giovedì 21 marzo 2019

Ma come faccio?

Perozzi:
suvvia non ci pensare
vuoi venire a prendere una boccata d’aria? Eh?

Melandri
No

Mascetti
Vuoi che ti portiamo a far pipì?

Melandri
No

Perozzi
Che si potrebbe fare per fargli passare… lo so!
Si va alla stazione

Tutti:
giusto!
Buona idea!

Mascetti
È quello che ci vuole

Sassaroli:
a far che alla stazione?

Perozzi
Te un ti preoccupare
Piuttosto dacci una mano a convincere il melandri

Sassaroli
E che ci vuole a convincerlo?
Caro melandri, ascolta bene il parere di un clinico:
(lo prende sottobraccio e lo aiuta ad alzarsi)
Diagnosi: una donna così tu non la reggi

Melandri
No

Sassaroli
Ora:
scaricala!

Melandri
Ma come faccio

Sassaroli
Te ne vai
Piano piano
(e lo spinge fuori)

Tutti
Ma certo

Sassaroli
Passo passo

Mascetti
Il soprabito?

Melandri
È su in camera

Sassaroli
Lascialo stare
Andiamo sccccc

Melandri
Ma come la affronto?

Mascetti
Ma che te ne frega?

Melandri
Che le dico?

Mascetti
Niente, te ne vai e non ti fai più vedere

Melandri
Ma loro come fanno?

Perozzi
Viaa, bella com’è un altro bischero lo ritrova subito

Melandri
(mentre attraversa la porta si ferma si volta)
Ma io l’amoooo

Tutti
Sccccccccc

Necchi
Zitto ti sente

Mascetti
Queste sono cose secondarie senza importanza
Necchi

Ma poi ti passa
Sassaroli

Anch’io ho sofferto
Ho sofferto come un cane per quasi tre quarti d’ora!!
Cammina!

Mi è entrata in cervice questa maestosa scena di "Amici miei", e sento che sta macerando, offuscando quello che forse con troppa megalomani battezzai come ideale. 
Non è certo l'arresto di quel poveretto a capo del parlamentino romano ad avermi insufflato l'insana, per ora, voglia di andarmene, lasciando pure il cappotto, dal movimento. 
Questa scena è entrata prepotentemente allorché a Taranto con l'accordo con quella società indiana, la fucina dei tumori, soprattuto nei bimbi, che chiamiamo comunemente Ilva ha continuato e continuerà ad assassinare la popolazione. 
Sono infatti vicinissimo a Rita Corvace, splendido e fulgido esempio di correttezza, di ortodossia con il pensiero comune. Rita ha annunciato che il M5S non avrà più nessuno nel comune di Taranto; le sue parole costituiscono un architrave su cui sperare un rapido e perentorio cambiamento, un'inversione prima che il baratro inghiottisca chicchessia: 
"Taranto - dice la Corvace - è la città in cui mi sono ammalata di cancro, causato dall'inquinamento industriale. Per questo ho voluto impegnarmi per migliorarla. Ho creduto che il M5S fosse la strada giusta, ma ora non rappresenta più le istanze dei cittadini".
Queste parole mi hanno fatto sentire la mano del Sassaroli spingermi verso l'uscita, piano piano, silenziosamente lasciando pure il soprabito al piano di sopra.
E il nobile gesto di ieri delle senatrici Nugnes, Fattori e La Mura, votanti contro la negazione al processo del Cazzaro Verde, suggellano, alimentano questa spasmodica voglia di dar retta al prof, abbandonando quella speranza oramai sopita, devastata dal patto scellerato con i restitutori dei milioni trafugati in settant'anni.
Sassaroli però una cosa te la devo dire: ammesso che esca sono fermamente convinto di non andare da nessun'altra parte. Basta con questo interessamento all'azienda politica, fulgido esempio di come le supercazzole possano permettere a molti di vivere nell'agio, inchiappettando la massa, che siamo noi. 
D'altronde le strade sono, per fortuna due: quella violenta, giammai, e una specie di anarchia domestica, un disinteressamento satirico, un rifiuto a partecipare a quelle comiche annuali chiamate elezioni. 
Disinteressarsi perché i giochi, i sotterfugi, gli accordi, le manovre, i laidi occhieggianti abbracci, sono e saranno sempre già fatti, conclusi. 
Se riesci infatti a togliere il lardo, l'occlusione mediatica, lo spesso velo avvolgente l'attuale modo di far politica, t'appare ovunque un modus operandi da staterello dittatoriale: un professionismo di pochi sempre pronti a cambiar casacca, carro, amicizie, concetti solo ed esclusivamente per fini personali e di casta. Un sistema perfezionato fin dai tempi del "gobbaccio" di stampo delinquenziale dove il tornaconto la fa sempre da padrone, con sceneggiate a supporto levigate e manipolate per l'evenienza (ad esempio: profughi, Tav, ambiente (le parole sdolcinate nei riguardi di quella ragazzina da parte di chi con traffici di rifiuti e discariche ha accantonato gruzzoli d'oro) - lotta alla disoccupazione (con leggi edificanti uno schiavismo 2.0) - preoccupazione per le future generazioni (detta da chi finge di fare il politico da più di trent'anni) solo per attaccare un provvedimento rivolto ai disagiati. E ancora: l'arte di inculcare fregnacce in allocchi modello acqua Lete, disinformando con mezzi e tecniche molto vicine a quelli della Tass sovietica. 
Il Movimento avrebbe dovuto necessariamente porsi con "il culo a paratia" attraverso una sana, scrupolosa e minuziosa informazione. Non l'ha fatto, impreparato com'era. Ed è stato fagocitato dai soliti noti, gente esperta, leucociti pronti ad assalire chiunque tenti di alterare il perfetto equilibrio di questa malsana democrazia, una tecno-rapto-finanziaria. 
Se li sono mangiati, lentamente, a fuoco lento, l'esca ha funzionato, l'abbocco è già storia. 

Caro Sassaroli, ci sto veramente pensando, le attrazioni non mi mancano: un sano disinteresse anarco-satirico al momento m'aggrada molto. Intanto però qualcuno informi il Zinga che è indagato, magari glielo faccia dire da Fassino. Lui si che rimane.

mercoledì 20 marzo 2019

Finalmente (per loro)




A furia di sperare, di alludere, di accostare, finalmente (per loro) un esponente del M5S è stato colto, così pare, con le mani nella marmellata. Quella marmellata che mai fin d'ora si era impregnata sulle palme di appartenenti ad una forza politica il cui grido, dna per meglio dire, era ed è Onestà.

E come succede in un'osteria allorché l'astemio ingurgita il nettare degli dei, è esplosa la torcida da parte di chi dell'inganno e del sottobosco ne ha fatto una ragione, lauta, di vita. 

Titoloni, strilli irriverenti accompagneranno tale notizia, di portata importante ma non storica come i giornaloni indurrebbero a credere. Perché se sarà accertato che questo DeVito ha agguantato il malloppo, lo stesso verrà immediatamente espulso, al di là di ogni successiva azione della magistratura. 
Quello che più inquieta è la prossima, certa, eclatante campagna evidenziante il fatto in questione che tutti i media-proni confezioneranno al riguardo, dimenticando di colpo le innumerevoli e stratosferiche malefatte del passato recente che non enumero per ritegno. 
Il sistema arde vivamente di vedere questi incapaci, a detta loro, piombare nel mastello comune della mala politica. 
Insieme si sta meglio che soli. Ed anche un unico malefico evento può facilmente tramutarsi in brodaglia collettiva. Perché tutto fa brodo se si vuol continuare a prendere per il culo la collettività, che siamo noi, oramai in balia del comune senso dell'impudicizia.  


A proposito: questo è il messaggio di Giggino al riguardo:

Marcello De Vito è fuori dal MoVimento 5 Stelle. Mi assumo io la responsabilità di questa decisione, come capo politico, e l’ho già comunicata ai probiviri.

Quanto emerge in queste ore oltre ad essere grave è vergognoso, moralmente basso e rappresenta un insulto a ognuno di noi, a ogni portavoce del MoVimento nelle istituzioni, ad ogni attivista che si fa il mazzo ogni giorno per questo progetto.
Non è una questione di garantismo o giustizialismo, è una questione di responsabilità politica e morale: è evidente che anche solo essere arrivati a questo, essersi presumibilmente avvicinati a certe dinamiche, per un eletto del MoVimento, è inaccettabile.
De Vito non lo caccio io, lo caccia la nostra anima, lo cacciano i nostri principi morali, i nostri anticorpi.
Ciò che ha sempre distinto il MoVimento dagli altri partiti è la reazione di fronte a casi del genere. De Vito potrà e dovrà infatti difendersi in ogni sede, nelle forme previste dalla legge, ma lo farà lontano dal MoVimento 5 Stelle. 

Ringrazio la magistratura e le forze di polizia per il lavoro che hanno svolto e che continueranno a svolgere quotidianamente. 
Ricordo infine che proprio grazie a un provvedimento del MoVimento 5 Stelle, lo Spazzacorrotti, chi viene condannato per questi reati oggi va dritto in galera!

Splendido Arminio!


mercoledì 20/03/2019

Incapaci di ribellioni, ci restano i funerali


di Franco Arminio


Al mio paese oggi c’è il vento che ti soffia pure nella testa, istiga i nervi, ti sbatte contro la tua carne, ti fa nemico di te stesso. Siamo qui per il funerale affollatissimo di un ex vigile urbano molto stimato.

Una bella occasione per guardare tutti assieme gli abitanti. Ho visto come sono, come siamo. Credo di aver capito. Non è più popolo, non sono poveri e non sono ricchi, non sono buoni e non sono cattivi. Non contano le caratteristiche singole. Parlo della pasta di cui siamo fatti. Non mi interessa pesare le differenze.

Oggi non vedo differenze, ma un corpo unico, il corpo dell’uomo intermedio. Non è un eroe, non si farebbe bruciare per difendere le sue verità. Non morirebbe per mettere una bomba. Non è terrorizzato dal riscaldamento globale. Ha una vaga idea di Dio, come di un vecchio mal di denti. Non contano tanto neppure gli anni passati. Sembrano tutti dentro un quarantesimo anno sterminato. Più che le facce, ho notato giubbini scadenti. Le nuvole erano grigie, erano fatte col grigio dei capelli che il vento portava in alto. Non c’era un’aria drammatica e neppure lieta. Ognuno tornava a casa, ognuno convinto che lo spazio esterno oggi era necessario attraversarlo per andare al funerale. Non ci sono molti motivi per uscire. Non sei convocato dagli angeli e neppure dai demoni.

I ragazzi che stasera si ubriacheranno non sono tanto diversi dai padri che faranno la cena con la televisione e la famiglia reumatica. Le facce hanno tutte lo stesso sapore di chi non ha mete collettive da perseguire. E quelle individuali vengono perseguite con poca convinzione, giusto perché non si sa che altro fare. Una nuova macchina la puoi pure prendere, oppure un nuovo telefonino, ma sono cose che non scintillano nella mente degli altri: tutti sanno che possono impressionare un poco gli altri solo con la propria morte. Tutti sono abbastanza affaticati e annoiati e tutti hanno il sapore della morte in fondo alla gola. Il cibo non serve a nutrire, ma a dimenticare la morte. In questi mesi al paese sono morti una decina di maschi che non erano vecchi. La morte ha fatto un’ispezione nella mezza età e ha deciso di punire chi non era in regola. Chi rimane non lo dice, ma si sente braccato. Il prossimo potrei essere io. Nei prossimi anni non si intravede nessuna rivoluzione, ma solo altri decessi.

Le persone che stamattina escono dalla chiesa non sono nemici da combattere, ma non sono neppure alleati. Li puoi trovare a cena, verranno volentieri al tuo funerale, ma non aspettarti molto di più. Non sono egoisti e neppure solidali. Non hanno Dio sotto le unghie, nessuno di loro studia da tiranno. Non sono persone da condannare, non sono pericoli. È gente che tira ad allungare la sua vita e non importa se è un poco ammaccata e non ha niente di luccicante. Non c’è vigliaccheria, diserzione dalla storia. Semplicemente la manutenzione della propria giornata è diventato un compito molto faticoso.

Invecchiare con lentezza, questo è il traguardo prevalente. L’uomo appenninico del terzo millennio somiglia all’uomo delle pianure tedesche o americane. È solo appena un poco più povero, ma la sostanza è la stessa, stesse le mete e i compiti. Non c’è più il contadino dei riti magici e non c’è il brigante.

Io stamattina vedevo nelle facce il sollievo di aver dato le condoglianze dopo una lunga fila. Il compito risolto è come stringere un bullone allentato. Il resto della giornata può proseguire con faccende comunque piccole. Ognuno le sue, nessuno che possa interferire, che possa richiederti coerenza e rigore: già c’è l’affanno a giustificare ogni vita. La rivoluzione qui nelle retrovie non si è mai fatta e ora non si fa neppure nelle grandi città: l’utopia ha perso i denti e non interessa neppure ai ragazzi. Basta consumare qualcosa contro la noia, giusto per avere qualcosa da fare. Neppure la merce è un mito. Bisogna aggiornare continuamente il giudizio: appena cogli un difetto, ecco che non lo trovi più, il difetto si è spostato da un’altra parte. E poi devi allenarti anche a cogliere una tiepida bontà, perfino qualche piccolo fervore provvisorio.

Le persone che stamattina escono dalla chiesa non hanno opportunismi feroci, hanno furbizie di piccola taglia, non godono di privilegi clamorosi. Non ci puoi fare la rivoluzione, ma meritano rispetto, non ha senso essere irriverenti con loro, non ha senso fustigarli. Prima o poi dovrai andare al loro funerale e loro verrano al tuo. Non è un mondo nuovo e neppure un mondo vecchio, è quello che diventiamo tutti ogni giorno semplicemente perché non riusciamo a diventare altro.

Travaglio!!!


mercoledì 20/03/2019
Innocente sarà lei

di Marco Travaglio

Ieri ho scritto che “sicuramente Silvio Berlusconi non ha ordinato il probabile avvelenamento di Imane Fadil”, ma “purtroppo nessuno può escludere che c’entrino i vari ambienti criminali che lo circondano da quasi mezzo secolo, da Cosa Nostra alla massoneria deviata, dal sottobosco dell’eterna Tangentopoli ai gigli di campo di Putin”. È quello che pensa qualunque persona informata e raziocinante ogni qual volta accade qualcosa di spiacevole a chi si mette di traverso sulla via di Arcore. E mi pareva il minimo sindacale da scrivere dopo la terribile fine di Imane. Non certo per immischiarmi nelle indagini della Procura di Milano sulla morte (non si sa ancora se violenta o naturale) di quella povera ragazza. Ma per rinfrescare la memoria ai sepolcri imbiancati che fingono di dimenticare il côté malavitoso della biografia berlusconiana. Non solo i suoi fedelissimi superstiti, che comprensibilmente non amano vantarsi di succedere a Mangano, Bontate, Gelli, Craxi, Mills, Previti, Dell’Utri, Cosentino, Tarantini, Lavitola e altri noti statisti. Ma anche i politici e giornalisti soi disant di sinistra che ricordano e scordano tutto a intermittenza, a seconda delle convenienze del momento. Non avevo calcolato che, nella fase crepuscolare, B. è assistito da alcune badanti italianissime eppure digiune della lingua italiana.

Il sen. Giacomo Caliendo, inopinatamente ex magistrato e noto frequentatore della loggia P3, si domanda perché io “non metta in evidenza che la povera Fadil ha già deposto nei processi e la sua morte non incide sull’esame di quanto riferito”. É esattamente quel che ho scritto, ma lui purtroppo non l’ha capito. Poi aggiunge che avrei “colpito Berlusconi senza alcun aggancio con la realtà”: in effetti affermare con quella perentorietà che “sicuramente” B. non è il mandante dell’eventuale delitto potrebbe danneggiare la sua immagine negli ambienti di cui sopra. Però, se Caliendo vuole rimediare, può sempre incolparlo lui di qualche delitto, come persona informata sui fatti. Magari chiedendo aiuto all’on. avv. Francesco Paolo Sisto. Siccome ho scritto che B., almeno stavolta, sicuramente non c’entra, Sisto parla di “attacco vergognoso e diffamatorio”: anche lui l’avrebbe preferito colpevole. E va capito: con tutti i problemi che ha Forza Italia, le manca soltanto l’innocenza di B. Infatti Sisto suggerisce agli inquirenti alcune piste investigative, purtroppo prescritte: “C’è da chiedersi se Attilio Regolo fu infilato nella botte chiodata su indicazione di un antenato di Berlusconi, se Martin Luther King fu ucciso da un collaterale afroamericano del Cavaliere”.

Ma non solo: “Se in fondo Jack Lo Squartatore non fosse che un’antesignana espressione dell’uomo di Arcore”. È chiaro che sa molto più di quel che dice. Poi c’è il povero Enrico Costa, nientemeno che “responsabile giustizia di Forza Italia” (più che un incarico, un ossimoro): “Il ‘Fango quotidiano’ pubblica il teorema di Travaglio, un cocktail di accostamenti allucinanti e tesi farneticanti. Ci auguriamo che tutte le forze politiche, anche le più lontane da noi, prendano le distanze”. Purtroppo le forze politiche tutte, anche le più lontane da lui, si sono poi scordate di prendere le distanze da me, forse perché già abbastanza distanti. Giorgio Mulè, già cronista giudiziario del Giornale, poi direttore di Panorama e ora finalmente deputato di FI, dice che sono “peggio di un avvoltoio”, che prima facevo “il guardone di Arcore sbirciando dal buco della serratura” (mi avrà scambiato con qualche suo o sua collega: io purtroppo non fui mai invitato). E ora faccio “il guardone dell’obitorio e lo sciacallo nel senso letterale del termine: si avventa su un povero corpo per una bassissima strumentalizzazione” e “vilipende cadaveri” in quanto “la giovane diventa solo un nome e un cognome nell’editoriale di Travaglio, non è meritevole di alcuna pietà e viene trasformata in un mezzo pur di infangare Berlusconi… con la tecnica vigliacchetta dell’allusione”.

Quanto all’“allusione”, mi corre l’obbligo di deluderlo. Io non alludo, io affermo. E non vorrei ci rimanesse male, ma Mulè alla sua età dovrebbe sapere che B. frequentava Mangano, Bontate, Gelli, Craxi, Mills, Previti, Dell’Utri, Cosentino, Tarantini, Lavitola e fino al 1994 finanziava Riina. Quanto alla “pietà”, ieri i famigliari di Imane Fadil hanno scelto proprio l’avvoltoio sciacallo guardone per parlare della loro congiunta, che l’estate scorsa aveva scelto proprio il giornale dello sciacallo avvoltoio guardone per la sua ultima intervista. Secondo Mulè, “seguendo la follia di Travaglio, egli stesso o qualcuno del suo branco potrebbero essere accusati di aver avvelenato la giovane pur di dare nuova linfa all’odio mai sopito per Berlusconi”. Quindi alla fine l’avvelenatore sarei io. A meno che io non “provi a rinsavire e soprattutto a testimoniare la pietas

dovuta ai defunti”. La stessa pietas che ha spinto il suo padrone a negare di aver mai visto Imane (la incontrò 8 volte in meno di un anno) e di far dire ieri ai suoi avvocati che la sua morte “dal punto di vista tecnico-processuale nuoce alla difesa di Berlusconi perché non possiamo procedere con il controesame” (cosa non si fa per sottrarsi al controesame). Il Mulè, dopo aver “rinunciato all’immunità parlamentare” (bella forza: non c’è più dal ’93), conclude con un simpatico “lo mando al diavolo, perché è intriso di tale cattiveria, di tale odio, che è destinato a non andare in Paradiso, ma all’Inferno” (decide lui, con un emendamento al Milleproroghe). Ora comunque, per evitare ulteriori incomprensioni, stiamo allestendo un centralino riservato ai parlamentari più acuti di Forza Italia. Funzionerà così: io scrivo il pezzo, loro lo leggono e poi, nel caso, mi chiamano e glielo spiego.

Biglietti!




Tutte le fortune agli altri! Eppure sarebbe bastato poco: essere sull'Intercity Milano Ventimiglia di ieri, accanto a quattro signori distinti, un 43enne di Verona, un 37enne di Messina, un 37enne di Savona e un 26enne di Ancona i quali, alla richiesta del biglietto da parte del controllore, gli hanno così risposto:

"La terra è piatta, noi siamo terrapiattisti, ambasciatori fuori da ogni giurisdizione planetaria e quindi il biglietto del treno non lo paghiamo."

Che meraviglia, che occasione mancata! Mi sarei elettrizzato come una sposa davanti al marito ritornato dalle crociate!
Avrei avidamente contemplato i loro sguardi, l'esposizione dei loro convincimenti, la signorilità con cui riescono fieramente a gestire l'accertato status di coglioni!
Avrei esultato intimamente come al rigore di Sheva nella finale del 2011 contro gli impossibilitati alla vittoria della coppa con le orecchie, allorché uno del quartetto proferiva, fonte Repubblica, le seguenti ed altisonanti parole:

"Siamo soggetti di diritto internazionale pregiuridico, Siamo ambasciatori fuori da ogni giurisdizione e siamo "Stati" di noi stessi. Questo vostro controllo è un attacco a uno Stato libero perseguibile dalla corte mondiale".

Fantastici, fenomenali! Mi sarei alzato applaudendo forsennatamente dinnanzi alla personificazione dell'Idiozia, da sempre occulta e nascosta nelle menti di altolocati, e non, babbani.
Mi sono ripromesso che parteciperò alla loro prossima convention, ovunque avvenga. Tanto li raggiungerò senza sforzo, vivendo assieme a loro su un semplice piatto, lineare. E magari potrò andare con loro ai bordi della terra, dove finisce tutto e si può ammirare il vuoto. 

Fantastici questi scapestrati ma da un lato pure inquietanti, visto le altre tipologie già catalogate e presenti attorno a noi, quelli ad esempio che non mangiano uova e formaggi, vivendo nell'ardimentosa boutade di plagiare antichi e valorosi sapori mediante scartoffie alimentari, senza senso né aggrado. 
Certo: se siamo arrivati a questo triste traguardo terrapiattista, alcune domande dovremmo porcele, a cominciare all'appiattimento culturale e mediatico ultraventennale impostoci dal malefico riccastro pagatore di tangenti alla mafia, un malvagio che ha inculcato fregnacce passandole per progressi mentali. 
D'altronde, se abbiamo creduto alla parentela egizia di Ruby è giusto che vi siano persone che rifiutino di pagare il biglietto perché ambasciatori terrapiattisti. 

Le conseguenze infatti molte volte dipendono anche dalla mancata fermezza con cui si bloccano sul nascere idee degenerative. Come quella odierna, ad esempio, di far passare Casarini per un eroe indomito protettore di profughi, oscurandogli il lato predominante che lo possiede da sempre, uno squallido profittatore.

martedì 19 marzo 2019

L’Attesa



Uno dei banchi più pericolosi per gli accompagnatori maschili è quello dell’intimo femminile. Si formano infatti degli assembramenti in attesa sfioranti record da Guiness. Nel frattempo si organizzano tornei di scacchi, di curling. Alcuni si dedicano alla lettura, come il signore alla mia destra che è riuscito a leggere “Alla ricerca del tempo perduto” mentre la sua metà si provava delle canotte. Unico fondamentale requisito è quello di alzare ogni tanto la testa ed annuire in segno di approvazione mentre la consorte si sta provando il quattrocentocinquantesimo completino.

Incontri



Quando quelli davanti a te si fermano per salutare amici creduti scomparsi, formando un tappo migliore che quelli del Barolo e tu, come un’unica possibilità, partecipi alla reunion organizzando un improvvisato barbecue assassinante definitivamente il regolare flusso fieristico.