Bignami "Di Martedi":
Banca Etruria: vicepresidente fu Pierluigi Boschi padre della ministra, multato per 144.000 euro dalla Banca d'Italia per carenze di organizzazione e controlli interni e per violazione in materia di trasparenza.
Nello stesso posto lavorava il fratello di Maria Elena, Emanuele e la consorte di lui Eleonora.
Imprestò 34 milioni a Mario La Via per costruire imbarcazioni che non hanno mai visto la luce e 15 milioni di euro nel 2013-14 per consulenze, pur essendo gia in difficolta!
Il presidente di Banca Etruria è amico di tal Tiziano Renzi, il cui figlio pare... faccia politica di alta classe. I due, attraverso un complicato giro di società pare fossero anche in affari.
La società del sig. Tiziano Renzi, la Chil Post, ricevette un super prestito, di 400mila euroni da un altro amico direttore di un'altra banca del territorio la BCC di Pontassieve. Il direttore si chiama Marco Lotti, padre di... Luca Lotti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio.
La Chil Post di Tiziano Renzi fallì e il padre di Matteo è tuttora indagato per bancarotta fraudolenta.
Nel 2012 Banca Etruria era in difficoltà e nel 2014 la banca Popolare di Vicenza si offre di comprare le azioni ad 1 euro l'una, che valevano 0,60.
Il consiglio di amministrazione di Banca Etruria rifiuta l'acquisto.
Successivamente nel 2015 il Governo Renzi decide che le banche piccole tipo Etruria vengano trasformate in SpA
Il titolo di Banca Etruria schizza in alto guadagnando il 68%
Pare che l'editore di Repubblica, Carlo De Benedetti abbia gudagnato 600mila euro su questa speculazione.
Repubblica il prossimo 15 gennaio cambierà il direttore: lascia Ezio Mauro e gli subentrerà Mario Calabresi, dicono ideologicamente di area renziana.
Repubblica è il giornale più letto in Italia, assieme al Corriere della Sera, già molto vicino all'Egoriferito di Rignano.
Buonanotte e viva l'Italia!
Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
martedì 15 dicembre 2015
Evento
Il sottosegretario Zanetti che difende la norma introdotta il 13 novembre dal Governo che stabilisce che gli azionisti di una banca non si potranno più rivalere sui dirigenti della stessa, ha compiuto l'impensabile, l'inaudito, l'incredibile! È riuscito a farmi diventare simpatico... Belpietro! Zanetti in foto è quello con gli occhiali da clown che spruzzano acqua! Al suo confronto è più simpatica la melassa sulla federa del cuscino nel buio della camera o un pensiero sulla Natività nella grotta di Betlemme del Card. Bertone!
E con questo ho detto tutto!
E con questo ho detto tutto!
Ingegno
Trovata geniale per non perdere il bagaglio! Utile anche per la valigia per non smarrire il baule!
Articolo illuminante
Se non ci capite più una mazza di banche e rapine (non convenzionali ma fatte dai banchieri) questo articolo di Massimo Fini vi schiarirà le idee!
martedì 15/12/2015
Gli stolti e la rapina che pagheremo tutti
di Massimo Fini
Il risparmiatore è il fesso istituzionale del sistema del denaro. Perché, avendone poco, lo presta, attraverso l’intermediazione delle banche, ai ricchi perché diventino sempre più ricchi. Se poi a costoro le cose van male scaricano i loro debiti, divenuti inesigibili, sulle banche che, a loro volta, li scaricano sui risparmiatori che, in varie forme (conti correnti, obbligazioni) vi han depositato i propri quattrini.
Il fatto è che esiste una regola generale, quella enunciata da Vittorio Mathieu nella sua pregevole Filosofia del denaro: “I debiti, alla lunga, non vengono pagati”. Per questo i grandi imprenditori e finanzieri, che sono quelli che hanno capito meglio il gioco, hanno più debiti che crediti. Basta leggere, con una certa attenzione, i loro bilanci. Per la verità la figura dell’imprenditore è radicalmente e antropologicamente cambiata dopo la Rivoluzione industriale. Un tempo il mercante utilizzava il proprio patrimonio e, conseguentemente, si accollava in prima persona tutti i rischi. Se falliva erano affari suoi. Oggi l’imprenditore, soprattutto il grande imprenditore, rischia il denaro che gli viene prestato dalle banche che a loro volta, come si è detto, mettono a rischio quello che han loro prestato i risparmiatori. È l’intrapresa sulla pelle altrui.
Ma il risparmiatore ha anche un altro grave handicap. Il denaro, poiché è un puro nulla e non ha un valore in sé, intrinseco, ma rappresenta solo una scommessa sul futuro, è estremamente volatile e si sposta in continuazione per andare a cercare la situazione dove è meglio remunerato, con una velocità che è diventata stratosferica da quando, dopo essere stato sganciato definitivamente dall’oro, si è fatto ancor più virtuale e grazie al computer può spostarsi, in quantità enormi, da un settore all’altro. Ma poiché qualsiasi investimento, prima o poi, più prima che poi, va in perdita, l’abilità del finanziere è di abbandonarlo un attimo prima lasciando il cerino acceso ad altri. Questo il piccolo risparmiatore, col suo modesto gruzzolo, non può farlo.
È costretto a immobilizzare il suo capitale, pronto per essere impallinato come un tordo. Questa rapina può essere attuata in due modi. O lentamente, come in una tortura cinese, per esempio con l’inflazione per cui il valore nominale del nostro denaro non corrisponde più a quello reale. O con uno scippo improvviso. La storia è piena di crac non di banchette come Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti, Cari Ferrara, ma di prestigiosi e anche statali Istituti di credito. Si cominciò con l’antica Banca di Copenaghen che fu costretta a sospendere i pagamenti nel 1745; rifondata nel 1791 collassò nuovamente nel 1831; la Banca di Vienna sospese i pagamenti nel 1797 e la Banca di Stoccolma, la prima Banca centrale comparsa nel mondo, nel 1762 pagava soltanto 1/96 dei suoi debiti originari. Poi ci sono i collassi, non di questa o quella banca, ma di un intero Paese: la grande inflazione che colpì gli Stati Uniti dopo la guerra di secessione (al Sud la moneta perse il 98,4 per cento del suo valore) e quella, ancor più devastante, di Weimar che in pochi mesi cancellò l’intero risparmio tedesco, fino al notissimo crollo di Wall Street del ’29. Si potrebbero anche ricordare i bond argentini, il collasso del Messico del 1996 e delle cosiddette ‘piccole tigri’ asiatiche nel ’96-’97. Ma fermiamoci qui.
Un’ulteriore beffa per il normal people contemporaneo è che da una parte gli si chiede imperiosamente di risparmiare per finanziare, attraverso le banche, la produzione e dall’altra, altrettanto imperiosamente, gli si intima di consumare, sempre per tenere in piedi la produzione (come ho già scritto altre volte non produciamo più per consumare, ma consumiamo per poter produrre, siamo i tubi digerenti, i lavandini, i water da cui deve passare il più rapidamente possibile ciò che altrettanto velocemente produciamo, degradati da esseri umani a consumatori). Una mission impossible. Anche se, fra le due scelte, il modo migliore per salvare il nostro denaro è spenderlo, dilapidarlo. Possibilmente a bagasce o al casinò.
Infine si sarà anche vecchi e intorpiditi ma in un mercato in cui il denaro, per i comuni mortali, non dà alcun interesse o, se lo dà, è negativo, si dovrebbe perlomeno diffidare di chi propone guadagni che sfiorano il 10 per cento. Spiace dirlo ma i risparmiatori delle varie Banca Etruria sono stati particolarmente coglioni. E il risultato di questa coglionaggine è che, col ‘decreto umanitario’ varato dal governo, ricadrà sulla testa di tutti i contribuenti. La solita soluzione all’italiana.
martedì 15/12/2015
Gli stolti e la rapina che pagheremo tutti
di Massimo Fini
Il risparmiatore è il fesso istituzionale del sistema del denaro. Perché, avendone poco, lo presta, attraverso l’intermediazione delle banche, ai ricchi perché diventino sempre più ricchi. Se poi a costoro le cose van male scaricano i loro debiti, divenuti inesigibili, sulle banche che, a loro volta, li scaricano sui risparmiatori che, in varie forme (conti correnti, obbligazioni) vi han depositato i propri quattrini.
Il fatto è che esiste una regola generale, quella enunciata da Vittorio Mathieu nella sua pregevole Filosofia del denaro: “I debiti, alla lunga, non vengono pagati”. Per questo i grandi imprenditori e finanzieri, che sono quelli che hanno capito meglio il gioco, hanno più debiti che crediti. Basta leggere, con una certa attenzione, i loro bilanci. Per la verità la figura dell’imprenditore è radicalmente e antropologicamente cambiata dopo la Rivoluzione industriale. Un tempo il mercante utilizzava il proprio patrimonio e, conseguentemente, si accollava in prima persona tutti i rischi. Se falliva erano affari suoi. Oggi l’imprenditore, soprattutto il grande imprenditore, rischia il denaro che gli viene prestato dalle banche che a loro volta, come si è detto, mettono a rischio quello che han loro prestato i risparmiatori. È l’intrapresa sulla pelle altrui.
Ma il risparmiatore ha anche un altro grave handicap. Il denaro, poiché è un puro nulla e non ha un valore in sé, intrinseco, ma rappresenta solo una scommessa sul futuro, è estremamente volatile e si sposta in continuazione per andare a cercare la situazione dove è meglio remunerato, con una velocità che è diventata stratosferica da quando, dopo essere stato sganciato definitivamente dall’oro, si è fatto ancor più virtuale e grazie al computer può spostarsi, in quantità enormi, da un settore all’altro. Ma poiché qualsiasi investimento, prima o poi, più prima che poi, va in perdita, l’abilità del finanziere è di abbandonarlo un attimo prima lasciando il cerino acceso ad altri. Questo il piccolo risparmiatore, col suo modesto gruzzolo, non può farlo.
È costretto a immobilizzare il suo capitale, pronto per essere impallinato come un tordo. Questa rapina può essere attuata in due modi. O lentamente, come in una tortura cinese, per esempio con l’inflazione per cui il valore nominale del nostro denaro non corrisponde più a quello reale. O con uno scippo improvviso. La storia è piena di crac non di banchette come Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti, Cari Ferrara, ma di prestigiosi e anche statali Istituti di credito. Si cominciò con l’antica Banca di Copenaghen che fu costretta a sospendere i pagamenti nel 1745; rifondata nel 1791 collassò nuovamente nel 1831; la Banca di Vienna sospese i pagamenti nel 1797 e la Banca di Stoccolma, la prima Banca centrale comparsa nel mondo, nel 1762 pagava soltanto 1/96 dei suoi debiti originari. Poi ci sono i collassi, non di questa o quella banca, ma di un intero Paese: la grande inflazione che colpì gli Stati Uniti dopo la guerra di secessione (al Sud la moneta perse il 98,4 per cento del suo valore) e quella, ancor più devastante, di Weimar che in pochi mesi cancellò l’intero risparmio tedesco, fino al notissimo crollo di Wall Street del ’29. Si potrebbero anche ricordare i bond argentini, il collasso del Messico del 1996 e delle cosiddette ‘piccole tigri’ asiatiche nel ’96-’97. Ma fermiamoci qui.
Un’ulteriore beffa per il normal people contemporaneo è che da una parte gli si chiede imperiosamente di risparmiare per finanziare, attraverso le banche, la produzione e dall’altra, altrettanto imperiosamente, gli si intima di consumare, sempre per tenere in piedi la produzione (come ho già scritto altre volte non produciamo più per consumare, ma consumiamo per poter produrre, siamo i tubi digerenti, i lavandini, i water da cui deve passare il più rapidamente possibile ciò che altrettanto velocemente produciamo, degradati da esseri umani a consumatori). Una mission impossible. Anche se, fra le due scelte, il modo migliore per salvare il nostro denaro è spenderlo, dilapidarlo. Possibilmente a bagasce o al casinò.
Infine si sarà anche vecchi e intorpiditi ma in un mercato in cui il denaro, per i comuni mortali, non dà alcun interesse o, se lo dà, è negativo, si dovrebbe perlomeno diffidare di chi propone guadagni che sfiorano il 10 per cento. Spiace dirlo ma i risparmiatori delle varie Banca Etruria sono stati particolarmente coglioni. E il risultato di questa coglionaggine è che, col ‘decreto umanitario’ varato dal governo, ricadrà sulla testa di tutti i contribuenti. La solita soluzione all’italiana.
domenica 13 dicembre 2015
Eccola!
Mitica! Arturo Brachetti al suo confronto è uno statico e stantio ometto che si veste sempre uguale!
È stata presentata come quella che nel 2009 urlò che il Partito Democratico doveva cambiare verso.
Si sono dimenticati di aggiungere che subito dopo, Debora urlò anche:
"SCHERZAVOOOOOOO!!!!"
È stata presentata come quella che nel 2009 urlò che il Partito Democratico doveva cambiare verso.
Si sono dimenticati di aggiungere che subito dopo, Debora urlò anche:
"SCHERZAVOOOOOOO!!!!"
Filantropo
Leopolda (live)
Eccolo! Ha avuto la gestione della ristorazione all'Expo senza gara!
Un mito vivente! Un grandissimo amico, un benefattore che sta parlando di fuoco, di internet! Un grande affabulatore. Un leopoldo grato alla toscanità!
Sta osannando gli 80 euro elargiti dal governo, che sono poi il costo di mezzo chilo di farina nella sua Eataly.
Osanna il job act che li permetterà di togliersi dai coglioni dei suoi lavoratori, una volta presi gli aiuti di stato!
Ammirevole filantropo!
Eccolo! Ha avuto la gestione della ristorazione all'Expo senza gara!
Un mito vivente! Un grandissimo amico, un benefattore che sta parlando di fuoco, di internet! Un grande affabulatore. Un leopoldo grato alla toscanità!
Sta osannando gli 80 euro elargiti dal governo, che sono poi il costo di mezzo chilo di farina nella sua Eataly.
Osanna il job act che li permetterà di togliersi dai coglioni dei suoi lavoratori, una volta presi gli aiuti di stato!
Ammirevole filantropo!
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