Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
giovedì 17 gennaio 2019
mercoledì 16 gennaio 2019
Rumoreggiamenti
Rumoreggiamenti lassù per la presenza del Cazzaro in chiesa con una giacca da poliziotto!
Risate a crepapelle nell'alto dei cieli! Il grande settimanale Chi, usabile solo in attesa dal barbiere, ci dona questi scatti entusiasmanti di questo fedele a modo suo, pio razzista, intento non si sa bene a far cosa.
E visto che è amante delle divise perché qualche ditta specializzata nello svuotamento dei pozzi neri non gli dona la propria? Sarebbe più consono!
Madamine e sodali
Grande euforia nella recente manifestazione pro Tav svoltasi a Torino sotto l'egida delle madamine!
C'erano tutti, ma proprio tutti, capeggiati dall'inossidabile Chiamparino che sta alla politica come un vaso della dinastia Ming dentro ad un recinto pregno di rinoceronti infoiati.
C'era tutta la crema della business class impegnata da anni a fare opere faraoniche in nome del soldo e pro loro, sfanculanti il buonsenso, il bene pubblico, l'economia dello stato che dovrebbe seguire le buone regole delle sane famiglie impegnate, da sempre, a far collimare le spese con le uscite.
Ma che volete che interessi a questi cultori della spesa fatta solo per ritorni economici e disinteressata al bilancio dignitoso di uno stato? Eppure un esempio eclatante lo abbiamo avuto recentemente: il Mose di Venezia, già vecchio e necessitante enormi spese di manutenzione prima ancora di entrare in funzione!
Niente, non è servito a nulla! Questi bifolchi, c'erano tutti come già detto, pure il piccolo Martina che riesce a farsi stare sulle palle anche senza parlare. Impegnati a sparar cazzate, a tirar fuori nobili pensieri tipo "la macchina deve ripartire, la nazione deve incentrarsi sulle grandi opere" per ergersi a benefattori, a compagni di strada sensibili al bene di tutti.
Cazzate, pacchianate, sbertucciate. Spendere miliardi per accelerare l'invio di merci, perché il Tav è solo trasporto di merci e non di persone, in una tratta già ora usata solo al 70% è un atto vigliacco contro il patrimonio nazionale.
Fingersi accaniti custodi del progresso è quanto di più ignobile si possa concepire.
Speriamo che il senno vinca, almeno per una volta e che questi chiamparini senza meta né democratico buonsenso vengano riposti nello sgabuzzino anonimo in cui si mettono le nullità destinate all'oblio. Che poi detto tra noi: che ce frega se le grandi società di costruzione sono in difficoltà? Non dovremo mica prefabbricare all'infinito opere inutili per dar lavoro a queste accozzaglie di piacenti tuttofare ad uso e consumo dei soliti noti, no?
Progetti ambientali, cura del paesaggio, studio di progetti che siano utili a tutti. La strada è questa. A culo tutto il resto! (cit.)
Travaglio
mercoledì 16/01/2019
I salva-Salvini
di Marco Travaglio
Non sappiamo se Matteo Salvini, dalle reazioni alla sua comica passerella aeroportuale in costume da poliziotto col collega Bonafede travestito da Bonafede, abbia capito di aver esagerato. E abbia temuto per un attimo di aver dilapidato, con quell’inutile carnevalata, una parte del consenso per un indubbio successo del governo come la cattura di Cesare Battisti dopo 37 anni di latitanza garantiti da ben 24 esecutivi che poco o nulla avevano fatto per assicurarlo alla giustizia. Ma, se così fosse, ieri dev’essersi un po’ rincuorato alla lettura di molti giornali che ce la mettono tutta per riportarlo dalla parte del torto a quella della ragione. Perché non si limitano a denunciare, com’è giusto, la gogna forcaiola e la bava alla bocca giallo-verde dinanzi a un atto dovuto –per quanto storico – che merita una soddisfazione più sobria e composta; né a rammentare che “marcisci in galera” può dirlo un cittadino comune, non un ministro che ha giurato sulla Costituzione e dunque sulla funzione (anche) rieducativa della pena (nessuno però obiettò nulla quando Salvini disse “marcisca in galera” di Filippo Morgante, boss della cosca Gallico di Palmi catturato il 21 ottobre). Ma si spingono a vittimizzare un pluriassassino impunito che dal 1982 si faceva beffe delle sue vittime innocenti, dei loro familiari superstiti, dello Stato e della Giustizia. E lo mettono sullo stesso piano di ministri che al massimo sparano cazzate, mai pallottole.
Lo fa su Repubblica Francesco Merlo, che scrive sempre lo stesso pezzo equiparando carnefici e vittime, censori e censurati, berlusconiani e antiberlusconiani, guardie e ladri per giochicchiare con paradossi barocchi che divertono solo lui: “Sono solidali di ghigno e di grugno, Cesare Battisti che si atteggia a vittima e Matteo Salvini che si atteggia a boia… Sembrano scritturati dallo stesso regista… Il delirio è lo stesso… i due sono compari… Battisti per 37 anni ha esibito la sua impunità come Salvini e Bonafede stanno ora esibendo la sua cattura… ridotta a parodia della guerra tra sceriffi e banditi”. Parafrasando un vecchio motto dell’ultrasinistra anni 70: né con lo Stato né con Battisti (perché lo Stato è rappresentato da chi non piace a Merlo). I due ministri sarebbero persino colpevoli di “ricoprirlo di insulti, con una valanga di aggettivi, delinquente, vigliacco… sino appunto a criminale comunista”, povera stella: come se non fosse davvero un delinquente vigliacco e comunista (dei Proletari armati per il comunismo e dei Nuclei comunisti per la guerriglia proletaria). Invece Merlo può insultare, dandogli del “mozzo”, un ragazzo dello staff di Salvini.
Cioè a Leonardo Foa, reo di aver filmato l’arrivo di Battisti e soprattutto di essere “figlio del neopresidente Rai” (mica come quelli renziani di prima che ingaggiavano Merlo alla modica cifra di 240 mila euro l’anno). Passando alla stampa umoristica, il Foglio del rag. Cerasa è listato a lutto perché l’odiato governo sovranista ne ha azzeccata una: “La differenza tra vendetta e giustizia”, “Gli sciacalli”, “Vergogna”, “L’infame in ceppi e il paese marcio”, “La storia tradita”, “Uno Stato feroce”. Poi la parola passa all’esperto del ramo, Adriano Sofri, 22 anni mal scontati per il delitto Calabresi (anche se lui a sparare ci mandava gli altri). “Essere umani, essere Cesare Battisti” è il titolo della sua articolessa aperta da uno straziante pensiero per “Fred Vargas, scienziata e scrittrice” francese che “si impegnò senza riserve nella difesa di Cesare Battisti, convinta che un pregiudizio politico pesasse in modo determinante sui suoi processi… Immaginate di essere Fred Vargas” (cosa che non augureremmo al nostro peggior nemico) “e di leggere le parole di Salvini”: “avrei provato orrore e spavento e mi sarei confermato nella mia diffidenza verso lo Stato italiano”. Cioè: oggi Salvini insulta Battisti, ergo i processi di 30-40 anni fa contro Battisti li istruì Salvini e i 4 ergastoli per altrettanti omicidi non glieli inflissero decine di giudici di primo grado, appello e Cassazione, ma sempre Salvini, appena nato e già travestito con la toga al posto della felpa e della giacca della polizia.
Il nostro irenico difensore dei diritti umani prova a “mettermi nei panni di un parente o un amico di una vittima del terrorismo”, poi però indossa quelli più consoni dell’omicida: infatti professa l’“obiezione di coscienza radicale alla galera”. E definisce Battisti “responsabile provato o colui che credono il responsabile provato” (non gli bastano nemmeno 4 condanne definitive in 12 gradi di giudizio). Invece i ministri sono già colpevoli: “hanno già oltrepassato la soglia stessa della legalità formale”, sentenzia il noto giureconsulto pregiudicato. Che poi si scaglia contro i pentiti come un Riina o un Dell’Utri qualunque: “Le condanne di Battisti, sostiene qualcuno, si fondano sulla sola, e interessata e contraddetta, parola dei ‘pentiti’”, mentre i putribondi “magistrati di grido” come Spataro “dichiarano a suo carico che Battisti ‘non si è mai pentito’”. E ha fatto benone, perché collaborare con la giustizia dicendo la verità e ammettendo le proprie colpe è “delazione”. Una bella lezione di civismo e senso dello Stato: chi fa la spia non è figlio di Maria. Piero Sansonetti, al solito, confonde il garantismo (durante i processi) con l’esecuzione delle sentenze definitive: Battisti non era ancora entrato in cella e lui già invocava “un’amnistia”. Poi ci sono i salva-Salvini preventivi, i firmaioli del celebre appello pro-Battisti: chi se ne vanta, chi se ne pente, chi firmò a sua insaputa. Menzione d’onore a Christian Raimo, nientemeno che assessore alla Cultura del III Municipio di Roma e nostro idolo assoluto. Lui si accontenta di poco: “abolire l’ergastolo e le galere”. E Salvini prega ogni giorno il dio Po che glielo conservi in salute.
martedì 15 gennaio 2019
Ranieri ben scruta
martedì 15/01/2019
Lo zen e l’arte di Salvini di svicolare
di Daniela Ranieri
Dopo tante ore di televisione sorbite e innumerevoli stringhe di testo sottoposte a attenta esegesi, domenica sera ci è parso di essere giunti al segreto della tecnica comunicativa di Matteo Salvini.
Da Giletti su La7, dove è andato principalmente a officiare il rito dell’ostensione del Cesare Battisti catturato, la temperatura è subito alta e la narrazione manichea come una puntata di Dragon Ball: Giletti parla di “sacrificio” dei “nostri uomini”; Salvini rilancia con “quello schifoso”, “quel vigliacco”, “quel soggetto”, “quel fenomeno”; Giletti si emoziona per “preso!”, come da comunicazione dei servizi; Salvini rilancia con “assassino comunista”, “italiani perbene”, “marcire in galera”. Questa variante climatica dell’ospitata salviniana, ormai un sottogenere del talk show politico, rivela come al tornasole che parte della facilità con cui il coltello di Salvini è entrato nel burro dell’Italia mentale deriva dal fatto che sulle questioni precise Salvini non risponde mai nel merito, ma fa una finta e dribbla l’avversario, aprendo un altro fronte tematico utile a lui. Un trucco dialettico vecchio come il mondo, giocato con tanta naturale maestria che quasi non ci se ne accorge.
“Perdonami, ho il cellulare acceso, perché quel soggetto lì dovrebbe salire in aereo verso le 10”, dice a scusante della sua distrazione, come se i servizi segreti non sapessero che in quel momento Salvini è in diretta Tv; da qui, il copione seguìto potrebbe adattarsi a qualsiasi scenario. Le domande di Giletti sono ascoltate, ignorate e bypassate; sono solo una pausa nella partitura preconfezionata e intercambiabile del rispostario salviniano, di solito ruotante attorno a un vortice: il conflitto tra la sua persona, dotata di qualità morali d’altri tempi (integrità, semplicità, genuinità), e la difficile contingenza di gestire un’immigrazione rapace e incontrollata.
Giletti lo provoca sull’epilogo della vicenda delle 49 persone lasciate in mare per 19 giorni: “Si dice che lei abbia ceduto sull’immigrazione”. “Guardi, io bado ai fatti: penso che gli italiani mi riconoscano concretezza, coerenza, serietà. I fatti dicono che nel 2018 sono sbarcati quasi 100mila immigrati in meno rispetto al 2017”, ed è ovvio che la risposta non c’entra niente con la domanda. Sulla minaccia di non identificare i migranti, ipotesi che creerebbe folle di clandestini in giro per l’Europa, ribatte: “Buono sì, scemo no”; poi inscena il noto teatrino parassitario: “Sono 30enni più robusti di me, col telefonino, le cuffiette, le scarpe da tennis”. Assicuratasi l’attenzione emotiva del pubblico, vira sul climax: “Spacciano, scippano, stuprano!”. Boato catartico del pubblico, lieto che qualcuno di autorevole osi quello che esso si permette solo dopo qualche bicchiere.
“Ma Conte si è sentito superato?”, insiste Giletti. Salvini: “Qual è la questione importante, di fondo?”, fa Salvini. “Che finché si fa capire agli scafisti che coi soldi che incassano comprano armi e droga… In Italia si arriva chiedendo permesso e per favore”. L’applauso è al pugno di ferro che il ministro nasconde sotto il pullover e ha il merito di far dimenticare a tutti la domanda, che riguardava i rapporti dentro il governo e non gli scafisti. Giletti: “Ma non si può applicare un protocollo valido sempre?”. Risposta: “Anche perché ci sono delle Ong che fanno i furbetti”.
Salvini sa che i telespettatori non sopportano le polemiche dei saccentoni (perciò hanno nausea di Renzi). Lontani i tempi in cui entrava in studio con l’iPad e sciorinava numeri e percentuali, oggi semplifica, porta la discussione al livello della chiacchiera da pianerottolo. L’unico strappo lo fa parlando di sbarchi, usando numeri spesso in conflitto con quelli del suo ministero, e di povertà: “Ci sono 5 milioni di italiani che vivono in Italia da poveri”, il che è falso: nei 5 milioni rientrano anche gli stranieri.
Giletti gli chiede dell’emendamento pro-Rixi, la modifica al codice penale che consentirebbe ai pubblici ufficiali di invocare l’indebita percezione e non il peculato, che ha pene più severe e una prescrizione più lunga. Salvini non ha idea di cosa sia il comma Rixi. A malapena sa che Rixi è il sottosegretario ai Trasporti. Le “manine” non concorrono alla sua epopea. Scarta di lato: “Sull’onestà mia non transigo, e anche su quella dei 5Stelle”, che nulla c’entrano visto che Rixi è della Lega. Poi fa il trucco zen del “Non pensare all’elefante bianco”: “Per carità, ci possono essere leggi fatte meglio. Stiamo lavorando alla riforma del processo civile e penale. Non è giustizia quella che ti dà una sentenza dopo 10 anni, magari sei fallito o sei sotto terra”, ovvietà che cancella dalla mente di chi ascolta l’eventuale favore all’imputato Rixi che egli chiama “fratello”. Poi si alza ed esce salutando con le mani giunte, come il Dalai Lama.
lunedì 14 gennaio 2019
Una prece
Quanti vaffanculo subliminali ci vengono serviti al bancone! (ANSB - Associazione Nazionale Salvataggio Baristi)
Caffè lungo, caffè leggermente lungo, caffè un po’ ristretto, caffè ristretto, caffè né lungo né ristretto, caffè macchiato tiepido, caffè macchiato senza schiuma, caffè macchiato caldo, caffè macchiato freddo, caffè macchiato con soia tiepido, caffè macchiato con soia bollente, caffè macchiato soia fredda, caffè schiumato soia, caffè macchiato caldo in tazza bollente, caffè schiumato freddo, caffè schiumato senza latte, caffè macchiato con latte senza lattosio freddo, caffè macchiato con latte senza lattosio caldo, caffè macchiato con latte senza lattosio tiepido, caffè schiumato con latte senza lattosio, caffè ristretto al vetro e schiumato con latte senza lattosio, caffè decaffeinato schiumato con soia, caffè decaffeinato macchiato con soia, caffè decaffeinato macchiato con latte freddo senza lattosio, caffè ristretto macchiato fino all’orlo della tazzina, caffè lungo macchiato fino all’orlo della tazzina, caffè ristretto in tazza grande, caffè lungo in tazza grande, caffè in tazza grande macchiato schiumato, caffè in tazza grande macchiato freddo, caffè in tazza grande macchiato con latte senza lattosio, caffè in tazza grande schiumato con latte senza lattosio, caffè in tazza grande macchiato con latte freddo senza lattosio, caffè in tazza grande schiumato con soia, caffè in tazza grande macchiato con latte freddo di soia, caffè in tazza grande macchiato tiepido, caffè in tazza grande con acqua calda a parte, caffè in tazza grande con acqua freddo a parte, caffè americano ristretto macchiato freddo, caffè americano ristretto macchiato caldo, caffè americano schiumato, caffè americano schiumato con latte senza lattosio, caffè americano schiumato con soia, caffè con una punta di latte caldo, caffè con una punta di latte freddo, caffè con una punta di latte tiepido, caffè con una punta di latte bollente senza schiuma, caffè d’orzo macchiato caldo, caffè d’orzo macchiato freddo, caffè d’orzo macchiato tiepido, caffè d’orzo macchiato con soia, caffè d’orzo macchiato con latte senza lattosio, caffè d’orzo ristretto con la schiuma di latte di soia a parte, caffè non pressato, caffè appena schiumato con soia, caffè appena schiumato con latte senza lattosio, caffè in tazza bollente con acqua fredda a parte
Iscriviti a:
Commenti (Atom)

