Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
domenica 1 marzo 2026
Analisi
Usa e israele cercano un alibi contro l’Iran
Come volevasi dimostrare. Il governo terrorista di Israele ha attaccato l’Iran. Ha potuto continuare la sua politica criminale non solo nei confronti dei palestinesi di Gaza e Cisgiordania, ma anche nei confronti degli Stati vicini, in virtù dell’incondizionato sostegno degli Stati Uniti. L’attacco è partito, come nella guerra dei 12 giorni del giugno 2025, mentre erano ancora in corso negoziati diplomatici tra Washington e Teheran sul nucleare. Il ministro degli Esteri iraniano, Araghchi, aveva dichiarato, in seguito all’ultimo round di Ginevra, che l’Iran non voleva arricchire l’uranio a scopi militari e che la bomba nucleare non era un obiettivo del suo Paese. Si ricorda che l’Iran, diversamente da Israele che detiene la bomba nucleare illegalmente, ha firmato il Trattato di non proliferazione nucleare nel 1968, in base al quale ha il diritto all’arricchimento dell’uranio a fini civili. E che l’Iran ha firmato nel 2015 il trattato sul nucleare (Jcpoa) con i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza Onu più la Germania e l’Ue, si è autocostretto a un arricchimento del 3,5% di uranio, sottoponendosi alle ispezioni dell’Aiea. Trump è uscito unilateralmente dal Jcpoa nel 2018 per cui dal punto di vista giuridico l’Iran era svincolato dagli impegni presi e rispettati in precedenza con riferimento al tetto di arricchimento di uranio. Nel 2025, poco prima dell’attacco illegale di giugno, la direttrice dell’intelligence nazionale Usa, Tulsi Gabbard, aveva dichiarato che non esistevano prove di un arricchimento dell’uranio in Iran in grado di permettere la fabbricazione della bomba nucleare.
Di nuovo, minando la fiducia nella diplomazia, nel diritto internazionale e agendo come strumento di un fascismo autoritario internazionale, Israele, con l’autorizzazione se non l’attiva complicità statunitense, ha bombardato l’interlocutore dei negoziati. Del resto Netanyahu aveva esplicitamente dichiarato il suo scetticismo su una possibile mediazione e richiesto, senza remore e pubblicamente, una capitolazione dell’Iran, pretendendo zero arricchimento dell’uranio anche a fini civili e lo smantellamento di tutte le strutture esistenti a tal fine, la rinuncia alla difesa missilistica e alle alleanze nella regione.
Per coerenza saranno soddisfatte le destre europee, la diaspora iraniana che vuole tornare alla libertà col figlio dello Scià Reza Pahlavi (dittatore dispotico che governava con una sorta di Gestapo, la terribile polizia segreta Savak) e l’opinione pubblica progressista europea, che con un timing ammirabile è scesa in piazza per i diritti degli iraniani contro il governo teocratico, proprio mentre Mossad e Cia organizzavano un cambio di regime a Teheran.
Non facciamoci manipolare dal gioco tra il poliziotto buono e quello cattivo. Mi aspetto che i socialisti europei, i liberali, la burocrazia europea, personaggi come l’ex ministro degli Esteri svedese, Carl Bildt, sempre sulla cresta dell’onda ed emblema delle élite progressiste, brutta copia dei Dem statunitensi, condannino l’attacco israeliano e trumpiano, contrario al diritto internazionale, ma continuino con la demonizzazione, anche in questo tragico momento, dell’Iran. Non ci caschiamo. Si tratta della stessa classe politica e di servizio della maggioranza Ursula. Demonizzano la Russia, l’Iran, il Venezuela e Cuba perché vogliono le guerre destinate a proteggere l’egemonia in declino del dollaro. Se non si riconosce l’avversario come interlocutore, se non si comprendono le sue ragionevoli preoccupazioni di sicurezza, non vi può essere mediazione o diplomazia.
Per ora non è chiaro quante vittime innocenti e funzionari del governo iraniani siano stati colpiti. Il fine è chiaro. Provocare la reazione di Teheran, per poter avere l’alibi di intervenire più massicciamente. La leadership iraniana ha più volte dichiarato che la risposta, diversamente dal giugno 2025, non sarebbe stata contenuta. Il rischio di danni e vittime israeliane e statunitensi è notevole. Se Washington interverrà pesantemente saremo di fronte a un conflitto regionale, con la chiusura dello Stretto di Hormuz e conseguenze disastrose per l’economia internazionale. La Turchia e la Giordania, che pure avevano cercato di evitare il conflitto, potrebbero essere coinvolte almeno per l’utilizzo degli spazi aerei come gli Emirati e il Qatar, complici dichiarati della tracotanza israelo-americana. Aspettiamoci i commenti preteschi di analisti benpensanti che come la burocrazia europea chiederanno a entrambe le parti moderazione, pronti ad attribuire la maggiore responsabilità ai cattivi della regione, soprattutto in caso di risposta che provochi vittime israeliane e nelle basi Usa.
Intanto i 75.500 morti palestinesi sono dimenticati, le vittime sono silenziate ovunque e la domanda di una società civile sgomenta per il ripristino del diritto, dello Stato, di una politica non dominata dagli oligarchi, di inchieste veritiere sui crimini della “Epstein élite” e del traffico di minori, resta inascoltata.
Senza giustificazioni
sabato 28 febbraio 2026
Meno di un rutto
Nessuna novità
Nulla di nuovo, è la specialità della casa del Boia difeso dall’Occidente, Biondina e cialtroni al seguito inclusi.




