Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
venerdì 15 marzo 2019
Travagliamente eccelso!
giovedì 14 marzo 2019
Ottimo pensiero
giovedì 14/03/2019
Ora l’Ue allunga la vita ai prodotti
di Massimo Fini
Qualcuno ci sta arrivando. Probabilmente fuori tempo massimo. Dove? A comprendere che il modello di sviluppo che abbiamo imboccato a partire dalla Rivoluzione industriale e che poi abbiamo cavalcato sempre più velocemente è sbagliato da ogni punto di vista, non solo ecologico, che è quello più intuitivo, ma economico e umano. Una direttiva Ue vuole obbligare le aziende ad “allungare la vita dei loro prodotti”. Questa misura, se davvero fosse applicata ed estesa (per ora riguarda solo gli elettrodomestici bianchi) è devastante. Va contro uno dei totem su cui si regge il nostro modello di sviluppo: “l’obsolescenza programmata del prodotto”, cioè un prodotto deve avere una vita breve, la più breve possibile, per non interrompere, ma anzi accelerare, il ritmo del consumo su cui si regge tutto il sistema. Ma il provvedimento va concettualmente molto più in là. Come nota sul Giorno Gabriele Canè “il mercato sforna sempre una serie nuova di qualunque cosa, pochi mesi dopo aver messo in vendita la precedente novità”. La cosa è particolarmente evidente nell’economia digitale dove uno smartphone di nuova generazione viene immesso sul mercato con varianti trascurabili rispetto a quello precedente per attirare l’uomo-consumatore che pressato da una pubblicità altrettanto incalzante ci casca regolarmente. Ma il concetto può essere tendenzialmente valido quasi per qualsiasi altro prodotto. Si tornerebbe così all’economia del ‘riciclo’ su cui ha vissuto, per secoli, il Medioevo europeo. Dice: questa è la legge del mercato. Certo, ma questo è proprio il meccanismo, basato sul mito delle crescite esponenziali, che ci porterà necessariamente al collasso, non tanto ecologico, perché l’uomo è un animale molto adattabile, ma economico.
Inoltre sta inquinando e deteriorando da tempo la nostra esistenza. Da questo punto la prende l’autorevole opinionista del Corriere, Galli della Loggia, in un editoriale del 7.3 “Lo sviluppo crea insicurezza”. Della Loggia la prende alla larga e con prudenza, ma in sostanza sostiene che l’uomo, nella sua ricerca affannosa di uno sviluppo sempre maggiore, si è troppo subordinato all’Economia e alla Tecnologia. Che è la mia tesi, sempre irrisa, almeno da quando pubblicai La Ragione aveva Torto? nel 1985. Abbiamo la possibilità di ricorrere a un esperimento ‘in vitro’. La Cina, che per ragioni culturali profonde che risalgono alla teoria dell’inazione cioè detto in termini molto semplicistici della non azione di Lao-Tse (Il libro della norma) si era fino a pochi decenni fa sottratta al modello di sviluppo occidentale, oggi vi è entrata con prepotenza. Ebbene, nell’odierna Cina il suicidio è la prima causa di morte fra i giovani e la terza fra gli adulti. La ‘ricchezza delle Nazioni’, per dirla con Adam Smith, non ha niente a che fare con il benessere e la qualità della vita dei suoi abitanti. Nell’Africa subsahariana, prendiamo la Nigeria, i Paesi più ricchi sono quelli che hanno il maggior numero di poveri o per meglio dire di miserabili. Agli albori della Rivoluzione industriale Alexis de Tocqueville nel suo libro Il pauperismo nota, con stupore, come in Europa i Paesi che avevano imboccato per primi questa strada avessero un numero molto maggiore di poveri di quelli che erano rimasti fermi. Scrive Tocqueville: “Allorché si percorrono le diverse regioni d’Europa, si resta impressionati da uno spettacolo veramente strano, e all’apparenza inesplicabile. I paesi reputati i più miserabili sono quelli dove si conta il minor numero di indigenti, mentre tra le nazioni che tutti ammirano per la loro opulenza, una parte della popolazione è costretta, per vivere, a ricorrere all’elemosina dell’altra”.
Sono cose che dovrebbero far riflettere se avessimo ancora capacità di riflessione. Ma poiché l’abbiamo perduta si continua imperterriti sulla strada di sempre: costruzione di infrastrutture sempre più pesanti e complesse, superstrade, superponti, supertrafori, il tutto per aumentare la produttività ed essere all’altezza della competizione globale. Noi dobbiamo produrre compulsivamente per poter, altrettanto compulsivamente, consumare. Peggio, le cose si sono ormai invertite: consumiamo per poter produrre. Siamo noi al servizio del meccanismo, non il contrario. Come si esce da questo automatismo infernale? Con un “ritorno graduale, limitato e ragionato, a forme di autoproduzione e autoconsumo che passano per il recupero della terra e un ridimensionamento drastico dell’apparato industriale e finanziario”. È la mia tesi, inascoltata in Italia e in Europa, ma non negli Stati Uniti i quali, essendo la punta di lancia dell’attuale modello, stanno proponendo i primi anticorpi, sia pur ancora molto di nicchia, nelle correnti di pensiero che si richiamano al bioregionalismo e al neocomunitarismo.
Ma dubito molto che le nostre classi dirigenti abbiano letto non dico Lao-Tse ma almeno Alexis de Tocqueville che al pensiero occidentale appartiene.
Gru Gru!
Il fatto che grubeasse molto mi avrebbe dovuto destar maggior sospetto di quanto ne ho sempre avuto nei suoi confronti. Abituale opinionista onnivoro di gettoni e di visibilità, Paolo Mieli con un'innocenza derivante dalla convinzione che ad uno come lui, riconosciuto vate, intenditore di politica, massimo esperto di sotterfugi svelati dall'alto del suo sapere infinito, depositato dai mastri saccenti ed infusogli direttamente dall'Olimpo, nel corso di una puntata di otto e mezzo, tempio dell'allocchismo sovrano e retto da una frequentatrice abituale del club dei ricconi Bilderberg, ha avuto la scaltra idea di comunicare ai poveri spettatori di essere in possesso delle foto in cui Giulia Sarti, parlamentare del M5S, appare nuda e in intimità. Il sommo Mieli raccontava pure che quelle foto gliele avevano inviate degli amici. Sfanculando principi primordiali, molto più umani di Mieli, il luminare della fregaccia venduta a pagamento come dogma filosofico, informava l'umanità che "E' come se qualcuno stesse dicendo ai 5 Stelle "Avete voluto questo mondo selvaggio? Ecco, è capitato a una di voi!"
Quale perla di saggezza, a pagamento, sgorgata dallo scrigno divino dell'inavvicinabile pensatore!
E la reazione della sacerdotessa del subliminale? Lo studio, riempiendosi dei fonemi elargiti a noi tapini dalla sacerdotessa Gruber quasi decolla per la maestria integerrima della scolaretta Bilderberg, la quale commentava così "Una di voi che da quello che sappiamo ha messo delle telecamere in casa."
Chiaramente nessuno dei blasonati osservatori, già in fibrillazione per la prossima stagione marina a Capalbio, ha avuto nei giorni a seguire il coraggio e la padronanza di sé per criticare con la giusta ferocia questo inquietante ratto alla ragione, a parte i soliti noti e per fortuna ancora presenti. D'altronde che aspettarsi dai tanti ondivaghi sapienti alla Mieli, sempre a caccia di gettoni dorati, giusti dalla nascita, immarcescibili e pregni di quell'appagamento culturale che solo una maestria sopraffina nel gruberare o gianninizzare riesce a conquistare per il bene delle genti, ops! degli allocchi?
mercoledì 13 marzo 2019
Messaggi dal Fronte
Qui in redazione siamo in contatto con delle cellule di resistenza che lottano quotidianamente per non cadere nell'allocchismo.
Il fronte ci ha inviato un primo messaggio che pubblichiamo di seguito. Oltre alle preghiere, siamo chiamati tutti ad agire per non spegnere la speranza di un risorgimento culturale, sempre più difficile da realizzarsi. Forza ragazzi, resistete!



