domenica 20 agosto 2017

Giustizia dagli dei



Articolo da segnalare


Segnalo una lettera di un lettore, mio amico, sulla polemica sorta sulla triste vicenda dell'eccidio di Stazzema, pubblicata sul sito Città della Spezia

Sono totalmente d'accordo su quanto scritto.


Lettera su eccidio Stazzema

sabato 19 agosto 2017

Qualcosa non torna



No, qualcosa non torna. Da sempre non torna. 
Questi poveri idioti che hanno scatenato una strage sono troppo giovani per far quadrare il cerchio.
Dobbiamo necessariamente riaccendere la ragione per darci una spiegazione. Partendo da una certezza: la guerra provoca come sempre spaventosi arricchimenti. Lo sfruttamento di terre, la ricerca di conflitti per lucro, la categorizzazione di buoni e cattivi. 
E, soprattutto la mancanza di cultura, di sviluppo, di umanità. 
Se giovani come questi buttano la loro vita come spazzatura per un fine religioso apparentemente tanto cretino, la ragione c'impone di domandarci il perché tutto ciò accada e continui ad accadere. 
Se conflitti, usurpazioni, assassini di bambini, di inermi provocano odio, occorre chiedersi quale sia la finalità occulta. 
Stati Uniti, Russia, Europa provocano da decenni imbarbarimenti e massacri in nome di ideali fittizi e, diabolicamente, girano la frittata inculcandoci l'odio verso quelli che oramai sempre più persone identificano come diversi, alieni. 
Siamo responsabili tutti di questi efferati delitti, perché ci facciamo imbambolare dalle notizie distillate ad hoc da briganti attentatori di verità.
Qualcuno ricorda ancora la Siria? Di come il mondo cosiddetto occidentale continui a foraggiare quel bastardo al potere responsabile di crimini verso l'umanità?
E l'Afganistan? E l'Iraq? Ricordate le prove false fornite all'Onu da quell'ubriacone di Bush? 
E la corsa ad uccidere Gheddafi scatenata da quel fascistone di Sarkozy? 
La ragione impone di ribaltare la situazione: se venissero stranieri a depredarci, a combatterci, radendo al suolo ogni cosa, lasciandoci in balia di mercenari, senza futuro, senza speranza e, per assurdo, qualcuno ci promettesse una nuova vita con tante donne, una festa eterna, come reagiremmo, come ci muoveremmo, cosa penseremmo in merito? 
La speranza di una vita dignitosa è ad appannaggio di un terzo della popolazione mondiale. Gli altri due terzi non hanno nessuna convenienza nel continuare a respirare. Gli abbiamo tarpato le ali, gli abbiamo sottomessi, posti nello scantinato. Poi ci gloriamo dei nostri eroi, vedasi il premio Nobel per la Pace Obama, che ha permesso che venissero sganciate 26.172 bombe (fonte il Fatto Quotidiano) su ben sette paese sovrani (Siria, Iraq, Afghanistan, Libia, Yemen, Somalia e Pakistan) ovvero tre bombe ogni ora che hanno ucciso migliaia di innocenti, come quelli che erano a passeggio sulla Rambla. 
Siamo in mano di burattini al servizio di multinazionali belliche smaniose di appioppare nuovi e sofisticati prodotti spezzanti vite inermi. 
Siamo in balia di spregevoli energumeni il cui principale obiettivo è quello di non acculturare popoli, rendendo la loro vita fragile e in balia di fedi modificate in opifici di odio, di violenze inaudite. 
Non abbiamo un organismo serio e potente che possa frenare queste barbarie. L'Onu è il massimo circo clownesco del mondo, un carrozzone pregno di supercazzole con un valore intrinseco pari a un peto fatto durante un tornado. 
Qualcosa non torna in questo momento di dolore e di memoria verso le vittime di Barcellona, come nei giorni delle stragi francesi, belghe, tedesche. 
Non difendo nessuno, non cerco di sminuire l'efferatezza di questi gesti ignobili, ci mancherebbe. 
Però pretendo ed esigo, in nome della Ragione, di poter chiedermi il perché, da dove esso nasca, come ci abbia portati in queste situazioni inumane e, soprattuto, dove risiedano i veri mandanti, gli approfittatori, gli assetati di potere e denari, di questa era dequalificante ciascuno di noi.    

Italia, 2017 d.c.


Mentre apprendo che alla pasionaria del centro destra, Daniela Santanché, meglio conosciuta come Santa(de)ché, è stata pignorata la casa di famiglia, per un mutuo non onorato presso la Banca di Caraglio del Cuneese e della Riviera dei Fiori (più che banca un banchetto!) e, misteriosamente, sto agitando le maracas in casa senza apparente motivo, vorrei invitare i turisti presenti nel Grand Hotel & Club Med Cristallo ai piedi del Cervino, ad osservare un religioso e rispettoso silenzio, visto che è ospite della struttura tal Marino Occhipinti, condannato all'ergastolo in quanto componente della famigerata banda della Uno Bianca, composta da poliziotti i quali, nel tempo libero, tra il 1987 e il 1994, compirono un centinaio di rapine a banche e supermercati, assassinando 24 persone e il ferendone un centinaio. 

Occhipinti dal 2012 gode del regime di semilibertà lavorando nella cooperativa Giotto legata a Comunione e Liberazione e, avendo intrapreso un cammino spirituale in carcere, sta partecipando agli esercizi spirituali, come detto, nel Grande Hotel a quattro stelle.
Sssssst! Fate piano! Potreste disturbarlo!


venerdì 18 agosto 2017

Tristezza infinita


In memoria di Bruno Gulotta, trentacinquenne ucciso a Barcellona davanti ai due figli e alla compagna. Riposa in pace fratello!

Bruno Gulotta di Tom's Hardware è stato ucciso a Barcellona
La notizia ci è giunta all'improvviso ieri sera nel clima spensierato della settimana di ferragosto. Il collega e amico Bruno Gulotta è stato travolto e ucciso da un infame terrorista nel cuore di Barcellona. Era lì in ferie, insieme con la sua compagna e con i due figli. Aveva postato su Facebook le tappe del suo percorso e tutto sembrava procedere come uno si aspetterebbe da un viaggio di vacanza. Una foto da Cannes, una dalle Ramblas di Barcellona. E poi quello che nessuno si aspetta: la morte di un giovane uomo, padre e compagno di vita della madre dei suoi figli.
Abbiamo passato la sera e la notte cercando di mantenerci lucidi, a comunicare ai colleghi e ai conoscenti più stretti la notizia e tutti mi chiedevano se fosse uno scherzo macabro o la realtà. E poi abbiamo iniziato a leggere le pubblicazioni dei giornali online che fanno a gara a raccogliere quante più notizie, foto o video di questo giovane italiano morto in un attentato terroristico a Barcellona.

È una tragedia che ci colpisce sotto tanti aspetti, uno più drammatico dell'altro. Ci immedesimiamo nella compagna Martina, che con la forza di una giovane mamma si troverà davanti prove che nessuno dovrebbe mai sostenere. Ci mettiamo nei panni del piccolo Alessandro, che si prepara a iniziare le scuole elementari con la consapevolezza che la vita sua e della famiglia non sarà più la stessa. E poi pensiamo alla piccola Aria, che non ha negli occhi la scena tremenda ma che non conoscerà mai il suo papà.

Bruno era un punto di riferimento per tutti quelli che lo hanno conosciuto. Per noi di Tom's Hardware era una colonna portante. Chiunque entrava in contatto con lui, che si trattasse di clienti, fornitori o star del web, restava colpito dalla sua gentilezza e dalla sua professionalità. Aveva una fame insaziabile di conoscenza ed era un vero smanettone, uno di noi, anche se poi aveva deciso dedicarsi a tempo pieno al marketing e alle vendite, di cui era diventato responsabile. E in quel ruolo non ho mai conosciuto una persona più capace. Amava studiare ogni aspetto della propria vita e professione, era un lettore insaziabile e un avido ricercatore della perfezione.

Abbiamo conversato per ore e ore sui sistemi di produttività e sviluppo personale e ci scambiavamo consigli di letture. Era inoltre un punto di riferimento costante anche per chi dovesse smanettare su computer, software o piattaforme web. Portava sempre con sé un kit di emergenza ed era in grado di risolverti ogni problema, in qualsiasi momento, anche se non gli competeva. Perché Bruno era una persona veramente generosa e di cuore. Che riusciva a condurre una ricca vita familiare e una brillante carriera professionale con un equilibrio che gli invidierò sempre.

Personalmente, sento mancare il terreno sotto i piedi. Ogni volta che avevo un problema o una questione complessa che mi arrovellava, ne parlavo con lui. E non si parlava solo di business, anzi. Discutevamo di educazione dei bimbi, di vaccini, di medicina alternativa, di alimentazione naturale, di diete e di preparazione fisica. Non so come farò a sopportare la vista della sua postazione di lavoro vuota in ufficio e penso a quanto mi mancherà questo compagno di vita e di carriera. E poi realizzo che è un pensiero egoista perché ora tutto quello che conta e che è importante è dare il massimo supporto alla famiglia, per la quale ci sarò e ci saremo sempre.

Riposa in pace Bruno, ti ricorderemo per sempre. Siccome sei stato un maestro di vita, ti giuro che trarrò anche da questo tuo ultimo atto sulla terra una lezione profonda. E sarai sempre nei miei pensieri ogni volta che sentirò la necessità di una voce amica, come se fossi sempre a disposizione, come lo sei sempre stato, a ogni ora del giorno e in qualsiasi momento.

Articolo commemorativo


La Rambla di tutti noi
Colpiti i simboli nella via dei turisti e dei ricordi

di CONCITA DE GREGORIO per La Repubblica 

I simboli, tutti. Non basta dire “il cuore”, non serve a niente dire il cuore, non spiega. Ogni città ha molti cuori, per chi la vive. Non serve nemmeno dire “il centro”, e fare esempi: come il Pantheon, Times Square, come Place Vendome, Syntagma. Quello non è il centro di Barcellona. Forse geografico, sulla cartina: solo quello. Chi ci vive non va lì la sera. Nessuno che abiti a Barcellona direbbe: ci vediamo a Canaletas. Troppi turisti, troppa gente di passaggio a ogni ora.
È un’altra cosa, quel luogo. È la rotta del turismo. È l’incrocio di ogni foto-ricordo. È l’abbecedario dei simboli della città: di cui gli abitanti sono saturi, i turisti avidi. Mi chiedono: dicci quel pezzo di strada cos’è.
La Rambla, cos’è. La Rambla de las Flores, che da plaza Catalunya scende verso la statua di Colombo, al mare. Un marciapiede al centro, questa è una rambla, e le due strade che corrono in direzioni opposte ai lati. Devo tornare ai ricordi d’infanzia per spiegarlo. Alla città che era. Ripercorro la rotta del furgone bianco con la memoria di trent’anni fa. I simboli, tutti. In calle Pelai, da dove il van è arrivato girando a destra, c’era la vecchia sede della Vanguardia. Il giornale più antico della città, il giornale di tutti. Oggi c’è una banca, mi sembra. Da calle Pelai ci si ferma al semaforo di plaza Catalunya, per forza. A sinistra la Piazza. La fontana al centro, las palomitas, le colombe: il posto dove le nonne portavano i nipoti a dare il pane raffermo bagnato a las palomas che scendono sulla mano e non fanno male, se non hai paura. El Corte Ingles, che vuol dire “il taglio inglese”, il grande magazzino più famoso di Spagna. I grandi edifici dei negozi di articoli musicali, di elettronica. I grandi marchi internazionali, Fnac, Apple.
A destra le Ramblas. Simbolo numero uno: la fontana di Canaletas, che dà il nome a quel tratto di strada. Piccola, se non lo sai non la noti. Però la leggenda dice che se bevi quell’acqua a Barcellona ci torni, e tutti i turisti la bevono. Ci si danno appuntamento di anno in anno, gli stranieri: ci vediamo a Canaletas. I tifosi del FC Barcelona, i vecchi, si trovano ancora lì a festeggiare le vittorie della squadra perché un tempo, molti anni fa, negli anni 30 del secolo scorso, c’era un giornale sportivo, lì, La Rambla, che esponeva fuori dalla finestra i risultati delle partite.
Simbolo numero due: la Rambla stessa: a destra il Liceu, che bruciò e fu ricostruito in tempo record, il più antico negozio di strumenti e spartiti della città, naturalmente modernista, a sinistra la Casa degli Ombrelli che segna l’ingresso al barrio Gotico: il quartiere della Cattedrale e dei palazzi del governo, delle vecchie churrerie, il quartiere dove prima del risanamento delle Olimpiadi le ragazzine si prostituivano ai portoni e davvero era proibito, dai padri e dai nonni, andare la sera. La casa degli Ombrelli giapponesi, che si chiama casa Cuadros, ha un drago cinese sull’angolo che incanta. La disegnò Vilaseca i Casanovas, architetto catalano. C’era un albergo a ore una volta, dicevano i vecchi. Oggi, di nuovo, una banca. Simbolo numero tre, la Boqueria. Il mercato storico. A destra scendendo verso il mare, l’ingresso al quartiere del Raval. Nessun turista che passi da Barcellona può evitare il rosone di vetro liberty che dà accesso alla Boqueria. Si compra jamon serrano, si fotografano i banchi del pesce con le signore che ti chiamano reina, princesa, mi amor. Al Raval, quartiere di immigrazione oggi anche di studios di artisti, nel luogo dove i turisti ieri hanno trovato ricovero c’è il Macba, museo di arte contemporanea disegnato da Richard Meier e paradiso degli skaters, e una delle sedi della Central, la più bella libreria di Spagna — sempre piena di gente. Il luogo dove il furgone si è fermato, simbolo numero quattro, vede a terra un disegno di Joan Mirò. Mirò, Barcellona. Blu rosso e giallo. Mirò. Non c’è molto da dire su quanto Mirò sia il simbolo contemporaneo di Barcellona: ti accoglie all’aeroporto.

Infine, l’ora. Le cinque della sera. Chissà se il conducente del furgone omicida conosce Garcia Lorca. Non importa. Quello che conta, per la Spagna, è che qualcosa che accade a Las cinco de la tarde è qualcosa di definitivo. Non somiglia a niente, quell’ora. È il tempo in cui il tempo si ferma. La morte del torero, simbolo numero cinque. E infine la politica, per gli amanti del genere. Barcellona alla vigilia di un referendum sull’indipendenza che il governo centrale non vuole, non ammette. La città della politica è lì, a cento metri. Ada Colau, sindaca nata dai movimenti degli sfrattati, è stata la portavoce e l’anima degli Indignados che il mondo intero ricorda nelle immagini in Plaza Catalunya, appunto. Accampati ad occupare il luogo simbolo delle rotte turistiche, ed è contro l’eccesso di turismo consumista che la giunta Colau lavora con una politica contro i subaffitti, i bassi costi, i fast food. Un momento delicatissimo, per la città e per la Generalitat. Simbolo numero sei: il luogo dove si lotta oggi per l’indipendenza, l’autodeterminazione. Puidgemont, il presidente “Simon Bolivar suo malgrado”, l’arcinemico di Rajoy, lavora a cinquecento metri da lì. Ma chissà se questo, se anche questo i terroristi lo avevano messo nel conto. O se bastava invece colpire la fontanella di Canaletas, sfiorarla a tutta velocità, per dire eccoci: siamo qui. Barcellona non si ferma, questa è la risposta. Sulla Rambla, stanotte, scende chi non ci va mai, chi sceglie ogni giorno altri cuori e altri centri. A Canaletas, mi scrivono, ci vediamo tutti. Alla fontana.

Abbiate cuore!