domenica 18 settembre 2016

Richiesta


Richiedo ufficialmente, quando sarà il momento, di venir seppellito qui!

 

Citazione alcolica


"La fine del presente del vino è il presente della sua scomparsa. Guardiamo, sentiamo e mettiamo in bocca; gli aromi arrivano a noi e noi riconosciamo la loro molteplicità: limone, melone, mela cotogna, mela, pera, pesca, fragola, lampone, ribes rosso, ribes nero, ciliegia, mora, mirtillo, prugna, frutti esotici, fico, datteri, agrumi, frutta candita, mandorla, nocciola, susina, acacia, biancospino, miele, cera, pesca, quercia, affumicato, caffè, pane tostato, cannella, vaniglia, liquirizia, pepe, peperone, noce moscata, fieno, bosso, humus, fungo, tartufo, foglie cadute, pietra focaia, silice, selvaggina, ventre di lepre, cuoio, pelliccia... e la lista non è esaustiva! 
Nei suoi atomi più sottili, si trova concentrato il mondo intero: il minerale, il vegetale, l'animale, i fiori, le spezie, la frutta, il legno. Nel vino, tutto gira come un vortice. In questo liquido ritroviamo l'evoluzione della Natura che, dentro la bottiglia, si trasforma seguendo il ritmo imposto dal tempo cosmico: il verde di un limone, la morbidezza di un germoglio di caprifoglio, la voluttà di un fiore d'acacia, la potenza del frutta, la prugna, la pesca, l'albicocca, lo zucchero quando matura, il suo diventare cotto, marmellata, purea, il persistere in bocca del frutto secco. In un bicchiere si gioca in scala ridotta ciò che un giorno è stato giocato in grande nell'universo: l'alchimia di tutti gli atomi, come quando, un giorno, le lettere si riuniscono per formare una poesia di Rimbaud."

(Il Cosmo - Michel Onfray)

Nella notte


Chissà lo stato d'animo dei parenti di Fulvio Olivandi, morto assieme alla moglie tra le macerie post terremoto a Pescara del Tronto, nella loro villa distrutta dal sisma. Chissà che scocciatura aver dovuto avvisare le forze dell'ordine che quella casa, in realtà, era un forziere, con milioni di euro in oro nascosti nelle intercapedini della casa. 
I poveretti, di professione orefici a Roma, specializzati nel compro oro, riponevano sacchetti, minuziosamente catalogati, nascondendoli nella casa al centro del paese. La magistratura ha aperto un'inchiesta, sequestrando l'abnorme quantità del nobile metallo. Ricettazione? Traffico illecito? Nessuno lo può dire ancora. Resta l'ansia dei parenti per la ricerca del tesoro e la prevedibile guerra d'eredità. E le sagge parole evangeliche a non accatastare tesori. Perché a volte arriva proprio come un ladro nella notte.

Equiparare


Equiparerei, come demotivatore di sinapsi, l'inizio del Grande Fratello Vip al raduno leghista di Pontida.
No?

Data


Chissà cosa ci aspetterà, che dovremo subire,  cosa s'inventeranno per divinizzare quel giorno, quella data storica, per molti, indifferente per altri. No, non sono a parlare del giorno del referendum, bensì del 18 ottobre. Che succederà quel giorno? 
Il Bomba verrà ricevuto da Obama, per il saluto finale, essendo il Premio Nobel per la Pace, conferitogli sulla parola nel 2009 e da lui nobilitato con l'intervento in Siria, alla fine della sua carriera politica. 
Avete minimamente idea di quanto elio scorrerà in Rai nei giorni che precederanno l'evento? Quante lingue rinsecchite, quanti turiboli fumiganti spargenti incenso dondoleranno davanti al nostro condottiero di Rignano? Reduce dall'incazzatura europea ove pare abbia battuto i pugni sul tavolo, rimproverando duramente Merkel ed Holland e sminuendone di conseguenza il loro peso europeo (questa è la versione Unità; altre fonti invece narrano che il nostro, a seguito della sfuriata, pare sia stato mandato a letto senza cena da Angela la quale, sembrerebbe, abbia pure vietato ai cuochi di preparare le mele cotogne cotte, che il Bomba deve necessariamente prendere su consiglio/ordine della teutonica, al fine di combattere la fastidiosa stipsi), il Bomba sa perfettamente che un'ottima, precisa, perfetta, onnicomprensiva e totalizzante copertura mediatica dell'evento, può invertire la tendenza al diniego nel referendum. 
Per questo, lasciate dignità e professionalità nei magazzini romani, molti mezzi busti, pennivendoli, fantasticatori, immaginatori, della tipologia "rondolino ++" stanno preparandosi ad enfatizzare così tanto l'Incontro, da ridurre, al confronto, lo sbarco sulla Luna ad una passeggiata rocciosa un pochetto insipida. Ci saranno dirette interminabili, con webcam persino dentro il rotolo di carta igienica. Ci saranno commenti da vietare ai diabetici tanto sdolcinatamente stucchevoli. Tutto questo per andare in visita al decadente Deputy del potere più grande al mondo, quello delle multinazionali armigere americane, in procinto di traslocare per termine del secondo mandato: Sbarack Obama appunto.

sabato 17 settembre 2016

Descrizione


"A un capo della tavola c'era una grassa oca scura, all'altro, su un fondo di carta arricciata ricoperto di rametti di prezzemolo, c'era un enorme prosciutto, privato della cotenna e cosparso di briciole di pane, con un bel fiocco di carta attorno all'osso; accanto c'era un pezzo di manzo speziato. Tra le due estremità rivali correvano file parallele di contorni: due cupolette di gelatina, rossa e gialla; un piatto basso pieno di blocchi di biancomangiare e marmellata rossa; un grande vassoio verde a forma di foglia con il manico a fare da gambo, su cui erano ammucchiate montagnette di uva passa e mandorle pelate; un altro vassoio uguale su cui era posato un compatto rettangolo di fichi di Smirne; una ciotola di crema ricoperta di noce moscata grattugiata; una coppetta piena di cioccolatini e bonbon avvolti in carta oro e argento; e un vaso di vetro in cui erano infilati lunghi gambi di sedano. Al centro del tavolo stavano, come sentinelle di una fruttiera che sosteneva una piramide di arance e mele americane, due caraffe di cristallo tozze e antiquate, una contenente del porto e l'altra dello sherry scuro. Sul pianoforte a tavolo chiuso, del pudding stava in attesa in un enorme piatto giallo e, alle sue spalle, c'erano tre plotoni di bottiglie di birra scura e chiara e di acque minerali, allineati in base al colore delle loro uniformi, i primi due neri, con le etichette marrone e rosso, il terzo e più sparuto bianco, con fusciacche verdi sul petto."

(I morti - James Joyce)

Normalità


Dai non lo fare!!! Non scrivere niente! Poi dicono che sei fuori dal tempo, che critichi solo per dir qualcosa! Non farlo! Sai bene che ognuno è libero di far quel che vuole! 
Dopo aver captato questi consigli di coscienza, fermo restando la libertà personale non invadente le altre, posso dire che vedere entrare nel bar un abitué con il braccio fasciato mi ha creato un mix di inquietudine e curiosità? Un'ustione? Una caduta? No: un tatuaggio! Precisamente una mongolfiera, da 180 euro. Mostrava fiero il trofeo, come un tempo s'esibivano le medaglie appuntate sul petto. E la ragazza del bar, deca-trafitta lo ha accolto con la stessa simpatia con cui salutammo gli americani nel '45. 
Continuavo imperterrito nella lettura della Gazza allorché un altro astante, dopo aver confessato di non averne sul corpo, e rimirato con sorpresa quasi fosse Roy Batty ed i suoi replicanti, ha innescato la miccia.
Infatti: "anch'io non ne ho!"
Bulbi oculari spalancati, come le bocche, espressioni attonite ricordanti il viso di Spencer Tracy in "Indovina chi viene a cena?" allorché conobbe il dott. Prentice, fidanzato della figlia. 
"Non hai un tatuaggioooo?" quasi come se fossi entrato in una fumeria d'oppio in Thailandia chiedendo un chinotto!
Il problema non è averne o non averne. È farmi sentire strano nella normalità, cazzo! Esci di casa con il braccio fasciato come se avessi un nasello comprato al mercato e mi guardi come se lo strano fossi io? E no! Rigetto tutto quello che sia imposto da qualcuno. Mi stanno sui coglioni non coloro che seguono le mode, bensì quelli che ti credono un extra terrestre se non le segui!
E ho detto tutto!