sabato 12 agosto 2017

TG Coreano


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Tg Coreano

Appello

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Appello di padre Alex Zanotelli (è missionario italiano della comunità dei Comboniani, profondo conoscitore dell'Africa e direttore della rivista Mosaico di Pace) ai giornalisti italiani (pubblicato su Avvenire del 20 Luglio 2017):

"Rompiamo il silenzio sull’Africa."

Non vi chiedo atti eroici, ma solo di tentare di far passare ogni giorno qualche notizia per aiutare il popolo italiano a capire i drammi che tanti popoli africani stanno vivendo

Scusatemi se mi rivolgo a voi in questa torrida estate, ma è la crescente sofferenza dei più poveri ed emarginati che mi spinge a farlo. Per questo, come missionario e giornalista, uso la penna per far sentire il loro grido, un grido che trova sempre meno spazio nei mass-media italiani, come in quelli di tutto il modo del resto.

Trovo infatti la maggior parte dei nostri media, sia cartacei che televisivi, così provinciali, così superficiali, così ben integrati nel mercato globale.

So che i mass-media , purtroppo, sono nelle mani dei potenti gruppi economico-finanziari, per cui ognuno di voi ha ben poche possibilità di scrivere quello che veramente sta accadendo in Africa.

Mi appello a voi giornalisti/e perché abbiate il coraggio di rompere l’omertà del silenzio mediatico che grava soprattutto sull’Africa.

È inaccettabile per me il silenzio sulla drammatica situazione nel Sud Sudan (il più giovane stato dell’Africa) ingarbugliato in una paurosa guerra civile che ha già causato almeno trecentomila morti e milioni di persone in fuga.

È inaccettabile il silenzio sul Sudan, retto da un regime dittatoriale in guerra contro il popolo sui monti del Kordofan, i Nuba, il popolo martire dell’Africa e contro le etnie del Darfur.

È inaccettabile il silenzio sulla Somalia in guerra civile da oltre trent’anni con milioni di rifugiati interni ed esterni.

È inaccettabile il silenzio sull’Eritrea, retta da uno dei regimi più oppressivi al mondo, con centinaia di migliaia di giovani in fuga verso l’Europa.

È inaccettabile il silenzio sul Centrafrica che continua ad essere dilaniato da una guerra civile che non sembra finire mai.

È inaccettabile il silenzio sulla grave situazione della zona saheliana dal Ciad al Mali dove i potenti gruppi jihadisti potrebbero costituirsi in un nuovo Califfato dell’Africa nera.

È inaccettabile il silenzio sulla situazione caotica in Libia dov’è in atto uno scontro di tutti contro tutti, causato da quella nostra maledetta guerra contro Gheddafi.

È inaccettabile il silenzio su quanto avviene nel cuore dell’Africa , soprattutto in Congo, da dove arrivano i nostri minerali più preziosi.

È inaccettabile il silenzio su trenta milioni di persone a rischio fame in Etiopia, Somalia , Sud Sudan, nord del Kenya e attorno al Lago Ciad, la peggior crisi alimentare degli ultimi 50 anni secondo l’ONU.

È inaccettabile il silenzio sui cambiamenti climatici in Africa che rischia a fine secolo di avere tre quarti del suo territorio non abitabile.

È inaccettabile il silenzio sulla vendita italiana di armi pesanti e leggere a questi paesi che non fanno che incrementare guerre sempre più feroci da cui sono costretti a fuggire milioni di profughi. (Lo scorso anno l’Italia ha esportato armi per un valore di 14 miliardi di euro!).

Non conoscendo tutto questo è chiaro che il popolo italiano non può capire perché così tanta gente stia fuggendo dalle loro terre rischiando la propria vita per arrivare da noi. 

Questo crea la paranoia dell’“invasione”, furbescamente alimentata anche da partiti xenofobi. 

Questo forza i governi europei a tentare di bloccare i migranti provenienti dal continente nero con l’Africa Compact , contratti fatti con i governi africani per bloccare i migranti.

Ma i disperati della storia nessuno li fermerà. 

Questa non è una questione emergenziale, ma strutturale al sistema economico-finanziario. L’ONU si aspetta già entro il 2050 circa cinquanta milioni di profughi climatici solo dall’Africa. Ed ora i nostri politici gridano: «Aiutiamoli a casa loro», dopo che per secoli li abbiamo saccheggiati e continuiamo a farlo con una politica economica che va a beneficio delle nostre banche e delle nostre imprese, dall’ENI a Finmeccanica.

E così ci troviamo con un Mare Nostrum che è diventato Cimiterium Nostrum dove sono naufragati decine di migliaia di profughi e con loro sta naufragando anche l’Europa come patria dei diritti. Davanti a tutto questo non possiamo rimane in silenzio. (I nostri nipoti non diranno forse quello che noi oggi diciamo dei nazisti?).

Per questo vi prego di rompere questo silenzio-stampa sull’Africa, forzando i vostri media a parlarne. Per realizzare questo, non sarebbe possibile una lettera firmata da migliaia di voi da inviare alla Commissione di Sorveglianza della RAI e alla grandi testate nazionali? E se fosse proprio la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI) a fare questo gesto? Non potrebbe essere questo un’Africa Compact giornalistico, molto più utile al Continente che non i vari Trattati firmati dai governi per bloccare i migranti?

Non possiamo rimanere in silenzio davanti a un’altra Shoah che si sta svolgendo sotto i nostri occhi. Diamoci tutti/e da fare perché si rompa questo maledetto silenzio sull’Africa.



Italia, 2017 D.C.


Calabria, super-ferie per il Consiglio (e 6 sedute nel 2017)
Il 29 giugno l’ultima riunione degli eletti in Regione Si riprende l’11 settembre. Da gennaio 20 ore di aula

di ANDREA GUALTIERI per Repubblica

Ben venga la fibrillazione politica che ha fatto slittare le sedute convocate per l’8 e il 9 agosto. Per i consiglieri regionali calabresi l’appuntamento, a questo punto, è fissato per l’11 settembre. E così, intanto, possono godersi una vacanza di due mesi e mezzo. L’ultima riunione dell’assemblea legislativa risale infatti al 29 giugno: due ore e quattro minuti di impegno per votare dodici proposte di legge, undici provvedimenti amministrativi e un pugno di nomine e mozioni, oltre a una breve commemorazione del calabrese Stefano Rodotà. Tutto a ritmo serrato, prima del congedo per una pausa tanto lunga da indurre due parlamentari di Forza Italia, Mario Occhiuto e Jole Santelli, a presentare un’interrogazione al ministro degli Affari regionali.
E se d’estate l’agenda si svuota, nel resto dell’anno non è certo fitta. Nel 2017 il Consiglio si è riunito appena sei volte: una al mese da gennaio a marzo, due a maggio e una, appunto a fine giugno. Leggendo i verbali si scopre che, in questi sette mesi e mezzo, l’aula consiliare è stata impegnata per 1.199 minuti: uno in più e si sarebbe toccato il picco poco vertiginoso delle venti ore di attività. Per avere un metro di confronto, i colleghi lombardi nello stesso arco temporale sono stati convocati ventitré volte, quelli dell’Emilia Romagna quattordici, quelli campani dodici. In Piemonte hanno eguagliato in poco più di un mese estivo il numero di sedute che i calabresi hanno messo insieme nei 227 giorni tra Capodanno e ferragosto. E alla Regione Lazio si sono riuniti addirittura dieci volte tra luglio e l’inizio di agosto, periodo nel quale gli scranni di Palazzo Campanella erano già chiusi per ferie.
L’annata in corso non è nemmeno un’eccezione per la politica regionale calabrese: il 2016 ha chiuso con sedici sedute, il 2015 con quindici. Al contrario, sono costantemente da brividi i ritmi con i quali vengono sfornate le leggi. Il Consiglio ne ha approvate quarantasette l’anno scorso e quest’anno è già arrivato a quota trentadue, contro le diciannove di Emilia Romagna e Lombardia e le otto della Regione Lazio. Norme che vanno dalla programmazione dell’attività teatrale alla semplificazione amministrativa, dalla revisione dei consorzi di bonifica alla realizzazione di impianti golfistici. E che rischiano però di incepparsi quando toccano i temi più insidiosi. Come quella che voleva reintrodurre pensione e trattamento di fine mandato per i consiglieri, ritirata dopo un’ondata di indignazione popolare. O quella sui referendum per la fusione dei Comuni, che ha causato alla prima applicazione un ricorso al Tar perché non si riuscirebbe a chiarire cosa fare quando solo uno dei paesi coinvolti nella consultazione si pronuncia contro l’accorpamento.

Verrebbe da dire che in media si approva una legge ogni trentasette minuti, se non fosse che nel frattempo si riesce a dare il via libera anche a un’infinità di provvedimenti amministrativi. Tempo per discutere i testi? Pochissimo. E zero sedute dedicate a question time con la giunta. Ma non va meglio nelle commissioni: quella che nel 2017 si è riunita di più è la terza, che deve fare i conti con la sanità indebitata e disastrata e ha quindi inanellato dieci convocazioni. Per il resto, i consiglieri della quarta commissione (che si occupa di territorio e ambiente) si sono incontrati nove volte, gli altri viaggiano sotto alla media di una convocazione al mese. Sommando queste ultime alle sei sedute dell’aula ed escludendo chi fa parte di più commissioni, fanno una dozzina di giorni trascorsi a Palazzo Campanella da gennaio a oggi. Eccetto le assenze giustificate, ovviamente.

Video



Bob Sinclar in città ha generato pareri a volte discordanti.

Nel video qui sotto ascoltiamo uno di questi.

Clicca per vedere il video

venerdì 11 agosto 2017

Sotto l'ombrellone


Intruppati al solito, circondati dalle notizie di caldo afoso, di temporali abnormi, di fiumi in secca, di frutta da mangiare per non morire d'insolazione, ci prepariamo ad affrontare la settimana top estiva ferragostiana con lo zainetto appeso al cuore, ove abbiamo riposto le nostre ansie, i progetti, le aspettative mentre, come in ogni era, il tic tac biologico compiendo un altro giro annuncia, quasi spavaldo, che un estate in meno avremmo da gustare sul totale, preordinato, da messer Fato. 
Che abbiamo dentro lo zaino? 
Inutilità elevate a dogmi, paure trasformate in certezze, sensi di colpa, vere piaghe da curare e, soprattutto, rassegnazione. A 'sto giro è andata così, parrebbe ascoltare nelle viscere profonde il nostro io. 
Rassegnazione per il moto perpetuo, non eterno, abitudinario in cui, assuefacendoci, siamo costernati dall'aver perso la cloche per cui ci rendiamo conto di non aver alcun comando di direzione della nostra esistenza la quale, come una macchina slittante sul ghiaccio, sembrerebbe essere divenuta ingovernabile e, mestamente, sbattente sui molteplici respingenti eretti da chi (o cosa) tendenzialmente ansima e spera di vederci immutabilmente così, sostanzialmente allergici ai cambiamenti e, soprattutto, alle novità.

Assuefatti alle invereconde tragedie del buongusto politico, recitate senza dignità da chi smania per eternamente occupare posti di potere. Hanno vinto per KO sulle nostre coscienze. Non ci hanno fatto votare per molto tempo e ora che lo devono fare, pongono regole liberticide, antidemocratiche scegliendo loro, per noi, i futuri rappresentanti per lo più già cariati, sviliti, inglobati in questa infausta corsa verso il lucro di casta. 

Assuefatti alla volgarità dilagante che permette ad un presunto evasore che ha portato i suoi beni all'estero, di insegnarci il significato di vacanze, ossia il culto del lusso senza un perché, infoiando menti a sostituire un buon libro con qualche tirata di nari tra una danza squallida a ritmo di martello pneumatico, osannante eroi medioevali, autentiche scoregge dell'Intelletto, profeti dell'annientamento culturale della razza. 

Assuefatti alla mercificazione del bello confuso, ad hoc, con un rimbambimento generale di sinapsi per uno stordimento degenerante in un'accettazione di valori, di soprusi, di violenze culturali portanti intere generazioni a ridere delle loro miserie, trasformando in badanti giovani senza ormai più speranza, per una società dedita alla ricerca dell'imbecillità, autentica autostrada per la casta padrona dell'impero deviante tutti noi verso il traguardo agognato, il Nulla. 

Assuefatti all'inattività di mente e cuore, delegati ad altri divenuti simboli dell'efficienza moderna, in verità il male più temibile di ogni epoca, l'Immoto culturale.

Assuefatti ad andar dietro a chicchessia, perché chiunque ne sa più di noi, in ogni campo, persino quello scientifico. E se un balordo grida che i vaccini fanno male, smerdiamo medici e ricercatori, perché colui che neppure è laureato ne sa più di loro, parlando dal Web. E chi parla dal Web, si sa, è profeta. 

Assuefatti al Bastardismo, una corazzata di tale potenza mediatica riuscente a penetrare ogni individuo per inoculargli certezze, in realtà baggianate, come la consapevolezza che per avere la pace si debba combattere, oppure il fatto che le banche possano, anzi, debbano defraudare i propri clienti perché è nella loro natura, nel loro dna, comprare titoli spazzatura per dilapidare fortune nelle tasche di pochi, lasciando moltissimi in braghe di tela, come l'ottantina di miliardi volatilizzati nell'ultimo decennio testimonia. 

Assuefatti al rigido dogma Pil per cui siamo chiamati a moltiplicare l'acquisto di ogni bellezza donataci dal Capitale, pronti a soffrire pur di non mancare l'ennesimo acquisto di qualsivoglia beltà, innovazione tecnologica, pur sapendo che molti congegni diabolici in circolazione hanno vita breve e prefissata, affinché il bidone della spazzatura possa accoglierla velocemente, facendoci librare la carta di credito per un nuovo e salutare acquisto.

Assuefatti al granitico convincimento che le cure mediche debbano costare, che gli uomini e le donne di questo pianeta possano curarsi bene solo se in possesso di un egregio conto in banca, fedeli eternamente all'immarcescibile convincimento che le multinazionali farmaceutiche siano in mano a pochi eletti i quali, per dissetare la spasmodica arsura lucrosa appagante la smodata ricerca della divinizzazione del proprio ego, imporranno costi medici a prezzi stratosferici per molti. 

Questo zainetto lo portiamo con noi nell'assolata settimana di vacanze. Proni e silenti non vediamo l'ora di riaprirlo allorché rincontreremo madama Abitudine che ci vuole tanto bene e, accudendoci, ha già preparato per noi il prossimo giro di ruota. 
Il solito.    

Constatazione


Angelo Cambiano non è più sindaco di Licata. Paladino delle demolizioni di case abusive, durante quel periodo gli incendiarono due auto, è stato sfiduciato. Anche dai suoi compagni di maggioranza, tra cui sei alfaniani, che non sono alieni ma molto peggio. Questo perché a novembre in Sicilia ci sono le elezioni regionali. E il voto di chi compie abusi è basilare, visto che sono tantissimi. E Alfano in Sicilia porta molti voti. E il Bomba lo corteggia. Tra i conati di molti.

giovedì 10 agosto 2017

Amarcord


Mentre poco distante iniziava lo spettacolo atteso dalle genti, che porterà alcuni verso mezzanotte a domandarsi a voce alta "ma non canta? Muove solo i piatti e mixa?", palesando la stessa sensazione di vedere l'idraulico arrivarti a casa per il guasto e sdraiarsi sul divano gustandosi su Discovery un programma sull'uso corretto della chiave a pappagallo, mentre accanto accade tutto ciò, con l'intermittente rimbombo a stantuffo emarginante tale sconquasso alla coclea nel recinto del rumore, entrando in passeggiata Morin avvisto il classico gioco dei barattoli da abbattere con pistole e fucili ad aria compressa per vincere l'ambito ninnolo, vedi Peppone e l'avvenente giostraia. Accedo ai premi, e tra le possibilità c'è anche lui, sferico e colorato, ansioso di rimbalzare per la gioia di molti. Lo scelgo e mi emoziono per i ricordi che emana, per le epiche sfide senza fine, per la passione da sempre scatenata, le corse, l'abilità crescente, la tenacia, l'ardire. Il magico sinistro da troppo tempo in letargo fibrillava quasi come se le frattaglie sonore in arrivo da piazza Autan, producessero effetti benefici mentre, era evidente, solo la vista dello sferico giocattolo provocava tale sisma muscolare. E con l'amico Marco, dopo trent'anni sono tornato nella Piazza Europa, proscenio di anni calcistici da sempre ricordati con tenerezza, per fare due passaggi oramai, purtroppo, inusuale spettacolo in quel luogo. E nel breve tempo di qualche tocco ecco fermarsi un giovanissimo attratto dalla sfera, e poi un altro. Serata strana rievocante tempi oramai biblici, certamente atipica, frizzante. Stasera si replica. Chi volesse raggiungerci è sempre bene accetto!