domenica 11 settembre 2016

Inconcepibile


Come un "Chi" o un "Dove" qualsiasi, Repubblica a pag 2 pubblica lo scoop della sindaca Raggi a far spesa con scorta! Mamma mia che news! Calabrolesi non poteva pubblicar di meglio! La poveretta doveva andare il Vaticano e ha disertato l'incontro. Terribile! Già l'Osservatore Romano parla di Roma abbandonata! 
Parlando di Oltretevere ci si aspettava in tre mesi almeno un miracolo: pulizia, cialtroni alla porta, ordine, bus in orario. E invece niente! Sciagurata di sindaca! Sorge anche un dubbio: non avran paura i prelati di incominciar a pagare balzelli dovuti? Ad affittare le sterminate proprietà con regolare contratto e marca da bollo?
Ahhhh saperlo!

 

Possibile?


Vuoi vedere che le alte menti Atc, han considerato chiusa la stagione balneare, riducendo le corse e permettendoci di declamar "si sta come sardine sull'autobus per Lerici?"
Goretta! Checché ne dica il calendario anche oggi fanno 30 gradi! Va a finire che le chance per la candidatura a sindaco aumenteranno! Tra le sardine! E qualche altro portale!

 

Vincitore


Come non farsi venire in mente il Prof.Guidobaldo Maria Riccardelli e il suo cineforum aziendale proiettante la Corazzata Kotiomkin, difronte al vincitore del Festival del cinema di Venezia, il regista filippino Lav Diaz con il suo film "The Woman Who Left", quattro ore di durata in bianco e nero, a detta dei critici molto lento e bonomelliano?
Non riesco però a delineare il giusto confine tra cinema di cassetta e capolavoro, tra coloro che degustano la settima arte con cultura e chi, per stagliarsi nettamente, tra una verticale di Krug e l'altra, e soprattutto vivendo di questo, cerca forsennatamente la dietrologia, il riferimento, l'accostamento, lo smarcamento per continuare a detenere il pass culinario post-proiezione, l'assegno mensile che il titolo di critico cinematografico elargisce loro.
Ricordo che tanti anni fa, mosso da un'insana voglia culturale, da una spinta figlia di una sinapsi inusuale, andai all'Odeon, ora scomparso, a vedere un film, di tre ore, del maestro Ernst Ingmar Bergman. Entrai al pomeriggio e prima dell'inizio dell'ultima proiezione la maschera, preoccupata, mi scosse credendomi defunto! 
Non sono infatti attrezzato, da sempre, per carpire la bellezza di un film d'autore, con i suoi silenzi, i suoi dialoghi apparentemente scialbi, incolori, con la volontà del regista di differenziare trama, sceneggiatura al fine di stordire, di rimpicciolire, di svilire lo spettatore quasi a voler comunicare, invitare ad un nozionismo esasperato, castale, esclusivista.
L'Arte richiede preparazione, studio, coerenza intellettiva, discernimento.
Altro invece è tentare di escludere, di eludere molti per garantirsi fette di notorietà, di esclusivismo, di appartenenza ad harem culturali al fine di compiacersi.
Non so se questo film e la sua vittoria a Venezia sia dovuta a bellezza o ad utilitarismo pro critico. Forse non lo saprò mai. Riecheggiano però in cervice le parole di colui che ritengo un grande, checché ne dicano gli abili frequentatori di verticali, del Cinema e il suo Ragioniere Ugo, allorché emise il giudizio sull'ennesima proiezione della Corazzata. Ma non le dirò. Perché non l'ho visto e, soprattutto, per star alla larga da club con bollicine, sigari e giacche in velluto con optional foulard, ricercanti esasperatamente il bello e il nozionismo fine a se stesso.
Cin cin!