domenica 24 marzo 2019

Dove ti porta il vento


L’anemometro del Cazzaro Verde ha segnalato che il vento soffiava in direzione del dubbio riguardo agli accordi economici con Xi il cinese e subito, come la sua stolta politica gli impone, si è smarcato prevedibilmente per rimanere, algido e marmoreo, in sella all’allocchismo nostrano, come se da queste parti non si fossero mai stretti patti con despoti, tiranni e squali famelici. Come se non fossimo mai andati ad adulare sceicchi in paesi dove la donna è equiparata socialmente ad un cammello, come se mai avessimo stretto accordi con illiberali, vendendo loro, come nel caso dei sauditi, stock di mine antiuomo. 
Eppure né il Cazzaro né alcun giornalone eccepirono alcunché in merito a strette di mano grondanti di sangue. Ora che l’occasione viene proposta dal movimento, nascono spontanei ovunque dubbi, critiche e tentativi di frenare quest’occasione per esportare il Made in Italy nel più grande paese del globo, e quello che sgomenta di più è che lo si faccia per non irritare l’Imbelle Boy americano, coacervo di stupidità, illiberalità, sopruso e razzismo. Ma l’anemometro del Cazzaro Verde non bada a sottigliezze: la maggioranza degli innumerevoli allocchi diffida dei gialli, spasimando per il platinato con lo scoiattolo in testa. Senza indugi, senza remore l’ondivago beniamino delle folle subitaneamente ha avvallato la protesta già falsata in partenza dagli eventi precedenti. Ed oggi in Basilicata è già pronto per lui l’ennesimo trionfo, senza che nessuno nel movimento trovi coraggio e saggezza per sfanculare lui e il suo anemometro.

sabato 23 marzo 2019

Sulla soglia


Vi capita mai di sentire un'onda anomala sconquassante precisi dogmi, convinzioni, beltà conquistate a caro prezzo e custodite allo stesso modo del metro primario a Parigi?

A me capita, non di rado ma capita. Emergono consapevolezze di tempo perduto, conseguenze di ignoranza atavica ed irrecuperabile, che so: non potrò più apprezzare i classici greci, i testi latini, la filosofia, Aristotele, Plutone. Non riuscirò più da qui alla discesa dal treno comune ad avere una personale opinione sui pensatori, sui movimenti di pensiero dal rinascimento in poi. Non mi delizierò nel confrontare opere somme a causa della deprecabile formazione allor quando allontanai da me i piaceri dello studio, della critica, dell'approfondimento culturale. 
Non potrò sorridere appieno delle cazzate issate a dogmi del mio tempo e, conseguentemente, soprattutto non sarò formato in modo e al punto da accettare l'ineluttabilità, lo squagliarsi della mia mente, l'affaticamento nel ragionamento, la sensazione di solitudine, di inutilità, lo scartamento del canuto, la sua riposizione nel ripostiglio comune ove incuria ed insensibilità la fanno da padroni. 
Penso e credo questo: la formazione, l'onnivora voglia di sapere, la curiosità, il piacere di leggere, acquisire, inglobare, la forza scaturente dall'apprendere, dal discernere, dal confrontare sono essenziali solo per una giusta causa: accettare la natura, il ciclo, l'evaporazione del tutto. Essere parte di un piano, di qualcosa che vive ed incombe, versando e riversando olio sugli ingranaggi per il rollio proprio dell'avvicendarsi di eventi, ritorni, fatti; compreso il dissolvimento non fine a se stesso ma per la causa comune: la Vita.    

Momenti e conforti


Ci sono momenti in cui mi pervade un disagio del tipo “forse sto esagerando, forse vedo malvagità ovunque perché qualcosa sta cambiando in me, tipo le credenze che nessuno parrebbe condividere. Vuoi vedere che in fondo in fondo la stampa infima, prona e pagliaccia, gli allocchi, gli evidenziatori di ramoscelli con la trave negli occhi, la convinzione che molti siano stati presi per lustri per il culo senza accorgersene, la manipolazione culturale, Ruby, i genitori ai domiciliari trasformati in vittime per presentare un libro, le tangenti alla mafia, i programmi tv stordenti per ammutolire le masse, vuoi vedere che sono tutte fregnacce e che tra non molto  comincerò a parlare di strisce chimiche, di terra piatta e a non mangiare più uova?“
Poi per fortuna arriva lui...

sabato 23/03/2019
Un nemico del popolo

di Marco Travaglio

“Ache ti serve avere ragione se non hai il potere? A che ti serve la verità se il popolo non la vuole?”. “Il popolo non ha bisogno di idee nuove, semmai ha bisogno di idee che ha già”. “Siamo tutti d’accordo che, sulla faccia della terra, gli imbecilli costituiscono la maggioranza”. Sono i dialoghi paradossali e provocatori di Un nemico del popolo di Henrik Ibsen, portato in scena in questi giorni al teatro Argentina di Roma da Massimo Popolizio, nei panni del dottor Stockmann, con Maria Paiato in quelli maschili del di lui fratello, sindaco corrotto di un piccolo centro termale della Norvegia. La pièce è del 1882, ma potrebbe essere di stamane, se oggi esistessero drammaturghi di quel rango. Stockmann, medico delle terme che reggono l’economia locale, scopre che le acque “curative” sono un focolaio d’infezione, inquinato dai liquami delle concerie del suocero. E, analisi chimiche alla mano, informa il giornale cittadino, La Voce del Popolo, perché lanci l’allarme, e il fratello sindaco, perché chiuda l’impianto per tre anni e avvii i lavori per la bonifica e per le nuove condutture. Ma il sindaco mette tutto a tacere, per non perdere i soldi dei turisti. Con la complicità del giornale, edito dal capo dei costruttori e benpensanti (“mi agito per la temperanza”) e diretto da un suo degno servo, ovviamente cultore della “libera stampa”. I tre occultano le analisi, tappano la bocca al “nemico del popolo” e gli montano contro l’“opinione pubblica” con una campagna di stampa e propaganda di calunnie e slogan a presa rapida: lo “sviluppo”, il “lavoro”, il “ceto medio” e la riduzione delle tasse (“noi non mettiamo le mani nelle tasche dei cittadini”). E tanti saluti all’ambiente, alla salute e alla scienza.

Mancano soltanto il “Partito del Pil”, il “ce lo chiede l’Europa”, lo “Sblocca-cantieri”, la marcia delle “madamine”, le fantomatiche “controanalisi costi-benefici” per smentire i prof allarmisti alla Ponti, ed ecco servita con 137 anni d’anticipo la tragicomica campagna pro Tav degli ultimi mesi. Sulle terme inquinate di Ibsen come sul mega-buco inquinante in Val Susa, la “maggioranza” è assolutamente digiuna. Attende lumi dalla politica, dalla stampa e dalla scienza (“Perché dovrei votare anch’io che non so niente e non ci capisco niente?”). Ma, se la politica è corrotta, la stampa asservita e la scienza tacitata, l’opinione pubblica diventa “una massa di organismi in forma umana” pronti a tutto, anche a benedire chi li avvelena e a maledire chi vuole salvarli. Così vince l’omertà, opportunamente propiziata con amorevoli consigli (“sappiamo dove abiti”, “te la diamo noi la medicina…”).

l caso ha voluto che la prima nazionale di questa satira feroce sulle degenerazioni della democrazia andasse in scena proprio a Roma mercoledì, poco dopo l’arresto del presidente dell’Assemblea capitolina. Dunque, in sala, oltre a tutti i rimandi che il profeta Ibsen lancia a un’attualità che non può conoscere (la guerra delle opposte fake news, il caso Ilva, il Tav e le grandi opere dell’alta voracità), il pensiero correva spesso a quel che accade tra Campidoglio, Procura e redazioni dei giornali.
Abbiamo già segnalato l’immonda campagna contro la sindaca Raggi, sempre uscita pulita anzi estranea da ogni inchiesta e processo, e ritirata in ballo a sproposito dopo l’arresto del suo più acerrimo avversario; e contro l’assessore Daniele Frongia, mai accusato da nessuno di aver preso soldi o favorito chicchessia, prossimo all’archiviazione dopo che era stato iscritto mesi fa per “atto dovuto” in una vecchia indagine su storie di curricula chiesti da Parnasi, totalmente separata dal caso De Vito e dal caso stadio. Anche ieri si leggevano titoli falsi come Giuda che dovrebbero interessare l’Ordine dei giornalisti, se servisse a qualcosa. “Il cerchio si stringe sulla Raggi. Indagato pure il suo assessore”, “Anche Frongia indagato. Cade il teorema dell’unica mela marcia”, “Cade il sindaco-ombra sempre vicino a Virginia” (il Giornale dei pregiudicati Silvio e Paolo B.), “Stadio della Roma. Indagato Frongia, fedelissimo di Raggi, accusato di corruzione. L’inchiesta ha già portato in carcere De Vito” (La Stampa, che scambia la nuova inchiesta con una vecchia avviata all’archivio), “Di Maio chiama la sindaca: ‘Così danneggi il Movimento’” (ibidem: “così” come, visto che non è accusata di nulla?). “Indagato Frongia. E ora la Raggi balla davvero. Il fedelissimo della sindaca avrebbe accettato favori da Parnasi” (il manifesto: quali favori?). “Ciclone giudiziario su Raggi” (Corriere della Sera: un tale ciclone che la Raggi non deve rispondere di nulla, e lo stesso Corsera, in piccolo, precisa che per Frongia “si parla di archiviazione già lunedì”). “Frongia, fedelissimo di Raggi nella rete della corruzione”, “La giunta Raggi sotto accusa”, “La cricca grillina” (Repubblica: poi, in caratteri lillipuziani, “la Procura si appresta a chiedere l’archiviazione”), “Assessore indagato, Raggi trema”, “Ascesa e caduta di Daniele”, “Stadio, indagato Frongia” (Messaggero: non è per lo stadio, ma fa lo stesso).
Cioè: tutti sanno benissimo, e lo scrivono pure di straforo, che Frongia non ha fatto nulla, è stato iscritto mesi fa per essere sentito con la tutela dell’avvocato, nessuno lo accusa di aver preso uno spillo in soldi o favori, e i pm hanno già chiuso il suo caso, mandando altri 19 indagati al gip per il rinvio a giudizio. Ma per Frongia la regola è: i titoli separati dai fatti, ma persino dagli articoli. E alla svelta: se si attende un altro paio di giorni, poi arriva l’archiviazione e non si può più titolare sulla “caduta” dell’assessore “corrotto” e “mela marcia” della “cricca” Raggi. È così che la “libera stampa” forma ed educa la “maggioranza” e l’“opinione pubblica” contro i “nemici del popolo” nel 2019.

venerdì 22 marzo 2019

Raggelante


Le parole di Ettore Gotti Tedeschi, pronunciate giorni fa durante un servizio delle Iene, un programma che non seguo mai, inquietano e raggelano, riportando alla memoria un accostamento tra il malaffare e l'istituzione chiamata Santa Sede, tanto eclatante, inspiegabile, inarrivabile, da essere rimosso nella coscienza di molti. Come non ricordare infatti le gesta diaboliche di Marcinkus ai tempi di Paolo VI e Wojtyla, che ne negò l'estradizione? 

Chiariamoci: è entrato nel comune senso di impudicizia il fatto che un cardinale economo tesse rapporti con la mafia, facendo girare una quantità di soldi inaudita, speculando come un micidiale uomo d'affari in ogni dove, senza alcuna remora morale. Lo Ior riciclava soldi sporchi e molti utilizzavano i conti correnti vaticani per evadere tasse ed occultare fondi neri. 

E' un dato di fatto, l'impensabile si materializzò dietro a quelle mura. 

Passiamo al Monte dei Paschi di Siena, alle lugubri vicende ad essa legate. Al quel suicidio, ipotizzabile omicidio, di un suo dirigente; alle vicende legate alle vicende inenarrabili ruotanti attorno alla banca senese. 
Ettori Gotti Tedeschi, intervistato così racconta di quegli anni:

E perché la fondazione Mps potrebbe avere quattro conti correnti accesi presso lo Ior?", chiede Monteleone. "Sono tangenti, mi pare evidente", risponde il banchiere. "Se dice tangenti penso alla politica", lo incalza la Iena. "È evidente! Ma nessuno le confermerà l'esistenza di quei conti, perché lì c'era di tutto! Qua si tratta della Curia vaticana. Lì dentro c'era tutto quello che lei non può immaginare. C'erano delle persone che in un secondo cambiavano le intestazioni di tutti i conti. Un sistema che non permetteva a nessuno, se non alla Cupola, di risalire ai conti. È molto probabile quindi che quei conti ci fossero. Stavo per perdere la fede".

"Quando dice che la Curia vaticana le stava facendo perdere la fede...", gli fa eco Monteleone. "Anche La vita!", lo interrompe Gotti Tedeschi. "La Curia vaticana può commissionare un delitto secondo lei?". "Ci sono persone all'interno che non mi meraviglierebbe per niente se lo facessero. Dove c'è il bene c'è sempre il male. Nella Chiesa si perpetrano cose che non si dovrebbero neanche immaginare".

Il Male quindi ha albergato allegramente nel Vaticano e ancora oggi sacche importanti di quei luoghi agiscono senza nessun sentimento riferibile al cattolicesimo. 
Sono e saranno difficilmente estirpabili. Interagiscono tra loro non curandosi del giudizio che verrà. Sempre che ci credano naturalmente! 

Parlar chiaro



Questo è parlare con chiarezza e dignità!

venerdì 22/03/2019
Guerre stellari

di Marco Travaglio

Ci sono due modi di affrontare la notizia dell’arresto di Marcello De Vito, presidente M5S dell’Assemblea capitolina, per corruzione. Il primo è quello dei partiti e dei giornali al seguito: evviva, anche i 5Stelle (uno in dieci anni, per la verità) rubano; ma, siccome parlano di onestà mentre gli altri se ne guardano bene, le loro corruzioni sono infinitamente più gravi di quelle degli altri; anzi, se ruba un 5Stelle, allora le centinaia di ladri degli altri partiti sono scagionati o autorizzati a rubare; infatti degli scandali del M5S si parla per settimane, mentre di quelli degli altri nemmeno per un giorno. Il secondo è quello di chi vuole capire ciò che accade e possibilmente trovare antidoti per evitare che si ripeta. E quegli antidoti, quando la disonestà è un fatto individuale, non di sistema o di partito, come emerge dalle accuse a De Vito, sono difficili da trovare. Ma passano necessariamente attraverso meccanismi più severi ed efficaci nella selezione della classe dirigente. Abbiamo spesso massacrato i 5Stelle per la loro selezione a casaccio. E confermiamo: le autocandidature votate online, senza una preparazione in apposite scuole di politica e di amministrazione, possono premiare persone di valore come pessimi soggetti. La regola dei due mandati, utile per evitare le incrostazioni di potere e i compromessi per comprarsi la rielezione in saecula saeculorum, può diventare addirittura criminogena: chi è privo di scrupoli, se ha poco tempo, lo impiega per arraffare tutto il possibile.

Contro le mele marce insospettabili (se il resto del cestino è sano), non c’è che la repressione: i casi De Vito si scoprono soltanto con più intercettazioni, anche per reati che ora non le prevedono (finanziamento illecito, abuso d’ufficio, falso in bilancio), e con gli agenti infiltrati introdotti dalla Spazzacorrotti che offrono mazzette e testano l’integrità dei pubblici amministratori. Poi, certo, i partiti devono controllare i loro dirigenti, eletti e amministratori. Ma non solo i 5Stelle: tutti. Chi se la ride per De Vito, fingendo di dimenticare i mille supermegamaxidevito che ha in casa (e si guarda bene dall’espellere), ricorda come un mantra le culpae in eligendo della Raggi e dei 5Stelle con Marra e Lanzalone, dovrebbe spiegare ai cittadini i propri criteri di selezione. Che non sono neppure casuali come quelli pentastellati: sono molto peggio, perché sono scientifici. Come quelli del bar di Guerre stellari. Lasciamo perdere il centrodestra, che s’è appena visto condannare il suo ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, a 6 anni, per tacere di tutti gli altri arraffoni del giro Buzzi&Carminati.

Ma Walter Veltroni? È una brava persona ed è stato un buon sindaco: ma come fu che, al suo fianco, spuntò Luca Odevaine, che rubò per anni a man bassa con quelli di Mafia Capitale? E Beppe Sala? Da tutti additato come un sindaco modello, non ha quasi mai azzeccato un collaboratore. Quando dirigeva Expo 2015, si vide portar via uno dopo l’altro tutti i suoi fedelissimi, senza mai accorgersi di nulla: il suo braccio destro Angelo Paris, arrestato con la cupola degli appalti; il suo subcommissario Antonio Acerbo, responsabile del Padiglione Italia e delle vie d’acqua, arrestato con Andrea Castellotti, facility manager di Palazzo Italia; Antonio Rognoni, capo di Infrastrutture Lombarde, arrestato; Pietro Galli, promosso a direttore generale vendite e marketing malgrado una condanna per bancarotta (poi segnalata, invano, da Cantone); Christian Malangone, dg di Expo, condannato. Siccome il talento va premiato, Sala divenne sindaco di Milano e anche lì si dimostrò un talent scout da far impallidire dieci Raggi: nominò assessore al Bilancio e Demanio il suo socio in affari Roberto Tasca; promosse segretario generale Antonella Petrocelli, imputata per turbativa d’asta, poi in cinque giorni fu costretto a revocarla; come capo di gabinetto, chiamò senza gara l’avvocato Mario Vanni, tesoriere del Pd milanese, con stipendio da dirigente, poi purtroppo si scoprì che non aveva i requisiti dirigenziali richiesti dalla legge Madia per ricoprire l’incarico (poco male: il supersindaco si tiene anche il vecchio capo di gabinetto di Pisapia, col compito di firmare gli atti che Vanni non può firmare).

A Roma, poi, non c’è solo “il modello Raggi a pezzi” (il titolo di Repubblica sull’arresto dell’acerrimo nemico della Raggi). Ci sarebbe pure, anche se nessuno se n’è accorto, il governatore del Lazio e neo segretario del Pd Nicola Zingaretti indagato per finanziamento illecito e ancora in attesa di archiviazione per falsa testimonianza al processo Mafia Capitale. E nel caso Parnasi-Lanzalone, gli unici politici imputati sono due di FI (l’ex vicepresidente del Consiglio regionale Adriano Palozzi e il capogruppo in Comune Davide Bordoni) e uno del Pd (l’ex assessore regionale Michele Civita), mentre sono indagati il tesoriere della Lega, Giulio Centemero, e quello del Pd renziano Francesco Bonifazi. Nessuno dei quali, diversamente da De Vito, risulta espulso dal suo partito. Né tantomeno arrestato, ci mancherebbe. Intanto il dibattito sulla classe dirigente 5Stelle prosegue. Dal bar di Guerre stellari.

Ps. Ieri il sito de La Stampa apriva l’homepage sull’assessore Daniele Frongia indagato perché Parnasi gli chiese consiglio su un giornalista capace per il suo ufficio stampa e lui glielo diede, con questo titolo: “Mazzette a Roma: indagato l’assessore Frongia, fedelissimo della sindaca Raggi. Le intercettazioni: ‘Due anni per far soldi’” (né Frongia, né tantomeno la Raggi, c’entrano nulla con storie di mazzette e di soldi). È la stessa Stampa che mercoledì aveva nascosto la notizia di Zingaretti indagato in un francobollino a pagina 10. Vergogniamoci per loro.