domenica 21 aprile 2019

Auguri a tutti voi!


L’IMPEGNO DELLA PASQUA
Enzo Bianchi

Perché questa notte è diversa da tutte le altre notti?». Così l’altra sera il più piccolo di ogni famiglia ebraica ha aperto la serie di domande al cuore del seder pasquale, la liturgia domestica che fa memoria dell’uscita del popolo d’Israele dall’Egitto e dalla condizione di schiavitù. Diversa, radicalmente diversa perché notte dell’inaudito, del sogno sempre vivo del prevalere della libertà sulla schiavitù, della luce sulle tenebre, della vita sulla morte.
Purtroppo oggi i credenti sembrano ignorarlo, ma la Pasqua è una festa di liberazione: un gruppo di migranti nelle terre del Medio Oriente, accolti in Egitto dopo la loro corsa verso il pane, sono diventati ben presto schiavi, ma grazie alla loro fede nel Dio “ goel, liberatore”, sono usciti dall’oppressione del faraone verso una terra di libertà. Migranti erano dunque i nostri padri e in realtà in questa condizione — ripetono i cristiani — restiamo anche noi, sempre impegnati nell’incessante ricerca di una terra abitabile nella libertà, nella giustizia e nella fraternità.
Anche per questo, in un certo senso, ogni notte di Pasqua è diversa anche da tutte le notti di Pasqua che l’hanno preceduta nel corso dei secoli. Diversa non certo perché muta il mistero celebrato dagli ebrei e poi dai cristiani. Eppure ogni Pasqua è diversa perché è diverso ciascun credente che la celebra, diverso dai suoi fratelli e sorelle nella fede e diverso da se stesso nel mutare delle stagioni e degli anni. Più in profondità ancora, ogni notte di Pasqua è diversa anche perché diversa la società all’interno della quale i cristiani la celebrano, non solo per la differenza esistente tra Paesi in cui essi sono stati storicamente maggioranza e Paesi in cui sono minoranza più o meno esigua e più o meno osteggiata o perseguitata.
No, la diversità della Pasqua la ritroviamo anche nel profondo mutamento avvenuto negli ultimi decenni anche in Italia, Paese di antica cristianità in cui fino a poco tempo fa era semplicemente impossibile che ci si vantasse in pubblico di infrangere i comandamenti o di sconfessare impudicamente con discorsi e azioni di odio il messaggio delle beatitudini evangeliche. Invece ora, a seguito della crisi politica ed economica conosciuta da tutto l’Occidente e in particolare dal nostro Paese, si sono sviluppati risentimenti, rancore e cattiveria, fomentati e fatti emergere senza la minima vergogna: la povertà è diventata una colpa e gli esclusi, gli “ scarti”, gli emarginati sono diventati i “ delinquenti” da far sparire perfino dalla vista, numeri e non persone di cui diffidare e da cui difendersi.
Così un nuovo elemento di diversità si è imposto nella Pasqua del nostro Paese: la celebrazione del mistero della risurrezione diviene manifestazione della cura della Chiesa per il diverso. Mai sono mancati nella storia i testimoni della carità cristiana, ma i sofferenti verso i quali si chinavano erano quasi sempre appartenenti alla medesima comunità di fede, quindi sentiti e percepiti come “ nostri”. La voce di autorevoli pastori, a cominciare da papa Francesco, si leva con forza, anche a costo di sfidare un buon numero degli stessi cattolici praticanti, per non parlare di chi concepisce il suo essere cristiano come difesa identitaria di un campanile che sembra mandare solo lugubri rintocchi di resistenza a un nemico creato dall’immaginario collettivo. Occupa sempre più la scena una politica che non si nutre di cultura e non conosce nessun umanesimo ma è fatta di insulti, maldicenze, rozzezze che rendono impossibile ogni confronto.
Eppure, se c’è un elemento universale nel tempo e nello spazio dell’annuncio cristiano è l’equivalenza tra amore di Dio e amore del prossimo che si spinge fino all’amore per i nemici, se c’è un volto di Cristo che non muta nella storia è quello impresso in ogni essere umano sofferente o indifeso: il debole, lo straniero, l’orfano e la vedova, il malato, il carcerato, l’affamato e l’assetato, l’ignudo, in una parola “il diverso” o, con un termine ricorrente nel Vangelo, “il piccolo”. E, proprio in virtù di questa presenza del loro Signore nei più poveri, la Pasqua dei cristiani, sempre diversa, ha una tonalità immutabile: è festa di speranza per tutti, nessuno escluso, nessuno emarginato, nessun messo “ dopo” un “prima” che significherebbe “mai”.

Pasqua allora non può significare “ contemplazione”, memoria di eventi passati, ma richiede un impegno a quanti la celebrano: impegno a una indignazione efficace e a un sussulto delle coscienze che provochino una nuova resistenza di fronte alla cultura della discriminazione, della violenza, dell’illegalità. Il fatto che i cristiani, come singoli e come comunità, siano sovente gravemente mancanti nel testimoniare ogni giorno questa “opzione preferenziale per i poveri” non potrà mai giustificare lo stravolgimento del Vangelo e del messaggio della croce e della resurrezione, l’abusarne per brandirli come arma contro i diversi, gli altri, quelli che siamo sempre tentati di schiacciare pur di non occupare noi l’ultimo posto. L’apertura a chi fugge da fame e guerra, l’accoglienza dello straniero e del povero, il rispetto della dignità umana non sono solo iscritti nella legge del mare, nella Costituzione o nella Dichiarazione universale dei diritti umani: sono iscritti con parole di fuoco nel Vangelo stesso, sono il cuore del messaggio della Pasqua, della vita più forte della morte, della vittoria dell’amore.

sabato 20 aprile 2019

Effettivamente




Viva lo sfottò!



Ah però!


sabato 20/04/2019
Si chiama crisi

di Marco Travaglio

Chiamiamo le cose con il loro nome. Nel breve volgere di una settimana, il vicepremier Matteo Salvini ha, nell’ordine: delegittimato il premier Giuseppe Conte, impegnato in una difficilissima mediazione diplomatica sulla guerra in Libia, facendo incontri paralleli con rappresentanti libici e non; impartito direttive sulla panzana dei “porti chiusi” ai vertici militari e costringendo lo Stato Maggiore della Difesa a spiegargli con un’inedita nota scritta la corretta linea gerarchica Quirinale-Palazzo Chigi-Difesa-Esercito, escluso dunque il Viminale; tentato di commissariare i sindaci di tutta Italia con una sgangherata direttiva ai prefetti che ne aumenta i poteri in caso di non meglio precisate “denunce” di “illegalità” (escluse, immaginiamo, quelle dei leghisti); aggredito con assalti quotidiani la sindaca della Capitale, Virginia Raggi, fino alla ridicola richiesta di dimissioni per il ridicolo “caso” montato da ridicoli giornali (tutti) sul bilancio farlocco dell’Ama, bocciato dal collegio sindacale e da tutte le istituzioni preposte a valutarlo, dunque sacrosantamente respinto dal Campidoglio; difeso a spada tratta la permanenza al governo del pluri-impresentabile sottosegretario Armando Siri, che ha patteggiato 1 anno e 8 mesi di carcere per bancarotta fraudolenta e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, ed è di nuovo indagato per presunte tangenti da un socio occulto del prestanome di Messina Denaro, in cambio di una norma su misura per una sua società; annunciato il no della Lega a una misura già concordata in Consiglio dei ministri per la fine della gestione commissariale del debito di Roma (13 miliardi di buco accumulati dagli anni 50 al 2008 dalle giunte di pentapartito, di sinistra e di destra, e dirottati in una bad company da B. e Alemanno, cioè da FI, An e Lega), che farà risparmiare ai romani e al resto degl’italiani centinaia di milioni rinegoziando gl’interessi con le banche.

Questa escalation di smargiassate e gaglioffate da guappo di cartone ha un solo nome: crisi di governo. “È fattuale”, come direbbe il Feltri di Crozza. Qui siamo ben oltre le punzecchiature fra alleati, le sparate propagandistiche (come l’irrealizzabile Flat Tax) e le rivendicazioni delle proprie specificità tipiche delle campagne elettorali nei sistemi proporzionali. Quella di Salvini è una lucida e cinica strategia per schiacciare il partito di maggioranza relativa, i 5Stelle, mentre si riprendono anche mediaticamente il ruolo loro affidato dagli elettori il 4 marzo 2018. Il vicepremier sabota sistematicamente il governo. Straccia il contratto di programma.

E distrugge quel poco di buono che potrebbero ancora a fare i giallo-verdi per affermare che l’Italia è cosa sua e mascherare il suo nervosismo. Da un mese l’avanzata della Lega nei sondaggi s’è fermata, anzi molti la danno in discesa. E lo scandalo Siri, che poi è lo scandalo Arata, dimostra plasticamente i virus introiettati da quel vecchissimo partito finto-nuovo che è la Lega imbarcando il peggio dell’Ancien Régime e del Partito degli Affari, dalla Sicilia in su. Arata, sul Carroccio, non l’ha portato la cicogna: l’ha portato Salvini. Gli ha fatto scrivere il programma leghista sull’energia in barba al suo clamoroso conflitto d’interessi; ha tentato di piazzarlo all’Authority per l’Energia; gli ha fatto sistemare da Giorgetti il figlio Federico (amico di Bannon) al Dipartimento programmazione economica, gli ha regalato un potere abnorme che lo autorizzava a sponsorizzare Siri come sottosegretario e poi a commissionargli una norma ad (suam) aziendam. Ora, nel tentativo disperato di dirottare altrove l’attenzione generale, Salvini chiede in combutta col Pd la testa della sindaca eletta dal 67% dei romani, con l’aiuto della stampa amica e di quella finto-nemica. Purtroppo per lorsignori, la Raggi non ruba. E più escono le sue chat e le sue conversazioni, più si scopre che dice in privato ciò che dice in pubblico. Ma ancora una volta viene usata da tutti come arma di distrazione di massa: dalla Lega per nascondere Arata e Siri; dal Pd per far dimenticare Zingaretti indagato per finanziamento illecito, la giunta umbra dei concorsi truccati e tante altre vergogne; da Forza Italia per occultare Forza Italia; e dai giornaloni (anche de sinistra) per fare pari e patta tra il finto scandalo Ama e i veri scandali dei vecchi partiti.
Il 16 maggio 2018, in una leggendaria diretta Facebook, Salvini magnificava “le bellezze di Roma” e aggiungeva entusiasta: “E non ci sono buche, almeno qua dove sono io!”. Una ridicola captatio benevolentiae al futuro alleato di governo, con cui stava trattando per il Contratto: possibile che scopra le buche un anno dopo, quando sono pure diminuite per la partenza di molti cantieri stradali? È chiaro come il sole che Salvini vuole arrivare alle Europee con i 5Stelle sotto le scarpe, pronto a mollarli subito dopo per andare al più presto alle elezioni anticipate. La sua ascesa si sta esaurendo e attendere altri mesi, per un bulimico da social e da sondaggi come lui, sarebbe esiziale. Se non ufficializza ancora la crisi, è solo perché non saprebbe come spiegare agli italiani la caduta di un governo col 60% di consensi che, senza alternative, getterebbe l’Italia nel marasma in un momento tanto delicato. Spetta dunque ai 5Stelle e al premier Conte rompere gli indugi, evitare altri compromessi al ribasso e sfidare Salvini a viso aperto: o libera il governo dalla presenza inquinante di Siri (e la Lega, se può, dei vari Arata), vota la norma taglia-debito di Roma e riprende a collaborare lealmente (sempreché conosca il senso dell’avverbio) con i partner che s’è scelto 10 mesi fa, oppure è lui ad aprire la crisi. E sarà lui a dover spiegare ai fan perché, fra l’Italia e gli Arata, sceglie i secondi.

Così, per caso...



Silenzio si gira!


Altisonante, fuorviante, deprimente, irriverente, sconosciuta, mal sopportata, commercializzata, idealizzata, soffocata. Anche quest'anno la festa principale dei cattolici ha la valenza di quella precedente. In questo giorno di silenzio, di solitudine, di sapore amaro cerco appigli, spuntoni per essere parte, minimamente,  dell'Evento. Mi è difficile, tremendamente difficile, sentendomi come un allocco avviluppato dalle onde alla ricerca frenetica di uno scoglio a cui aggrapparmi. 
Solitudine inappropriata, ondivaghi moti ondosi, fluorescenze, increspature: sono loro, in questo sabato santo, a governar la povera imbarcazione. Il pensiero mi è pesante come l'attesa, la compartecipazione asfittica. Resto distante, ignaro con la pigrezza datami in dote all'inizio del viaggio. 
Il comparar rende difficile ogni movimento, il lessico vien meno. Effluvi di parole, di riti ovvi privi di alcun nettare sensato. 
Attorno al fulcro ruota tanto squallore, le ceste sono vuote, l'aridità galoppa su un destriero indomito. 
Non resta che guardare, nel silenzio mai amato come oggi. 
Forse un rivolo, una brezza s'insinuerà nelle fredde rocce dell'ingordigia altalenante, forse un bagliore ne attirerà l'attenzione, l'accensione del dinamico riflettere su se stessi, avendo nello skyline quel corpo inanimato, l'indicibile alla portata di povere menti e di cuori tanto sofferenti da essersi trasformati in amebe, qual è il mio. 
Quel che conta è risollevarsi. Se solo potessi trovar agio ed energie nel raddrizzarmi ecco si, ne sono certo, l'energia della roccia accogliente forse mi permetterebbe di compartecipare, di sentirmi rinato, svolazzante sulle tante miserie opprimenti, create ad hoc per prostrami in questo insano modo. 
Si, godo di questo silenzio, potrei pure fremere per l'attesa! 
Hanno sempre detto che sia anche per me, come per tutti. 
L'inconcepibile è parte di noi. In questo impercettibile tepore, nella solitudine ne odo la conferma. Basta poter sollevare fronzoli, fregnacce, stagnanti ipocrisie. 
Forse è anche per me. 
Sperando che s'avveri e s'avverta cerco di sparigliare insane abitudini e, concentrandomi oltremodo, vi formulo in semplicità gli auguri. Che possiate fremere di gioia vera. E pura.  

venerdì 19 aprile 2019

Pur di vendere



Il pseudogiornale del decotto Feltri raggiunge vette inimmaginabili per poter strappare la vendita di qualche copia in più! 
Al di là che Greta possa essere simpatica o meno, che senso ha aprire a otto colonne solo per il tentativo di emergere dalla melma dentro la quale è affondato questo giornaletto? 
Possibile che non vi sia nessuno in grado di frenare tanta caduta di stile dal sapore psichiatrico? 
Tenta pure di fare il simpatico con "Vieni avanti Gretina" rasentando un'idiozia difficilmente riscontrabile altrove. 
Fermatelo, o almeno consigliategli uno bravo da cui andare! Ammesso che esista.