Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
martedì 14 maggio 2019
Pensiero libero
martedì 14/05/2019
Le idee in manette
di Marco Travaglio
Non so a voi, ma a me quest’arietta di censura mette i brividi alla schiena. Ci sono censure di serie A e di serie B, censure che tutti denunciano e censure censurate. O addirittura giustificate. Per esempio, non so se sia più preoccupante la mossa della direttrice di Rai1 contro Fabio Fazio, col taglio di tre puntate del lunedì di Che tempo che fa per far posto al povero Vespa, finora relegato nelle sole serate di martedì, mercoledì e giovedì; o le visite a domicilio della Polizia e ora pure dei Vigili del fuoco con tanto di gru per rimuovere striscioni anti-Salvini affissi ai balconi da cittadini comuni o i sequestri di telefonini ai passanti che fanno selfie beffardi col vicepremier; o ancora la chiusura di 23 pagine Facebook italiane, per metà filogovernative, accusate di non meglio precisate “fake news” e “messaggi di odio”. Sappiamo bene che, per Salvini, il problema sono le idee di Fazio e non il suo stipendio (previsto dal contratto stipulato dalla Rai renziana, dunque modificabile solo col consenso del conduttore). Ma, malgrado la gravità dello stalking quotidiano del Cazzaro Verde contro Fazio, è presto per parlare di nuovi editti bulgari, perché la sua scomparsa dai palinsesti è improbabile. Almeno finché la Rai sarà diretta da un indipendente come Salini.
Ma chi difende il diritto dei cittadini a esprimere le proprie idee, con striscioni, contestazioni, selfie, fischi su un politico che va per la maggiore? Siccome l’articolo 21 della Costituzione – che non risulta ancora abolito – garantisce a “tutti” il “diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”, dovrebbero essere le forze dell’ordine a farlo rispettare. Soprattutto quando il pensiero è critico verso il potere, visto che il diritto di applauso non è mai in discussione. Purtroppo le scene di agenti della Digos e financo pompieri ridotti a concorrenti del “Vinci Salvini” vanno nella direzione opposta. Franco Gabrielli ha un bel garantire l’imparzialità di tutta la Polizia: sarà credibile quando anche un solo agente che ha rimosso striscioni da abitazioni private o cancellato selfie da cellulari privati finirà sotto procedimento disciplinare per abuso di potere. Forse urge, per i funzionari e gli agenti che non l’hanno ancora capito, un corso accelerato sulla differenza fra la libera critica da difendere e i reati da prevenire e reprimere. Così la prossima volta, anziché prendersela con chi affigge striscioni o contesta il ministro, la Digos farà sfoggio di efficienza rimuovendo subito, non dopo tre giorni, il gazebo di CasaPound a Casal Bruciato.
Quello dinanzi alla casa della famiglia rom con due bimbi piccoli, minacciata impunemente di stupro e di morte. Anziché punire i fascisti quando fanno cose lecite, tipo pensarla come gli pare, aprire case editrici e pubblicare libri, sarebbe il caso di sanzionarli quando delinquono: minacciare gente inerme od occupare abusivamente suoli ed edifici pubblici è reato. Lo stesso principio vale per l’ultima retata Web di Facebook: chi fa apologia di reato o istigazione a delinquere e all’odio razziale via social va denunciato, fermato e oscurato per evitare la reiterazione dei reati; chi invece scrive ciò che pensa, anche scemenze contrarie alla logica, al buon senso, alla scienza, deve restare libero di farlo. Perché nessuno può ergersi a giudice della veridicità di una teoria o di un’idea o di una notizia, anche la più assurda e strampalata. Se la dice un giornalista, ne risponde all’Ordine (peraltro piuttosto elastico, visti i cazzari che ancora ospita). Ma se lo fa un passante, nessuno deve permettersi di imbavagliarlo. Se uno è convinto che la terra sia piatta, sono affari suoi; e, se ha dei seguaci, peggio per loro. Al massimo, si può suggerire a questi fresconi qualche sito di fact checking, ma guai a mettere le manette alle idee. Di censura in censura, si spalanca la strada all’oscuramento di tutto ciò che è stona dal pensiero unico autorizzato.
Chi stabilisce cos’è fake news e cos’è informazione corretta? Facebook, che fattura 40 miliardi di dollari proprio perché moltiplica i clic con la peggiore spazzatura? O il mitico “Gruppo alto livello per la lotta alle fake news” dell’Ue, con giudici come Gianni Riotta (quello che inventa una sentenza della Corte Suprema russa sul via libera alla polizia di sequestrare il cellulare a chiunque critichi Putin) e Federico Fubini (quello che inventa procedure d’infrazione Ue contro l’Italia mai deliberate e nasconde 700 bambini greci morti per salvare l’immagine della Troika)? Siamo seri. Su Fq Millennium abbiamo appena pubblicato un’antologia delle migliori fake news dei giornaloni nostrani, quasi tutte contro il governo (come se, per criticarlo, non bastassero le cazzate vere che fa): che fa Facebook, chiude pure le pagine social delle principali testate italiane? Fra l’altro, nessuno sa esattamente perché siano state chiuse quelle 23 pagine (anche se abbiamo scoperto che le fake news non c’entrano nulla). Avaaz, noto sito di cittadinanza attiva, ne aveva segnalate 104. Perché cancellarne solo 23, e perché proprio quelle e non altre? Mistero, salvo che per gli account falsi o col nome cambiato. E le pagine Fb di fake news a sostegno di FI e del Pd, altri noti produttori di bufale, chi le chiude? Spiega Luca Nicotra di Avaaz: “Fb non rende mai pubblico il motivo di una rimozione, a meno che non venga rilevata un’interferenza dall’estero. Quindi solo loro sanno perché hanno agito così. Devono essere più chiari e trasparenti. Molte delle policy di Fb sono vaghe”. Senza regole note a tutti, chiunque può ritrovarsi oscurato e non sapere il perché. “Siamo impegnati – ha detto un portavoce di Fb – a proteggere l’integrità delle elezioni nell’Ue e in tutto il mondo”. Ma va’ a ciapa’ i ratt.
Sogno o son desto?
“L’ira, si sa, è un vizio capitale. Ma lo sdegno è una virtù, tant’è vero che Cristo stesso non esita a impugnare la frusta contro i mercanti nel tempio e quella fatta di parole nelle sue denunce contro le ingiustizie e le ipocrisie. La capacità di indignarci viene risvegliata da queste parole di un giornalista e scrittore che può essere discusso nelle sue accuse, ma al quale non si possono negare passione e sincerità. Parlo di Massimo Fini, dalla cui raccolta di articoli intitolata Senz’anima ho tratto lo spunto per una riflessione semplice e necessaria. L’‘antico ribelle’ a cui egli rimanda è il protagonista della Congiura di Catilina dello scrittore latino Sallustio. Siamo nel I secolo a.C. e la prosa tagliente e scultorea mette in guardia contro l’appiattimento dell’opinione pubblica che si adatta a un consenso becero, senza coscienza e critica. Le teste diventano simili a giunchi che si curvano al passaggio del vento della propaganda e al predominio del potere pronto a diffondere i suoi luoghi comuni e i suoi messaggi espliciti o subliminali. Ha ragione Fini: bisogna alzare la testa dal proprio interesse immediato, snebbiare la mente dalla chiacchiera televisiva, liberare l’anima dalle banalità che la narcotizzano e ritrovare la coscienza, il pensiero serio e fondato, la morale coerente. Scrive ancora il giornalista: ‘Più dell’orrore mi fa orrore il nulla’”.
(Cardinale Gianfranco Ravasi)
PS: Alleluia! Alleluia! Alleluia!
lunedì 13 maggio 2019
La spiegazione
Spennati come al solito i turisti fedeli a Roma come mostra questo scontrino battuto il 9 maggio scorso.
Mancanza di controlli anzitutto o, probabilmente, connivenza tra chi controlla e chi scuoia stranieri.
Un hamburger a 25 euro e un cappuccino alla modica cifra di otto! Perché non chiudere un locale tanto blasfemo, civilmente parlando?
Unica attenuante: mangiare gli hamburger con il cappuccino dovrebbe comportare allo stesso modo una multa salata per attentato al decoro!
Orate pro loro!
Quelle parole...
"Apri un po' la tenda che almeno entra la luce, che me la voglio gustare prima del grande buio!"
Queste parole pronunciate da mio padre infermo a letto, mi hanno letteralmente sconquassato, quasi fossero coltelli raggelanti.
Il grande buio: l'incontro non procrastinabile con la nostra fine biologica, la paura, fobia, del successivo buio che non vedremo non potendo percepire più nulla. Chi crede è certo dell'arrivo della Luce, l'amica di sempre anche quaggiù. Chi non crede non teme il buio appunto, perché non lo si vedrà, percepirà. Il nulla o la pienezza di ogni cosa. Si possono equiparare? Se chiudo gli occhi che ricordo ho del tempo che c'era prima della mia nascita?
Nulla è mancanza, assenza. E il tempo prima non c'era. Esiste da quando ho emesso il primo vagito e se ne andrà allorché compirò l'ultimo respiro.
Il tempo dunque è volano di gioie e dolori. Fuori dal tempo il nulla è placido ed immoto. Il non essere per sempre è insignificante nella sua essenza più concreta, ossimoro in quanto il non essere è il vero nulla.
Se questo nulla sarà colmato dal Tutto, allora vorrà dire che le parole dei profeti erano vere. Viceversa se rimarrà Nulla sarà un vuoto pienamente colmante nell'istante scomparso dell'ultimo secondo vitale. Ogni essere cesserà di esistere nel tempo. Uscendo da esso tutto colmerà e nulla riempirà. Quello che ammiriamo lontanissimo, il buco nero, è profetico di quello che sarà: luce e tempo non entreranno nel nostro divenire. Placidamente o pienamente.
Credenze
Se in tutti questi anni abbiamo creduto alla parentela egizia di tale Ruby, se abbiamo gioito per l’annientamento dell’articolo 18 e dello schiavismo 2.0 mascherato da Jobs Act, ritenendole scelte di sinistra, allora non ci dobbiamo stranire oltremodo se a Palermo ieri alcuni psicopatici si sono riuniti nel nome del terrapiattismo (quanto mi piacerebbe parlare con loro dell’eclissi di Luna: esisterà un velo tondo per coprire il Sole?) Quello che sconcerta è il concetto che se questa folle teoria fosse stata supportata da media proni, se il piattismo portasse voti, assisteremmo ai latrati degli accalappiaconsensi, in primis colui che guida il partito dei 49 milioni rubati alla collettività rimborsabili in settant’anni. Con annessi tour organizzati per recarsi sul bordo del nostro pianeta piatto, con Gelmini e Carfagne al seguito dispensatrici del pensiero dell’Erotomane: “di tondo nell’universo c’è solo il lato B della gnocca!”
domenica 12 maggio 2019
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