martedì 14 agosto 2018

Mi vergogno


Le dichiarazioni di Toninelli a poche ore dalla tragedia di Genova m’incutono vergogna quasi allo stesso modo di aver visto un ponte del 1967 crollare a causa di errori, inettitudine e chissà cos’altro, causando soprattutto la morte di tanti innocenti, vittime di quest’ennesima infamia.

Unico ed inimitabile



Scanzi ferragostiano


martedì 14/08/2018
IDENTIKIT
Senaldi televisivo ovvero l’ayatollah della cazzata

di Andrea Scanzi

La tivù politica trae spesso il peggio da chi la frequenta, e non parlo per sentito dire. Capita che persone agguerritissime sul piccolo schermo si rivelino in realtà, nel privato, assai garbate e addirittura piacevoli. È il caso di Pietro Senaldi, direttore (poco) responsabile del quotidiano (si fa per dire) Libero: non è cattivo, ma fa di tutto per sembrarlo. Quando va in tivù, la sua tattica è chiara: non avere nulla da dire e dirlo male. Mesi fa era entrato in fissa con Asia Argento, che attaccava con toni oltremodo belluini: poi se la trovò di fronte a RaiTre, da Bianca Berlinguer, e si sciolse come un Calippo irrisolto al sole. Debolissimo nell’eloquio, Senaldi è televisivamente un Belpietro o Borgonovo che non ce l’ha fatta. E questo non stupisce, essendo Libero l’alluce valgo de La Verità.

Qualche sera fa Senaldi era collegato da nessuna parte (la redazione del suo giornale) a In onda estate. Aveva “contro” Nicola Fratoianni: una brava persona, o almeno così mi è sempre parso. Senaldi poteva criticarlo per la marginalità di Sel e Leu. Oppure per questa pietosa speranza “de sinistra” secondo cui, tratteggiando Salvini come il nuovo Mengele, sorga per contrasto nel proletariato la voglia di votare in massa Murgia e Raimo. Come no: han già transennato le cabine elettorali. Senaldi, qualche argomento, ce l’aveva. Ma ovviamente non lo ha usato, arrivando ad accusare Fratoianni di “fare le gite estive sulle Ong”. Il Senaldi televisivo è una sorta di ayatollah della cazzata: ha torto anche quando ha ragione e dice le cose così male – così sguaiatamente – che ti viene da dar ragione per rappresaglia a chiunque altro. Ma proprio chiunque. Persino la Boldrini. Opposto a Fratoianni, Senaldi ha dato il meglio di sé. Denotando una conoscenza certosina della storia, ha alluso al crollo dell’Impero Romano come prova della cattiveria intrinseca dei migranti (?), che secondo lui andrebbero sostanzialmente massacrati come si faceva una volta al Colosseo: non per razzismo, sia chiaro, ma per tenere a bada i barbari. Idolo Senaldi. Poi, parlando dei due imbecilli che hanno sparato con una pistola scacciacani a un gambiano, ha detto di non farla troppo lunga perché tutti hanno avuto una pistola giocattolo a 13 anni. Certo: chi, in effetti, non ha passato il tempo a sparare alle persone chiamandoli “negri di merda”? Son ragazzi, dai, e se son così dotati già a 13 figuriamoci a 40: magari, con un po’ di fortuna, un giorno potranno essere assunti come social media manager di Gasparri. Giunto alla fine del suo non argomentare, Senaldi ha quindi sfoderato l’arma finale: lo sproloquio marchiano e crasso. Non sapendo più che dire, ha cominciato di colpo ad accusare Fratoianni di ogni nefandezza: “Lei appartiene all’estrema sinistra. Vogliamo mettere in fila le cose che voi dite da 50 anni? Parliamo delle persone oneste alle quali voi avete sparato? Le avete ammazzate, le avete ammazzato i padri e i figli. Non posso entrare in un centro sociale perché sento delle cose indicibili! Cosa non avete detto su Berlusconi? Cosa non dite su Salvini? Sono 50 anni che fate questo!”. Già che c’era, ha pure citato Lotta Continua e l’omicidio Calabresi. Senaldi non parlava: urlava. Gonfiava la vena, perdeva la voce e sbraitava come un Pappalardo che ha dichiarato guerra alle proprie corde vocali. Bei momenti. Comprensibilmente incredulo, Fratoianni ha ironizzato: “Secondo me lei ha bevuto”. Chissà: magari in redazione con Feltri. A Libero, ultimamente, devono organizzare degli apericena che in confronto Woodstock era un raduno di educande astemie.

lunedì 13 agosto 2018

Inchiesta maleodorante


lunedì 13/08/2018
L’INCHIESTA
Famiglia Renzi, i 38 mila euro per l’Africa ancora in cassa
IL CASO FINISCE IN PORTOGALLO - PARTE DEI SOLDI SONO STATI USATI DALLA SOCIETÀ DEL PARENTE CONTICINI PER IMMOBILI A LISBONA

Di Marco Lillo

La signora Laura Bovoli, mamma di Matteo Renzi, è una persona cortese. Quando la contattiamo per capire che fine abbiano fatto i soldi versati nella società di famiglia nel 2011 da Alessandro Conticini (indagato dai pm insieme al fratello, Andrea Conticini, il marito della figlia Matilde Renzi e all’altro fratello, Luca) la signora non ci prende a male parole, come pure era lecito attendersi, ma ci risponde. La domanda era un po’ rude: signora Renzi, perché la società di famiglia non regala all’Unicef i soldi incassati nel 2011 da Alessandro Conticini, visto che i pm sostengono che li avrebbe distolti dai fini previsti, insomma ‘rubati’ all’Unicef stessa e ad altre organizzazioni?

Per i pm, Alessandro Conticini, 42 anni, come titolare della Play Therapy Africa Ltd e poi dell’Ida S.a. e dell’Ida Ltd, avrebbe incassato 10 milioni di dollari in gran parte da Unicef (3 milioni e 882 mila euro) e dalla Fondazione Ceil and Michael E. Pulitzer (5,5 milioni di dollari) per portare il sorriso sulla bocca dei poveri bambini africani. Invece di fare la terapia del gioco, secondo i pm, Conticini avrebbe fatto passare i soldi sui suoi conti di Bologna e Capo Verde.

Secondo i pm l’appropriazione indebita sarebbe pari a 6 milioni e 600 mila euro. Il rivolo più velenoso del fiume di soldi è rappresentato dai 133 mila e 900 euro finiti nel periodo 21 febbraio-7 marzo 2011 alla società Eventi6, di cui Matteo Renzi è stato un dirigente in aspettativa fino al 2014, mentre la mamma e le sorelle di Matteo sono socie. Nel 2011, quando Eventi6 non se la passava bene, Conticini fece un finanziamento per 130 mila euro e un aumento di capitale con sovraprezzo per 50 mila euro.

La mamma di Matteo Renzi replica sul punto: “La nostra società ha restituito totalmente ad Alessandro Conticini il finanziamento infruttifero ricevuto l’otto marzo 2011”. Poi prosegue: “La prima e la seconda rata, ciascuna di 26 mila euro, tramite Unicredit Banca il giorno 11 marzo del 2013. La terza rata di 28 mila, con la stessa modalità il giorno 26 giugno 2013. La quarta rata di 10 mila euro il 4 luglio 2013. La quinta rata sempre di 10 mila euro il 12 novembre 2013. Il giorno 24 marzo del 2014, con l’ultimo bonifico di 30 mila euro, il finanziamento è stato azzerato”.

Un mese dopo il giuramento di Matteo Renzi la famiglia del premier aveva chiuso i conti con il finanziamento contestato dalla Procura di Firenze ad Alessandro Conticini e Andrea, il marito di Matilde Renzi. Andrea – quale procuratore del fratello – è accusato di avere impiegato parte del provento criminoso nella società dei Renzi. I pm contestano solo il finanziamento soci per 133.900 euro.

Al Fatto, però, risulta che Conticini entra nella società dei Renzi partecipando a un aumento di capitale e versa il 21 febbraio 2011 altri 50 mila euro per comprare una quota che ha un valore nominale di 12 mila euro, con il meccanismo del sovraprezzo. In pratica il capitale passa da 10 mila a 60 mila euro ma a pagare per l’aumento è solo un socio: Conticini. Alla fine lui avrà solo il 20 per cento della società, mentre le sorelle, senza tirar fuori un euro, avranno il 36 per cento a testa (di un capitale di 60 mila) e la mamma di Matteo l’8 per cento. Quando Conticini esce nel 2013 però retrocede a Matilde Renzi la sua quota al prezzo nominale di 12 mila euro. Quindi nel capitale della società restano i 38 mila euro di differenza. Alla signora Bovoli abbiamo chiesto: “Perché non donate i 38 mila euro rimasti all’Unicef?”. Inizialmente ha tentato di sostenere che non c’era la differenza. Dopo avere ricevuto via Whatsapp la foto dell’atto, ha corretto il tiro: “Grazie del consiglio ma scelgo da sola (…) domani con l’aiuto del commercialista risolvo il resto”.

Il Fatto intanto ha seguito la pista portoghese. I pm indagano Alessandro e l’altro fratello, Luca Conticini, perché sostengono che un milione e 965 mila euro dal novembre 2015 all’aprile del 2017 è stati distolto dalle iniziative a favore dell’Africa per finire in “un investimento immobiliare in Portogallo”. Ieri La Verità ha scoperto la società immobiliare Cosmikocean Ltd, creata nel gennaio del 2017 di cui è stato gestore Alessandro Conticini a Lisbona. Ora il gestore è Alessandro Radici, un dirigente della Safilo in Portogallo. La società ha sede in rua Santa Marta 66, in un vecchio palazzo in ristrutturazione. Nel giugno scorso la società ha presentato una domanda urbanistica al comune. Sui siti di agenzie immobiliari di lusso come Sotheby’s si scopre che nel palazzo di rua Santa Marta 66 sono in in vendita almeno quattro appartamenti. Si va da un prezzo di 980 mila euro fino a un milione 390 mila euro. Sui siti ci sono le foto degli interni. Sono le stesse pubblicate da un operatore specializzato in disegni architettonici e foto che attribuisce le case fotografate a “Conticini/Radici”. Contattato dal Fatto, l’autore dice di avere conosciuto Conticini per il lavoro anche se ha ricevuto l’incarico da un’agenzia. Abbiamo chiesto ieri inutilmente ad Andrea Conticini, di rintracciare Alessandro per chiedergli delucidazioni. Andrea ha declinato.

Indecente



Ma guarda questi giornalacci, che per vendere pubblicherebbero qualsiasi cosa, come continuano ad accanirsi su questa povera famigliola tutta casa e partito! E' indecente che vi siano ancora queste tipologie di notizie che ledono l'onore di gente per bene. Basta! Leggerò altri quotidiani dove non vi è traccia di questa spazzatura! Soprattuto su "uno" vado tranquillo...

domenica 12 agosto 2018

Tipe da spiaggia


La cuspide della sua ombra arriva ovunque su questo lido assolato; il ruolo a lei proprio è inconfondibile anche agli estranei, la sua presenza quasi obbligatoria in un arenile che si rispetti: ella infatti è la Curiosa Pettegola. S’aggira anonimamente tra i filari d’ombrellone, pronta a carpire frasi ammosciate, sommesse, tipiche di un chiostro di novizi. Alterna eterni fraseggi al cellulare, tanto prolissi da incunear il sospetto che sia in contatto con l’ora esatta (perché d’altronde non potendosi chiamare chi al mondo è abilitato a pazientar innanzi alle sue eterne ed impalpabili fregnacce?) a risolini isterici su gozzovigli d’esausti neuroni, condivisi con le sue amiche d’ombra, o di sole, a seconda delle flatulenze verbali; ed in concerto muove il collo a mo’ di radiofaro pronta a captare un miasma, una tonalità gutturale al di sopra della media, un civettuolo dialogo tra amanti. Scruta, meglio di Achab i marosi, ogni anfratto, sedimento pulviscolare al fine di captare novità, essenzialmente minuzia. E quando qualcuno o qualcosa le passa davanti ecco il radiofaro trasformarsi in Tac per un controllo maniacale di postura, sentimenti, intenzioni a cui segue meraviglia sul suo volto allorché constata di non conoscere quel passante, un’assurdità riprovevole secondo i suoi malconci canoni.

Vamos!


Altro segnale indicante che si sta andando nella direzione giusta: per la prima volta infatti, dopo aver ospitato fari altisonanti della buona politica quali Andreotti, Fanfani, Prodi, D’Alema, Veltroni, il Delinquente Naturale e il Bomba, nessun esponente dei Movimento 5 Stelle, primo partito italiano, è stato invitato alla kermesse mattoni&fede, conosciuto come Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione. Buon segno! Vuol dire che a breve si tornerà a veder le stelle! Vamos!