sabato 1 luglio 2017

Dixit


"Venuta la sera, mi ritorno in casa, et entro nel mio scrittoio;
et in su l'uscio mi spoglio quella veste cotidiana, piena di fango, et di loto, et mi metto panni reali et curiali; et rivestito condecentemente entro nelle antique corti degli antiqui huomini, dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo, che solum è mio, et che io nacqui per lui; dove io non mi vergogno parlare con loro, et domandarli della ragione delle loro actioni; et quelli per loro humanità mi rispondono; et non sento per 4 hore di tempo alcuna noia, sdimenticho ogni affanno, non temo la povertà, non mi sbigottisce la morte; tucto mi transferisco in loro."


(Niccolò Machiavelli)

Articolo


IL PERSONAGGIO
Woodcock, l’ultimo nemico pubblico nel Paese dei furfanti

di Massimo Fini

Ora possiamo tirare un respiro di sollievo, rilassarci, abbiamo trovato finalmente il responsabile di tutte le malefatte italiane: è il pubblico ministero Henry John Woodcock. Questo magistrato, attualmente di stanza a Napoli, da cui è partita l’inchiesta sulla Consip, è sotto inchiesta della Prima commissione del Csm, presieduta dal “laico” Giuseppe Fanfani Pd, e per “incompatibilità ambientale” potrebbe essere trasferito ad altra sede, preferibilmente il più lontano possibile dalle Procure che contano, ma anche da quelle che non contano perché la sua storia dice che è capace di far danni ovunque.

Prima di occuparci del “caso Woodcock” due parole sul Csm. I nostri Padri costituenti, che uscivano dal periodo fascista, vollero una Magistratura autonoma e totalmente indipendente dal potere politico, ma perché non fosse completamente avulsa dalla società stabilirono che l’organo di controllo sull’operato dei singoli magistrati, il Csm appunto, fosse composto per 2/3 da giudici togati, cioè magistrati, e per 1/3 da dei “laici” scelti dal Parlamento fra “professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati dopo quindici anni di esercizio”. I nostri ingenui Costituenti non potevano immaginare che la democrazia sarebbe stata sostituita, nel giro di pochi anni, dalla partitocrazia. E così i partiti hanno immesso nel Csm i loro uomini, travestiti da “professori di università e avvocati”, in modo da poter controllare ed eventualmente innocuizzare magistrati troppo ficcanaso e poco graditi. Mi ricordo il precedente del pretore di Piacenza, Angelo Milana, che verso la fine degli 80, qualche anno prima che iniziasse Mani Pulite, osò fare un’inchiesta analoga a quelle che sarebbero state poi condotte da Di Pietro e dagli altri pm di Milano: arrestò per corruzione due sindaci che avevano guidato la città, uno socialista, l’altro comunista, e un importante imprenditore, Romagnoli. Apriti cielo. Contro Milana si sollevò tutto “l’arco costituzionale” e non, anche il vescovo di Piacenza scagliò i suoi evangelici fulmini contro l’incauto pretore che fu deferito al Csm che, compiacente o indirettamente colluso, ne propose il trasferimento nella non esattamente vicina Trieste. Milana era un vecchio magistrato e disse: “Se volete che la corruzione continui a dilagare indisturbata e impunita, sapete qual è la novità? Io me ne vado in pensione”.

Woodcock è stato fin dall’inizio, da quando era pm a Potenza, la “bestia nera” di tutti i poteri forti e meno forti. Ha inquisito politici di ogni colore, imprenditori, banchieri, prosseneti, “piquattristi”. Non a caso di origine inglese (lo è il padre), non ha mai rilasciato, che io ricordi, interviste o dichiarazioni. Inattaccabile da questo punto di vista, i berluscones, che lo hanno sempre detestato, non sapendo che pesci pigliare, non trovarono di meglio che far pubblicare dal giornale di famiglia, Il Giornale, una fotografia del magistrato in sella a una moto, segno inequivocabile che era un personaggio borderline e inaffidabile. Cosa che ricorda la vicenda di un altro giudice, Raimondo Mesiano, che aveva condannato la gang berlusconiana a risarcire De Benedetti per lo scippo della Mondadori, e che un programma Mediaset pedinò fino a immortalarlo su una panchina mentre fumava una sigaretta e al fondo dei pantaloni gli si vedevano dei calzini di color celeste, segno anche qui inequivocabile di un qualche disturbo mentale.

Naturalmente a Woodcock è stata mossa l’accusa che alcune delle sue inchieste sono finite “nel nulla”. In via preliminare bisogna ricordare a quella massa di ignoranti e deficienti che sono diventati, in ogni settore, gli italiani, che la magistratura requirente e quella giudicante svolgono due funzioni diverse. Il pm agisce nella fase delicata e inevitabilmente incerta delle indagini preliminari e poi porta le sue ipotesi di reato, con relativi indizi, davanti a un giudice “terzo” che ne valuta, con criteri diversi – quelli propri della magistratura giudicante – l’attendibilità e la validità. Può accadere benissimo che il pm nella sostanza abbia colto nel segno, che chi ha ritenuto colpevole lo sia realmente, ma che il Gip o Gup che dir si voglia non giudichi gli elementi raccolti sufficienti per rinviarlo a giudizio. Per anni abbiamo sentito, e ancora continuiamo a sentire, questo refrain: se il Gip o Gup accetta le ipotesi di reato del pm, allora vuol dire che si è “appiattito” sulla Procura; se non le accoglie, è il pm a essere un mascalzone.

Ritorniamo a Woodcock. Se si va poi a ben guardare, si vede che le sue inchieste “finite nel nulla” lo sono perché i reati di sono stati nel frattempo depenalizzati o innocuizzati con leggi “ad personam” o “ad personas”, o sono caduti in prescrizione, o le sue indagini sono state trasferite. Il problema dell’Italia non è Woodcock. É che nell’ex Bel Paese chiunque, in qualsiasi settore, si metta di traverso agli affari di “lorsignori” deve essere, in un modo o nell’altro, eliminato.

Così mentre Woodcock è sotto inchiesta del Csm, il “delinquente naturale” Silvio Berlusconi, condannato in via definitiva per una frode fiscale scontata con una pena ridicola, e ricondannato, sia pur in primo grado, per aver corrotto con 3 milioni di euro il senatore De Gregorio (processo poi finito in prescrizione in appello, ma da cui molto difficilmente avrebbe potuto tirarlo fuori anche il più abile degli avvocati, come fece Franco Coppi che riuscì a convincere la Corte che il funzionario della Questura di Milano, Pietro Ostuni, che ricevette sei telefonate da Parigi dall’allora premier Berlusconi perché affidasse la minorenne Ruby a Nicole Minetti che a sua volta la affidò a una prostituta ufficiale, contro il parere del pm minorile Annamaria Fiorillo – unico soggetto legittimato a decidere sulla questione – non era stato intimidito, ma si era intimidito da solo) e dopo aver ridicolizzato l’immagine dell’Italia con le sue corna, le sue gaffe a ripetizione e la sua inguaribile trivialità, potrebbe ridiventare, con i soliti inciuci, ma legalmente, presidente del Consiglio della Repubblica Italiana. E le recenti elezioni amministrative vanno in questo senso. E ce lo saremo meritato. Perché siamo diventati, oltre che di furfanti, un popolo di vigliacchi, di asini al basto, di pecore belanti da tosare, incapaci di reagire e ribellarsi.

L’altra sera sono stato all’Hangar Pirelli di Milano a un concerto di Goran Bregovic, il musicista di molte colonne sonore dei film di Kusturica. È un serbo-croato, tosto come tutta la gente dei Balcani. In passato compose anche una sorta di inno al kalashnikov. Adesso, invecchiando, si è un po’ acquietato. Ma la sua musica, soprattutto quando entrano le trombe, è sempre trascinante. Tanto che molti dei giovani che erano nella vastissima sala hanno lasciato le sedie per mettersi a ballare. Verso la fine Bregovic ci ha chiesto di accompagnarlo: “Noi, prima di entrare in combattimento urliamo un motto”, e ce ne ha dette le parole in slavo. “Mi pare che da voi si dica ‘All’attacco!’. Bene: a queste mie parole, gridate anche voi ‘All’attacco!’”. Lo abbiamo fatto. Ma il nostro “All’attacco!” era così misero, flebile e smorto che bastava, di per sé, a far e a farci capire che non siamo più adatti al combattimento. Possiamo solo ballare.

Ma che ha?



Pasticcio alla Bomba


Quindi han sbagliato pure il ddl penale, firmato dal ministro Orlando in cui, oltre al blocco delle intercettazioni penalmente irrilevanti, viene proposto l'estinzione del reato per condotte riparatorie, per la gioia dei soliti delinquenti. Saranno state le baruffe, le panzane lanciate in aria dai seguaci del Bomba, ma tra le leggi che subiranno modifiche, peggiorative, c'è anche quella contro lo stalking, legge scritta da Mara Carfagna ed approvata ai tempi del Puttanesimo. Circa la metà delle infrazioni inerenti lo stalking, saranno estinguibili grazie al DDL di Orlando, il quale, ridestatosi, ha deciso di intervenire "per evitare qualunque possibilità di equivoco interpretativo si deve agire riconsiderando la punibilità a querela prevista nella legge del 2009 (legge Carfagna)

Il commento finale, al solito, lo lascio a Marco Travaglio:

"Insomma, per l'ennesima volta il centrosinistra è riuscito nell'impresa di peggiorare una legge di B. e di farci rimpiangere la Carfagna che, al confronto di Boschi&C, è Cavour."

venerdì 30 giugno 2017

Dikiarazione


Angela Merkel contraria ai matrimoni omosessuali approvati oggi in Germania:"Per me il matrimonio è fondamentalmente un'unione tra uomo e donna. Anche mia moglie è d'accordo con me."

Clapclapclapclap!!!

Si, e l'Akragras in Champions! 
Da notare che hanno posizionato i loro amichetti di Forza Italia prima della Lega pur con percentuale inferiore! Si volaaaa!



Articolo illuminante


venerdì 30/06/2017
Emergenza politicanti

di Marco Travaglio

Parole, parole, soltanto parole. Parole del governo sull’immigrazione: sulla Libia finalmente stabile e in grado di fermare gli sbarchi, ospitare centri di controllo e smistamento; sul raddoppio dei rimpatrii degli irregolari (inesistenti sia prima sia dopo il “raddoppio”); sull’Europa che “deve aiutarci”, anche se i trattati che abbiamo beotamente firmato e ratificato prevedono il contrario. Parole dell’Europa sull’aiuto all’Italia e l’accoglienza condivisa per quote fra gli Stati. Parole anche ieri, dopo i 20 mila nuovi arrivi in Sicilia negli ultimi tre giorni. La Merkel, che in casa sua almeno il suo dovere l’ha fatto accogliendo un milione di siriani, afghani e limitrofi in due anni, dice “aiuteremo l’Italia, ci sta proprio a cuore questa necessità”. Il presidente della commissione Ue Jean Claude Juncker, a un’ora pericolosamente tarda del mattino, assicura che “Italia e Grecia sono eroiche e non possiamo abbandonarle”. Il premier spagnolo Mariano Rajoy promette “qualsiasi aiuto possibile all’Italia”. Ma il migliore è Emmanuel Macron, il gattopardo parigino creato in laboratorio per fingere di cambiare tutto lasciando tutto com’è, ultimo idolo dei nostri pidini che s’erano bevuti le promesse di un’Europa a tre teste Germania-Francia-Italia, anzi di un “asse Roma-Parigi”, che ci rispedisce al mittente 400 migranti a Ventimiglia e ci fa pure la supercazzola: “Noi sosteniamo l’Italia”, ma solo ai profughi con diritto d’asilo, mentre “l’80% sono migranti economici” e per loro non è previsto nulla, salvo la solita pacca sulla spalla e la solita mancetta per smazzarceli da soli.

Parole, parole soltanto parole che la dicono lunga su quanto conta in Europa il governo italiano, quello che ogni due per tre finge di “battere i pugni” come Fantozzi: zero. E di quanto vuote suonino le ennesime giaculatorie delle nostre cosiddette autorità. “Così l’immigrazione non è più gestibile”, scopre Mattarella nel suo periodico risveglio dal letargo. “Chiuderemo i porti alle navi non battenti bandiera italiana”, minaccia il Viminale, ma tutti sanno che la pistola è scarica: la regola o la prassi che abbiamo sempre accettato è che le navi private delle Ong che “salvano” cioè prelevano i migranti anche in acque libiche devono fare rotta sui porti più “sicuri”: non certo quelli maltesi, tunisini, spagnoli o francesi, ma i soliti, quelli siciliani. Basterebbe una sola nave respinta dall’Italia che vaga, carica di disperati, donne incinte e bambini allo stremo, per destare il giusto scandalo internazionale, come quella del film Exodus carica di ebrei scampati ai campi di sterminio e rifiutati da tutti.

Finché dura il trattato di Dublino-2, spensieratamente accettato dai governi di destra e sinistra, è il paese di primo approdo che deve farsi carico dell’accoglienza. Siamo prigionieri di una gabbia che noi stessi (anzi, i nostri sciagurati governi) abbiamo contribuito a costruire e nessuno ha interesse a scardinare. Il nostro peso specifico nella presunta Unione è quello di una piuma, vista l’incapacità dei nostri politici di fare politiche europee, dopo mille vertici con l’“emergenza immigrazione” all’ordine del giorno: arraffiamo posti, poltrone e strapuntini (la Mogherini-Moscerini responsabile della politica estera di un’Europa senza politica estera; Tajani presidente dell’Europarlamento) e continuiamo a contare come il due di coppe, salvo per la flessibilità sui nostri conti sfasciati e le nostre banche sbancate: elemosine elargite per arginare l’orda dei barbari populisti e tenere in piedi questa classe politica di incapaci. Che, dietro il comodo alibi dell’Europa matrigna, possono continuare a riempirsi la bocca di “solidarietà” e “accoglienza”, a scaricare i migranti sui sindaci affamati dai tagli, a demonizzare Lega e 5Stelle salvo poi parlare la loro stessa lingua. E se il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro segnala che qualcosa non va nella privatizzazione dei soccorsi delle Ong, negli sconfinamenti in acque libiche, nell’inspiegabile scelta dei soli porti italiani per gli sbarchi di natanti con bandiera del Belize, della Spagna, di Malta, e chiede che lo Stato sia presente sulle navi con la polizia giudiziaria per evitare che qualcuno faccia il furbo, ma anche per riuscire a beccare gli scafisti piantati sulle spiagge libiche e lieti di subappaltare gratis il lavoro alle benemerite organizzazioni, allora si attacca lui: zitto tu, certe cose non si dicono, se no la gente capisce.

E non si cambia nulla neppure sull’accoglienza, anch’essa privatizzata e in mano a enti caritatevoli, ma anche alle coop modello Buzzi & Carminati. La marea dei migranti viene stipata in centri provvisori per visite e impronte, poi chi non è già fuggito viene spedito nei comuni, e lì i più si danno alla macchia perché sanno di non aver diritto all’asilo e di dover essere rimpatriati. Milena Gabanelli aveva proposto di ricondurre l’accoglienza sotto lo Stato: usare i tanti mega-edifici pubblici vuoti (caserme ecc.), senza ingrassare i privati con affitti da strozzo. E lì identificare i migranti e, in attesa di espellere chi dev’essere espulso e di inviare ai comuni chi ha diritto a restare, insegnar loro la lingua e un mestiere, come in Germania, anziché lasciarli bighellonare e talvolta delinquere nei quartieri popolari, addosso agli italiani più poveri e spaventati alimentandone l’intolleranza e la rabbia. Il ministro-sceriffo Minniti le rispose che era una soluzione “razionale, ma troppo costosa”. Così continuiamo con le soluzioni irrazionali che sembrano a buon mercato, ma in realtà sono infinitamente più care: come in tutte le altre emergenze (terremoti, frane, incendi), intervenire dopo costa il triplo che farlo prima. Forse l’emergenza migranti è irrisolvibile. Ma l’emergenza politicanti è risolvibilissima. Alle prossime elezioni.