sabato 23 febbraio 2019

Tra pianti e gaudi celesti


Verrebbe da dire che non tutti piangono per l’arresto del Celeste (personalmente ad esempio ho raggiunto la ionosfera tra nitriti epocali di gaudio e ceri abnormi accesi per ringraziare la sorte.)

sabato 23/02/2019
Tutti fumo niente arresto

di Marco Travaglio

A leggere le dolenti e lacrimanti dichiarazioni di politici e intellettuali di destra, centro e sinistra per l’arresto di Roberto Formigoni, condannato definitivamente dalla Cassazione a 5 anni e 10 mesi, cui farà seguito il consueto pellegrinaggio di vedove e orfani inconsolabili nella cella del nuovo Silvio Pellico, una domanda sorge spontanea. Ma che deve fare un politico italiano, per 18 anni governatore della Lombardia, per guadagnarsi un minimo di riprovazione sociale, se non bastano nemmeno 6,6 milioni di tangenti (su un totale di 80) sotto forma di ville in Costa Smeralda, yacht in Costa Azzurra, vacanze ai Caraibi e in Sardegna, banchetti a base di champagne in ristoranti stellati, benefit vari e finanziamenti elettorali illeciti rubati al sistema sanitario nazionale, cioè sulla pelle dei malati? L’altroieri il Pg della Cassazione, chiedendo la conferma della condanna d’appello a 7 mesi e mezzo (poi un po’ ridotta per la solita prescrizione), ricordava “l’imponente baratto corruttivo… tenuto conto del suo ruolo e con riferimento all’entità e alla mole della corruzione, che fanno ritenere difficile ipotizzare una vicenda di pari gravità”.

Siccome una sentenza irrevocabile, non il teorema della solita Procura di Milano, ha accertato che tra il 2001 e il 2011, dalle casse della Fondazione Maugeri e del San Raffaele (cliniche private convenzionate e foraggiate dalla Regione, con l’aggiunta di favori indebiti per 200 milioni di denaro pubblico), sono usciti rispettivamente 70 milioni e 8-9 milioni, poi transitati su conti di società estere “schermate” e finiti nelle tasche dell’imprenditore Pierangelo Daccò, dell’ex assessore Antonio Simone, di Formigoni e di suoi prestanome, tutti ciellini di provata fede, la classe dirigente di un Paese serio si congratulerebbe con i magistrati per aver neutralizzato e assicurato alla giustizia un pericoloso focolaio d’infezione che per quattro lustri ha depredato la sanità pubblica di una delle regioni più prospere d’Italia. Invece chi candidò questo bell’esemplare di nababbo a spese nostre col voto di povertà, chi lo sostenne (da FI ai centristi Udc alla Lega), chi finse di fargli l’opposizione (il Pd) e chi lo votò si vergognerebbe come un ladro. E tutti ringrazierebbero i 5Stelle per due meriti indiscutibili, acquisiti prima della cura Salvini: aver costretto i partiti a dare una mezza ripulita alle liste del 4 marzo 2018, cancellando almeno i più impresentabili fra gli impresentabili (senza i famigerati “grillini”, FI avrebbe ricandidato Formigoni per la sesta volta); e aver approvato la Spazzacorrotti che equipara la corruzione ai reati di mafia.

Cioè la rende “ostativa” ai benefici penitenziari, pene alternative e altre scappatoie. E ci risparmia per il futuro il consueto spettacolo del potente di turno che “sconta” la pena ai domiciliari o ai servizi sociali senza un giorno di galera. Invece siamo un popolo che, non avendo conosciuto la Riforma protestante, non sa cosa sia l’etica della responsabilità. Infatti, all’ennesimo arresto di “uno del giro”, il coro delle prefiche ha ripreso a lacrimare, passando senza soluzione di continuità da casa Renzi alla cella di Forchettoni. Il messaggio classista di queste lamentazioni è che i “signori” non si arrestano mai, neppure quando ce la mettono tutta per finire in galera nel Paese che li respinge sulla soglia, e alla fine ci riescono. In fondo, la nostra infima “classe dirigente” rimpiange quei tempi e quei figuri. E anche nella presunta sinistra fioccano le riabilitazioni di B. purché ci (anzi li) salvi dal “populismo”. Cominciarono Scalfari e De Benedetti (“Meglio B. di Di Maio”), proseguì Renzi (“Chiediamo scusa a B.”), poi arrivò lo scrittore Veronesi (“Firmerei col sangue per il ritorno di B.”). E ora Augias, su Repubblica, per poter sostenere restando serio che “questo governo è il peggiore della storia repubblicana”, deve scrivere che i governi B. furono acqua fresca: “B. badava ai suoi affari e a scansare la galera” con qualche “legge su misura”, che sarà mai, “ma non ha danneggiato struttura ed equilibri dello Stato come rischiano di fare questi”.

In effetti B. si limitò a consegnare la democrazia e le istituzioni a un’associazione per delinquere che ha rapinato l’Italia, in miliardi e in diritti, per un quarto di secolo. Basta ricordare la lista dei condannati, imputati e indagati di quello che chiamiamo spiritosamente “centrodestra”. Due dei tre leader fondatori, B. e Bossi, sono pregiudicati passati dai servizi sociali. L’altro, Fini, è imputato per riciclaggio. I creatori di FI, Dell’Utri e Previti, sono pregiudicati l’uno per mafia e l’altro per corruzione giudiziaria. Il leader della Campania, Cosentino, ha già totalizzato 25 anni di carcere per camorra. Quello della Calabria, Matacena, è latitante a Dubai. E prima di Formigoni erano stati indagati, o arrestati, o condannati in vari gradi di giudizio o prescritti i governatori di centrodestra di quasi tutte le Regioni: Cota (Piemonte), Biasotti (Liguria), Maroni (Lombardia), Galan (Veneto), Polverini (Lazio), Pace (Abruzzo), Iorio (Molise), Fitto (Puglia), Scopelliti (Calabria), Drago, Cuffaro e Lombardo (Sicilia), Cappellacci (Sardegna). En plein. Per non parlare dei membri di Parlamenti e governi: Verdini, Scajola, Brancher, Papa, Luigi Grillo, Frigerio, Alfredo Vito, Matteoli, Sirchia, Romani, Angelucci, Sgarbi, Belsito, Sciascia, Minzolini, Farina per citare solo i migliori. Un esercito di perseguitati politici, un battaglione di vittime della malagiustizia. Prima c’erano quelli che “un avviso di garanzia non è una condanna” e “aspettiamo la sentenza definitiva”. Ora piangono anche dopo le condanne in Cassazione. Formigoni non è ancora entrato in galera e già lo vogliono fuori. Con tutta la fatica che ha fatto per meritarsela.

venerdì 22 febbraio 2019

Parole sante



“Erano dei rigidi. E Gesù conosceva la loro anima. […] Sempre, sotto o dentro una rigidità, ci sono dei problemi. Gravi problemi. […] Fate attenzione a quelli che sono rigidi. State attenti davanti ai cristiani – siano laici, preti, vescovi – che si presentano così ‘perfetti’, rigidi. State attenti. [In loro] non c’è lo spirito di Dio”.

(Papa Francesco - ottobre 2018)



Regalo




Punti di vista



giovedì 21 febbraio 2019

Tutto sta qui



Il bandolo, il fulcro, il nettare di tutto il circo dei rimbrotti è racchiuso in articoli come questo. La UE, tempio della Burocrazia 2.0, avverte che la crescita dell'Italia non potrà avvenire per le misure cogitate per chi si trova in affanno. 
Questo treno di carta e stracci, di radical chic, di intenti lontani anni luce dal popolo, questa pletora di fuori dal mondo, intenti a non affogare tra le loro slide, i loro grafici, le loro credenze anti uomo, accostabili alle mine, ci avverte che se per una volta, da tempi immemorabili, la compagine al governo focalizza i disagi sociali di anni e anni di politica alla cazzo&campana, ebbene tutto questo nuocerà sia alla crescita che addirittura a tutta la carovana economica europea. 
In pratica: se volete non incappare in difficoltà dovete lasciare gli operai a lavorare fino a 67 anni e, di concerto, evitare di dare soldi a chi ne ha bisogno. 
E quello che più mortifica è capacitarsi del fatto che questo diktat venga digerito dalla stragrande degli abitanti queste povere terre sconnesse. Che nessuno provi a controbattere a questi soloni del nulla, primo: sono affaracci nostri. Secondo: evitate voi per primi di scialacquare denari in cazzate. Terzo: questo sistema nel quale gozzovigliate va abbattuto. 
E se ci scappasse pure un vaffanculo, benvenga! 

Ridiamoci su!




Dove sei finito?


Aria tesa nel movimento dilaniato dalla decisione di non dar luogo a procedere nei confronti del Cazzaro. In questo clima però si nota un silenzio, un'improvvisa assenza mediatica di uno dei perni, dell'architrave del pensiero cosiddetto grillino:


Dopo aver inondato i media con dichiarazioni molto belligeranti, improvvisamente il Dibba si è auto silenziato ed i motivi potrebbero essere molteplici: dal distacco alla nervosa polemica con l'attuale linea politica del Bibitaro. 
Problemi interni, spasmodica voglia di capire come si comporterà nel futuro questo purista ideologico che trova una sponda quasi fraterna nell'attuale presidente della Camera Fico. 
E se come sembra anche le ormai vicinissime elezioni sarde confermeranno la debacle, credo non sia difficile pensare ad un imminente regolamento di conti all'interno del M5S. 
Personalmente sono vicino a Dibba-Fico. Mai e poi mai in nome della politica è consigliabile snaturare le fondamenta di un ideale. Mai e poi mai, come il Bomba e l'ex partito di sinistra attualmente in coma profondo insegnano.