiodo al Compagnone mai rimpianto. 
E se ne escono rivestiti da quell’abusato  ragionamento anteponente la salute al lavoro, la madre di tutte le cazzate con il suo apice all’Ilva di Taranto, che stravolge senno e alchimie tra occupazione e vita sociale dignitosa. Che sia trasformata in gas o marzapane o cherry non ha importanza: la centrale nel cuore della città va chiusa per sempre, per recuperare una dignità sociale mancante da troppo tempo, come Pitelli insegna.

sabato 22 giugno 2019

Oggi è così!



Quelle giornate un po’ così quando la valvola di sfiato si ottura e il merdometro interno non riesce a sfiatare! Vi sarà capitato pure a voi di vivere questi momenti altamente dequalificanti l’esterno riflesso nell’interiorità!
E allora pensi, rimugini, alterni battibecchi con te stesso, sfogandoti di quanto ti circonda, un mugugno intrinseco, un’irriverenza estrema con l’habitat che il fato o chi per esso t’ha assegnato.

Dove sono immerso, che cosa riesco ad intravedere di positivo? Sono spettatore di un avanzo di incongruenze che mi vorrebbero far spacciare per normalità! Chi? Lo chiamo sistema perché non riesco ad evincere i contorni di questo corridoio in cui mi hanno intrappolato: non sopporto i falsi moralisti, chi s’erge a capo gita, chi parla, straparla per denaro, chi si confeziona abiti per piacere, piacioni del cazzo. 

So di un famoso intellettuale che una volta è stato contattato per venire a parlare ad un incontro organizzato da una famosa associazione internazionale. Ebbene, sapete questo codardo, infingardo cosa chiese? Le spese del viaggio, e fino qui poteva andar bene, e 600 euro in “nero”. E tutte le volte che vedo un suo articolo altisonante, mi si rivolta lo stomaco, lo evito, non lo leggo e leggerò mai, questa merda finta pensante!

Tipi come lui ce ne sono a bizzeffe e se non sono pagati, agiscono naturalmente in modalità arraffante, pregna di soprusi morali e culturali.
E’ pur vero che se il Giudizio Universale della Cappella Sistina fu cogitato e miracolosamente eseguito dal genio michelangiolesco per avidità, Michelangelo era avidissimo, allora cascano le palle, tutto si ammoscia, i buoni pensieri, le speranze di esistenza di un livello superiore, appassiscono davanti a tanta mestizia.
Sogno l’agire disinteressato, il dispensar di valori posseduti ed elargiti in gratuità. E’ chimera? Direi di si. Quasi tutto viene fatto per denaro. E questo m’inquieta, m’adombra, mancando la libertà d’agire. Si dirà: non si può vivere solo d’aria. E’ vero. Ma un conto è acquisire risorse per dignità personale, altro è trangugiare pedissequamente solo per ossessione.

Sopporto e m’accheto nel pensiero comune che finge di non vedere atrocità infami, come quella gigantesca dei 27 milioni di bimbi fuggiti dalla violenza della guerra, perché sono immerso nel famigerato sistema, lo stesso che nel contempo mi sprona a digrignar denti pensando ad un cucciolo di cane abbandonato, ad addolorarmi per una balena spiaggiata, ad intristirmi vedendo le bottiglie di plastica in mare. Tutti eventi spregevoli certo, ma il mistero per cui non me ne frega nulla dei 27milioni di bimbi è qualcosa che urtica quel poco di normale che ho ancora in me. Lo so, lo so che dietro al menefreghismo umanitario si nascondono trame diaboliche sdogananti il fatto che produrre armi sia un bene per la nostra economia. 
Mi dicono, ci trasmettono il messaggio che non si possono chiudere le cosiddette fabbriche di morte, perché ne va del nostro Pil! Ecco il nocciolo, questo cazzo di Pil! I moniti della Lagarde, Moscovici, Gin Tonic Junker, Angela (Anghela), il nipotino con nonna ed erre moscia naturale, quel pazzo col ciuffo biondo a stelle e strisce, l’assassino rigonfio inoculante radiazioni in corpi altrui, le finzioni belligeranti in nome della pace, ossimoro devastante e normalizzato. 

Dicevo di essere in un corridoio, senza poter vedere spazi areati di immense sale, praterie per l’intelletto. Mi hanno tolto tutto facendomi indossare il grembiulino di scuola fanciullesca; non devo alzare lo sguardo, solo mirar pareti strette, pertugi ove sfogare rabbia, dissapore, incongruenze culturali immarcescibili.
Spero sempre nel miglioramento ma lo spread blocca ogni desiderio di rinascita. Ci lasciano credere che possiamo degustare la vita. Cazzata epica questa. La vera vita è solo nella libertà individuale e di comunità. 

A volte può sembrare che il mio dire si possa associare a quelli che credono alle scie chimiche e ai poveretti devoti del terrapiattismo. Può essere, certo che può essere. Parto però da un teorema: riescono a farci comprare quello che vogliono esponendo merci negli scaffali secondo degli studi; sanno che basta un niente e prendiamo delle cotte per tragedie mediatiche affossanti neuroni in stile Grande Fratello, delle barbaredursate per intenderci; sono certi che compreremo quel prodotto, che useremo dei nostri polpastrelli per strisciare carte al fine d’impossessarsi di ninnoli vuoti. Conoscono la smania comune portante ad aspettare notti per venire in possesso di luccicanti gadgets.
C’intruppano, lo sappiamo tutti. Che altro serve per solidificare la ribellione?      
    

giovedì 20 giugno 2019

Numeri astronomici vergognosi




La ripropongo questa foto per evidenziare dei numeri, astronomici che riportati a quelli di quel puntino farebbero, o fanno, sobbalzare dallo sbigottimento eventuali civiltà fuori da quel puntino, da dove si alza lo sdegno per tanta barbarie. 
Quel puntino siamo noi, è il nostro pianeta ripreso da 6 miliardi di chilometri da una sonda lanciata negli anni '90. 
Su quel puntino avviene un fatto che nessuna specie del pianeta o dell'Universo mai e poi mai potrebbe compiere. Solo la razza umana, si suppone, ha il coraggio di compierla; parlando di numeri astronomici: avete idea di come sia grande il numero 27.000.000? 
Ebbene Save The Children ci informa che sono proprio 27milioni i bambini sfollati a causa di guerre in questo periodo, che non hanno più accesso all'educazione, ai giochi, alla spensieratezza propria della prima fase della vita. Alcuni, moltissimi, sono soli, abbandonati, impauriti, piangenti nelle notti passati a fuggire, con addosso il ronzio delle bombe, delle urla, con appiccicato il fetore dei morti, il silenzio degli assassinati, il fragore del deserto aperto davanti alle loro coscienze nel pensare al futuro. In quel puntino molti cicaleggiano per cani abbandonati, s'impegnano a togliere le cicche dagli arenili, soccorrono gabbiani zoppicanti, tutte preoccupazioni lecite, ci mancherebbe, ma cazzo! Ventisette milioni di innocenti in balia del destino, senza spalle su cui appoggiare le testine gementi, senza mani rassicuranti per le notti, senza l'attenzione che solo un genitore può dar loro! 
Mi chiedo, e mi sento corresponsabile: che cazzo di sistema abbiamo inventato per fregarcene di tutto questo? 
Come facciamo a preoccuparci dei moniti delle Lagarde e dei loro templi di merda come il Fondo Monetario, come possiamo sussultare per l'innalzamento di quel cazzo di spread e non collassare davanti a questo numero inverecondo, fanghiglia in grado di ottenebrare le bellezze del genio a noi appartenente? 
E mai possibile che non si riesca a frenare la produzione della causa principale di quanto avviene, ovvero la vendita di armi, primo sponsor dei cosiddetti presidenti americani ad esempio, guardate l'ultimo quello zoticone biondastro che freme nel aumentare il numero di bimbi defraudati della loro fanciullezza e che un Cazzaro nostrano ha recentemente adulato? 
Come è possibile riuscire a ridere, gustare dei sapori di quel puntino mentre nello stesso istante molti di noi, i più indifesi, soffrono nel corpo e nello spirito senza comprendere il nesso, il disturbo, di essere diventati viventi, essendo già morti? 
Quel puntino dovrebbe essere spento, dissolto. Verrebbe da dirlo se non fosse per il sorriso, ne basta uno solo, di un piccolo estasiato ed impazzito dalla grande giostra della vita che, se fosse lasciata libera da nefandezze, sarebbe il più bel gioco dell'Universo.  

L’Arrivo





mercoledì 19 giugno 2019

In effetti...



In effetti è stata un’accoglienza trionfale che mi ha ricordato quella tributata a Stanlio e Ollio quando arrivarono con la nave a Londra. Da sempre, quando compaiono i comici, si muovono masse entusiaste!

Articolo molto interessante



Un Paese senza Occidente

di Ezio Mauro

Un’investitura ottenuta l’altro ieri dal vicepresidente Pence e dal Segretario di Stato Pompeo, in quella che a prima vista potrebbe sembrare una delle tante visite ad limina
compiute nei decenni a Washington dagli aspiranti premier in Italia.
Dopo un anno di governo in cui il Paese ha galleggiato confusamente dentro una geografia immaginaria, trasformando il Mediterraneo in un mare ostile veicolo d’invasione, rompendo con i partner tradizionalmente più vicini, polemizzando con la Francia di Macron, attaccando la Germania della Merkel, iscrivendosi come junior partner al gruppo di Visegrad, è sicuramente importante che il vicepresidente del Consiglio – nel momento della sua massima forza – abbia riscoperto il rapporto con Washington, registrando il baricentro della nostra politica estera.
Ma in realtà la vera identità con cui Salvini è arrivato in America è quella di uomo nuovo di una nuova destra italiana, che fa piazza pulita non solo delle ragnatele democristiane appese al soffitto della Prima Repubblica, ma anche della stagione berlusconiana, con la sua interpretazione cesarista e privatistica di una destra che pure il Cavaliere era stato capace non soltanto di raccogliere e impersonare, ma di evocare, suscitandola con una mutazione alchemica del moderatismo italiano.
Quei mondi sono finiti. E Salvini è andato a Washington come ambasciatore del nuovo mondo, anzi come leader in pectore
dell’ultradestra europea. Che non avendo ricevuto dal voto europeo quel consenso su cui puntava per rovesciare gli equilibri della Ue, cerca ora un sostegno esterno chiedendo alla Casa Bianca una copertura imperiale e una licenza continentale del trumpismo, da spendere a casa nostra col marchio d’origine controllata: dal taglio delle tasse al blocco dell’immigrazione, fino all’ultimo esperimento che filtra i migranti da far entrare in base al talento professionale e alle qualifiche tecniche, discriminando definitivamente i più sfortunati tra i disperati. In cambio, da oggi Salvini si mette a disposizione di Trump (trascinando con sé l’Italia in questa missione contronatura per un Paese fondatore dell’Unione) come grimaldello per far saltare le porte di Bruxelles e Strasburgo, scassinando la Ue, nella speranza di svuotarla rendendola inutile, o almeno di condizionarla dall’interno fino a paralizzarla. L’Italia, purtroppo, come piede di porco per manomettere la costruzione europea, su mandato tacito della Casa Bianca. Anche se l’incontro di lunedì ha certificato che non c’è bisogno di nessun mandato. I nemici sono comuni, gli obiettivi congiunti, la strategia è la stessa.
Dunque guerra allo «strapotere» (come l’ha chiamato in America Salvini) franco-tedesco, pieno appoggio alla Brexit, anzi pieno sostegno all’uscita hard promessa da Boris Johnson, attacco concordato e condiviso alle Nazioni Unite con minaccia di tagliare i fondi per le iniziative umanitarie.
Tra i bersagli delle sopravvivenze occidentali manca solo la Nato, ma arriverà. Intanto c’è la Bce, con Mario Draghi criticato ieri direttamente da Trump (dopo gli attacchi del passato di Salvini) perché il suo annuncio di possibili misure di sostegno a un’economia che non decolla incide sul cambio e dunque «rende ingiustamente più facile la competizione dell’Europa con gli Stati Uniti». In casi come questo, dove sta il governo dopo le strette di mano americane di Salvini? Con Draghi che sostenendo l’economia europea aiuta l’Italia, o con Trump che vuole fermare l’aiuto della Bce alle esportazioni, danneggiando il nostro Paese? Com’è successo spesso, la foto-opportunity davanti alla Casa Bianca illude i leader italiani in pellegrinaggio di essere i migliori amici dell’amministrazione americana, e Salvini si è spinto addirittura a un rovesciamento copernicano, sostenendo che l’Italia è «un punto di riferimento» per gli Stati Uniti davanti alla fragilità europea, il Paese a cui l’amministrazione Usa «si sente più vicina» in una comunanza «valoriale», «l’alternativa» al tandem che ha guidato fin qui l’Europa, da Parigi e da Berlino. Come si può vedere, dunque, siamo davanti a un’intesa ideologica ben più che strategica. È il sovranismo che si cerca, si riconosce e si raccorda tra le due sponde dell’Atlantico, destrutturando le alleanze tradizionali, mutilando le organizzazioni internazionali, minando quelle costruzioni sovrastatali politiche e istituzionali con cui tre generazioni nel dopoguerra hanno cercato di realizzare un sistema capace di garantire insieme la pace, la sicurezza e i diritti: per tornare al semplice rapporto di forza degli Stati nazionali, liberi di cercare qua e là la tutela dei loro interessi, senza un’idea, un’ambizione e una responsabilità dell’ordine globale dell’Occidente. In fondo, non è un caso se proprio questa parola è mancata nel vertice di Washington, perché è venuto meno il principio occidentale, sia per l’Italia sia per l’America, si è dissolto il concetto, che pure fa parte della nostra identità e dei nostri valori. Siamo diventati un Paese a-occidentale, condizione sterile perfetta per neutralizzare o depotenziare i valori liberal-democratici che sostanziano la democrazia in questa parte del mondo. Tanto che ci si può inchinare a Washington mentre si flirta con Mosca. Trump in questo è davvero il partner perfetto per Salvini, che si porta in tasca i Cinque Stelle, appagati dal dividendo marginale della loro predicazione gregaria anti-sistema. Un partner che suggerisce all’Italia un rapporto con l’America saltando per la prima volta insieme l’Europa e l’Occidente. Prima o poi si proverà a farci uscire dall’Europa. Per il momento accontentiamoci di essere fuori dall’Occidente, senza un dibattito parlamentare, senza una reazione nel Paese, senza una rotta. Senza che l’opposizione lo sappia.