Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
mercoledì 29 maggio 2019
martedì 28 maggio 2019
Problema di fondo
Fakelandia
No, no, no! La Fabbrica di Fakes capovolge ad arte la realtà per affossare ulteriormente gli ultra sconfitti delle europee. Non è il Cazzaro che da i trenta giorni come il giannini che tutti abbiamo dentro profetizza. È l’opposto: il Cazzaro teme che Di Maio stacchi la spina e non spingerà più di tanto su Tav e autonomia regionale. La ragione è semplice: se si va al voto il Cazzaro non potrà evitare l’abbraccio mefitico col Delinquente (che ha preso 500mila preferenze: grazie Italia!)
Ma la linea editoriale di questo fake club sta tutta nella foto a destra: il proprietario del quotidiano che spiega la grande sinergia con i francesi. Un eroe, un condottiero che non paga più le tasse nel nostro paese, il cui nonno creò miliardi di nero in conti offshore. Ecco l’essenza editoriale Made in Repubblica!
Pareri
La profonda delusione, la rabbia, verso il M5S di governo non ha premiato il Pd (che perde altri 110mila voti rispetto a Renzi nel 2018: altro che festa!), né i pezzi di sinistra (obbligatorio il ritiro a vita privata del ceto politico). I voti perduti (6 milioni in 14 mesi!) sono andati o nell’astensione (aumentata rispetto al record negativo delle Europee 2014) o alla Lega. Dovrebbe essere chiaro che fare gli scendiletto di Salvini non paga: perché gli elettori che approvano questa linea di sottomissione, scelgono poi direttamente Salvini. Mentre chi non approva non va a votare: nonostante le messinscena “sinistrorse” dell’ultimo mese. Questa mancanza di alternative al centro (occupato dall’invotabile Pd) e a sinistra (vuota come la coscienza di un banchiere europeo) dovrebbe dare ai 5S la forza di ribellarsi: meglio far cadere il governo sui princìpi (esempio: il Tav), che continuare a essere mangiati vivi. Poi bisognerà cambiare (dopo questa ecatombe!) il capo politico: e interrogarsi su come sceglierne un altro. Democrazia interna cercasi.
(Tomaso Montanari)
È la vittoria del variegato partito dei corrotti, cosa che non dovrebbe poi meravigliare più di tanto visto che in Italia sono la stragrande maggioranza. La parola “legalità” non ha diritto di cittadinanza nel nostro Paese. La sera di domenica nelle varie no-stop televisive i conduttori e soprattutto i commentatori non riuscivano a trattenere l’esultanza per il tonfo dei 5Stelle, mentre dalle finestre aperte delle ricche e borghesi case milanesi si udivano grida di trionfo, come dopo l’ultima nostra vittoria ai Mondiali di calcio, non tanto per l’exploit di Matteo Salvini quanto per la clamorosa caduta dei 5Stelle. Una buona mano l’han data le cosiddette sinistre attaccando per anni i grillini a spada tratta, con motivazioni molto profonde, basate soprattutto sui congiuntivi, e aprendo così la strada alla destra più becera, più antropologicamente razzista, più antisociale che si sia mai vista in Italia, perché anche il Fascismo un programma sociale almeno ce l’aveva.
(Massimo Fini)
lunedì 27 maggio 2019
E ancora
La forma di elevazione suggerita dagli antichi padri è la migliore: innalzarsi per veder meglio passato e futuro.
E allora, sforzandomi, cerco di portarmi fuori dai liquami, dalla fogna di questo periodo storico per capire, meditare, proporre: che vedo? Vedo un assembramento piuttosto squallido di sotterfugi atti a destabilizzare quello che agli occhi di tutti i liberi pensatori sarebbe dovuto essere un cambiamento epocale, la fine della vecchia politica, che poi di politica non aveva proprio nulla in sé visto che era affarismo, lobbismo condito da una dose massiccia di corruttela.
Uscivamo malconci dal periodo montiano dei sacrifici per tutti, tranne loro, e piombammo nell'Era del Ballismo, una ciurma di incapaci guidati da un Ebetino che promisero la Luna non riuscendo in seguito a garantire che qualche sassolino di dubbia provenienza.
Venne allora un ideale di totale rinnovamento, sfanculante macigni in apparenza inamovibili. Quel movimento che riuscì a divenire il primo partito d'Italia si espose ai fuochi incrociati di chi, professionalmente, vedeva in loro la fine della cuccagna supercazzolante.
Inesperienza, mancanza di decisionismo, protezione degli ideali fondanti l'essenza stessa dei Cinque Stelle ne hanno ieri decretato un ridimensionamento tanto eclatante quanto destabilizzante. Paga per tutti quella politica che ha cercato di essere anzitutto onesta, ligia ai doveri, ossequiosa delle regole, protettrice della classi meno abbienti. Ed è un'anomalia questa che deve necessariamente avere dei responsabili. In primis Luigi Di Maio che è stato incoronato capo politico del Movimento. Sono a lui ricondotte le scelte che hanno provocato la disfatta: mescita e conseguente liquefazione delle architravi su cui tutto si reggeva, dal rifiuto ad appoggiare politici indagati, alla questione dei migranti; dalla scelta di acquisire ministeri molto difficili, come quello del Lavoro dell'Industria, lasciando agli altri quello dell'Interno, una fornace di consensi senza nulla rischiare, un coacervo di spinte propagandistiche che ha trovato una pianura senza alcuna barriera atta a contenere l'espansionismo del Cazzaro Verde.
Invece che essere il primo partito a dettare le agende, si è verificato l'opposto, tra selfie e dichiarazioni tanto becere quanto destinate e recepite da allocchi impenitenti.
Salvini ha stretto in una morsa asfissiante tutte le risorse e le differenze del movimento, finito a far da comparsa all'Unno. Nel contempo la stampa ha continuato il suo lavoro di logorio ai fianchi, inventandosi palle clamorose, evidenziando notizie a dir poco insignificanti, sproloquiando contro i ministri del cambiamento, ridicolizzandoli, sbeffeggiandoli oltremodo. Media da sempre proni all'affarismo hanno consentito di far entrare nel pensiero comune, quello di tutti i giorni, l'idea, in parte vera, che gli aderenti al movimento fossero incapaci, inesperti, indegni delle cariche a loro affidate.
La maggioranza dei cittadini ha quindi optato per l'Uomo Forte, una voglia perennemente insita in molte menti italiche dai tempi del Pelato Guerrafondaio.
Quest'ingiusta manovra d'informazione ha agevolato oltre ogni previsione l'avvento del Cazzaro, ora primo partito con più del 34% di consensi.
Ribadisco quindi che Di Maio dovrà al più presto rassegnare le dimissioni da capo politico del movimento e il presidente Conte salire al Colle per la necessaria crisi di governo.
Non si può tergiversare, né far da sponda al Cazzaro Vincente. Si voli verso nuove elezioni lasciando il cerino acceso in mano ai leghisti. I quali dovranno nuovamente cercare l'abbraccio mortale con il Delinquente. Insomma: è l'ora della rinascita.
A botta calda. Ekkebotta!
In questa notte “pozzo nero” con la mancata iscrizione alla futura Champions e col tracollo, l’ecatombe del M5S, mancava solo che qualche cherubino discendesse dall’alto per sgranarmi qualche incisivo nel sonno!
Di primo acchito emerge da questa tornata elettorale il ritorno clamoroso dell’Uomo Forte che in queste lande va sempre di moda. Il Cazzaro Verde è il trionfatore di queste elezioni grazie ad un’astuta campagna propagandistica che lo ha portato a non fare alcunché al ministero per riempire i media di tutto quanto possa abbacinare menti e cuori vogliosi di riveder incarnarsi l’Uomo solo al comando.
Il PD di Zingaretti ha vinto senza colpo ferire. Gli è bastato allontanare l’Ebetino e tutta la sua corte per ritornare ad essere un partito decoroso e sopratutto serio.
Il M5S con queste percentuali da partito animalista paga la propria miscelazione identitaria: stampella al Cazzaro, indulgenza plenaria per ogni sua goffaggine, cambiamenti di pensiero, di visione politica, di umore in stile menopausa.
Il capo politico deve immediatamente rassegnare le dimissioni. Chi lo sostituirà non potrà far altro di staccare la spina a questo governo per andare a votare. Per una volta almeno Giggino prendi il boccino e sfancula l’abbraccio mefitico del Cazzaro! Intorno a te infatti, se ancora non te ne fossi accorto, han gruberato, gianninizzato oltre ogni misura perché ardono dalla voglia di riportare in auge la vecchia politica, quella che permette loro di riciclarsi, di favoleggiare, immersi nell’inamovibilità, al grido, che tra non molto riudiremo, di “è l’ora dei sacrifici per tutti!” Tutti noi naturalmente!
Adieu Gigì!
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