Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
mercoledì 21 giugno 2017
Che meraviglia!
Guardate questa foto, scattata durante una pausa delle riprese del film "Il Buono, il Brutto e il Cattivo"
Il grande Eli Wallach si riposa con il cappio al collo leggendo un giornale che non c'è più "Paese Sera"
E il titolo?
Assolti!
Una foto fantastica. Unica ed inimitabile!
Buona estate!
Oramai è nella tradizione, una specie di panettone natalizio, il miglior modo per augurarvi una buona e sana estate!
Nelle sere azzurre d'estate, andrò per i sentieri,
Punzecchiato dal grano, a calpestare erba fina:
Trasognato, ne sentirò la freschezza ai piedi.
Lascerò che il vento mi bagni il capo nudo.
Non parlerò, non penserò a niente:
Ma l'amore infinito mi salirà nell'anima,
E andrò lontano, molto lontano, come uno zingaro,
Nella Natura, - felice come con una donna.
(Sensazione - A.Rimbaud)
Zoom
Il problema non sono gli uomini, molti dei quali capaci e meritevoli di lode. Il nocciolo sta nella mancanza di Alternanza Politica, pilastro della democrazia, evitante la calcificazione di anomali substrati di figuri dediti alla mercificazione del pensiero per un'inamovibilità sfociante nel dannoso ed illiberale consociativismo. (Caspita! Bella frase! D'altronde l'ispirazione è proprio grande! Sono lì dal 1972! A quei tempi l'appena cresimato Buren giocava ancora con ARCHI e frecce!)
martedì 20 giugno 2017
Articolo
Ne uccide più la solitudine del caldo
di Massimo Fini
L’estate si avvicina minacciosamente. “La vecchiaia inizia quando l’estate invece che una promessa di felicità diventa una preoccupazione” ho scritto nel mio libro Il ribelle. Per me, quando ero ragazzo, l’estate e il mare hanno sempre coniugato la parola proibita: felicità. E questo sentimento era comune ai miei coetanei. Sto rimettendo a posto i miei ‘45 giri’ (vinile purissimo). Quasi tutte le canzoni d’amore dell’epoca sono ambientate d’estate al mare (Sapore di sale di Gino Paoli, Una rotonda sul mare di Fred Bongusto, Abbronzatissima di Edoardo Vianello) oppure la rimpiangono o l’attendono con ansia (“Come un giorno di sole fa dire a dicembre/l’estate è già qui” canta Patty Pravo).
Per i vecchi l’estate cambia completamente di segno. Le passioni d’amore, con i loro struggimenti, sono ormai alle spalle o se qualche traccia ne rimane è talmente affievolita da non avere più nulla a che vedere con l’età in cui le slacciavamo, con dita tremanti, i bottoni della camicetta. Ma la questione non è questa. Sta nel fatto che l’estate acuisce tutti i problemi, drammatici, anche se occultati da una Scienza e da una pubblicistica ingannevoli e non innocenti, della tetra vecchiaia e al cui centro, almeno in Occidente, sta la solitudine.
In Europa solo il 3,5% dei vecchi vive con i propri figli e i nipoti. Però d’inverno, e nelle stagioni contigue, i figli rimangono in città, ti restano in qualche modo vicini, qualche volta ti permettono di portare i nipotini ai giardini e di non stare perennemente a guardare, come un babbeo, con le mani incrociate dietro la schiena, i ‘lavori in corso’. Ma d’estate i figli e i nipoti se la filano in vacanza. Anche i vicini se ne vanno. E la tua casa piomba in un silenzio tombale. Rotto solo dalle sirene delle autoambulanze che si fanno più acute perché anche la città, con meno macchine, è più silenziosa. E i vecchi rabbrividiscono. Perché, per un singolare paradosso, non sentono il caldo, si disidratano e a ogni suono di sirena pensano: la prossima volta potrebbe toccare a me. Ma il killer più pericoloso resta la solitudine. Secondo una recente ricerca la solitudine uccide più di 15 sigarette al giorno. Non si tratta naturalmente della solitudine per scelta che è quella che puoi fare da giovane, traendone anzi un sottile piacere anche perché sai che puoi interromperla in ogni momento. Ma la solitudine dei vecchi non è una scelta, è una condizione sociale. Ed ecco che allora bisogna darsi da fare, trovare qualcuno, uno qualsiasi, con cui passare e “ammazzare il tempo” essendo consapevoli che è il Tempo che sta ammazzando noi e che stiamo spendendo malamente gli ultimi spiccioli che ci restano. Terribile, veramente terribile, è la condizione del vecchio nella società moderna. Un tempo viveva in una famiglia allargata, circondato dall’affetto dei numerosi figli e degli ancora più numerosi nipoti, delle zie rimaste nubili che non mancavano mai e accudito dalle donne di casa per il tempo, fortunatamente breve (la medicina tecnologica non si era ancora inventata l’accanimento terapeutico) in cui non era più in grado di badare a se stesso. Nella società contadina, a prevalente tradizione orale, il vecchio era il detentore del sapere, rimaneva fino all’ultimo il capo della famiglia, conservava un ruolo e la sua vita un senso. Nella società agricola il vecchio è il saggio, in quella industriale e ancor più in quella digitale è un relitto.
E il suo avvilimento è aggravato da quell’istituto crudele che solo la razionalità moderna poteva creare, la pensione (“E adesso vai a curare le gardenie, povero, vecchio e inutile stronzo”). Perso da un giorno all’altro il ruolo sociale, per quanto modesto, che aveva avuto nella vita non gli resta che attendere la morte e sollevare così la società da un peso divenuto intollerabile. L’estate provvederà a un salutare sfoltimento dei ranghi.
Appunti
Vademecum per domenica 25 giugno
-medita sulla parola Alternanza, pilastro della democrazia, callifugo ripulente le decennali incrostazioni frutto di un'inamovibilità da Guinness.
-medita su come si possano accumulare enormi debiti vendendo acqua.
-medita su come si possa fare un ospedale solo per abbattere quello già esistente al fine di distruggerne anche l'ultimo piano, costato circa tre milioni di euro e mai messo in funzione perché non strutturalmente a norma.
-medita sul rifacimento di piazza Dondolo (ex Europa) andando a vedere le strane ed eccentriche posture di coloro che vi si siedono, non essendo cestisti.
-medita sul rifacimento di piazza Autan e sulla più alta concentrazione di zanzare italiana, sfanculante l'Oltrepò Pavese.
-medita su come viva e vegeti alle tue spalle un'intellighenzia snobista benpensante, appoggiatasi in questi lustri all'immarcescibile potere locale, divenuta faro per chi nella vita non ha fatto mai un cazzo, se non puppare fingendosi compartecipe delle disparità sociali.
-medita su come sei riuscito a vivere così a lungo senza impazzire nel regno del Consociativismo Perfetto, dove il potere locale è stato di proprietà della simil sinistra ed il borsellino posizionato saldamente nelle mani dell'altra sponda, per un'intesa perfetta travalicante ideali e decoro.
-medita e vai al mare (come ai tempi del referendum sulle trivelle) lasciando che i consociativisti seppelliscano i consociativisti.
Dixit
"Il Partito Democratico voterà NO perché vuole lo stadio della Roma; sembrerà una contraddizione, ma non lo è perché questa delibera purtroppo bloccherà la procedura."
(Giulio Pelonzi - consigliere PD Comune di Roma)
P.S. Alle prossime elezioni NON voterò il Bomba perché lo vorrei di nuovo sulla tolda!
Iscriviti a:
Commenti (Atom)

