domenica 11 settembre 2016

Vincitore


Come non farsi venire in mente il Prof.Guidobaldo Maria Riccardelli e il suo cineforum aziendale proiettante la Corazzata Kotiomkin, difronte al vincitore del Festival del cinema di Venezia, il regista filippino Lav Diaz con il suo film "The Woman Who Left", quattro ore di durata in bianco e nero, a detta dei critici molto lento e bonomelliano?
Non riesco però a delineare il giusto confine tra cinema di cassetta e capolavoro, tra coloro che degustano la settima arte con cultura e chi, per stagliarsi nettamente, tra una verticale di Krug e l'altra, e soprattutto vivendo di questo, cerca forsennatamente la dietrologia, il riferimento, l'accostamento, lo smarcamento per continuare a detenere il pass culinario post-proiezione, l'assegno mensile che il titolo di critico cinematografico elargisce loro.
Ricordo che tanti anni fa, mosso da un'insana voglia culturale, da una spinta figlia di una sinapsi inusuale, andai all'Odeon, ora scomparso, a vedere un film, di tre ore, del maestro Ernst Ingmar Bergman. Entrai al pomeriggio e prima dell'inizio dell'ultima proiezione la maschera, preoccupata, mi scosse credendomi defunto! 
Non sono infatti attrezzato, da sempre, per carpire la bellezza di un film d'autore, con i suoi silenzi, i suoi dialoghi apparentemente scialbi, incolori, con la volontà del regista di differenziare trama, sceneggiatura al fine di stordire, di rimpicciolire, di svilire lo spettatore quasi a voler comunicare, invitare ad un nozionismo esasperato, castale, esclusivista.
L'Arte richiede preparazione, studio, coerenza intellettiva, discernimento.
Altro invece è tentare di escludere, di eludere molti per garantirsi fette di notorietà, di esclusivismo, di appartenenza ad harem culturali al fine di compiacersi.
Non so se questo film e la sua vittoria a Venezia sia dovuta a bellezza o ad utilitarismo pro critico. Forse non lo saprò mai. Riecheggiano però in cervice le parole di colui che ritengo un grande, checché ne dicano gli abili frequentatori di verticali, del Cinema e il suo Ragioniere Ugo, allorché emise il giudizio sull'ennesima proiezione della Corazzata. Ma non le dirò. Perché non l'ho visto e, soprattutto, per star alla larga da club con bollicine, sigari e giacche in velluto con optional foulard, ricercanti esasperatamente il bello e il nozionismo fine a se stesso.
Cin cin!

giovedì 8 settembre 2016

Dimenticanza


Credo che l'insigne scienziato  Piergiorgio Odifreddi nel suo dizionario della stupidità si sia dimenticato di menzionare alla lettera "i" la voce:
Imbelle matematico ateo: colui che smania vedere altri credere in "Qualcuno", che i suoi "sen fì-cos delta" categoricamente smentiscono e, a meno di squallide forme di integralismo ovunque presenti, l'astio gli obnubila la fulgida mente, facendogli dimenticare un teorema antico come il mondo: 
x=fatti i caz(2)i tuoi.
Con la cotangente naturalmente!

Giogo


Lungi da me di elaborare un'epitome sugli usi e costumi di questi tempi. Lungi da me il giudicare gli altri. Ma la rappresentazione teatrale a cui ho assistito sull'autobus da Lerici alla città, merita di essere approfondita, se non altro per la causa comune di levar gioghi e quant'altro. O almeno provarci.
Seduto ed appisolante, vengo portato in realtà da due ragazze, senz'altro minorenni. Appena sedutisi difronte a me, una delle due, imprecando alla portuale, inveiva sul fatto di non essersi riuscita a truccare. Come a truccare? Ma se sei bella, avrei voluto esclamare. Ed ecco tirare fuori un kit, un astuccio capiente ed iniziare l'operazione, lunga, precisa, con movimenti delle mani simili a quelli di un orafo. Prima un tubetto da cui usciva qualcosa color crema di zabaione, spalmata con grazia e arte su tutta la faccia; indi una polvere simile a quella desertica, passata con un pennello largo, molto largo; infine qualcos'altro che non ho identificato, forse mascara, e il rossetto. Tempo totale: circa 15 minuti. 
Ripeto era bella, a mio parere non avrebbe avuto bisogno di nulla. La signora anziana accanto a me, ha seguito tutta l'operazione con una faccia che diceva tutto, forse troppo. Nessun commento vocale. 
Ora non è per dire. Parla uno che ieri all'annuncio dell'arrivo dell'iphone 7 e delle cuffiette senza fili, ha galoppato in casa per la gioia meglio di Preziosa Penelope, vincitrice all'ultimo Palio di Siena!
Siamo tutti dentro il vortice modaiolo. Un giogo silenzioso. Un presentarsi secondo dei canoni, dei riti sempre esistiti, seguendo il volere di Madame L'Oreal e Messer Tecno.
Per il piacere appagante di molti e il potere occulto di pochi. Che esigono simili allupamenti. Riti in "sottomissio culturae".

Ps: comunque il 7 è bellissimo! E poi il 6 inizia a perdere colpi...😱😱😱