Ah beh, allora se c’è anche lui ad elevare il livello culturale, di per sé già altissimo, un pensierino quasi quasi lo farò pure io… ci fosse anche Carlo Rubbia sarebbero al top!
Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
sabato 3 ottobre 2026
Gramsci chi?
Forza Italia si piglia Gramsci: deve aver frainteso i suoi Quaderni dalla cella
Passi (o meglio: sia obliata) l’appropriazione di Gramsci da parte di CasaPound, i “fascisti del Terzo millennio” con spiccate velleità intellettuali; passi pure, si fa per dire, lo scippo del co-fondatore del Partito Comunista d’Italia da parte dei Fratelli della stessa Italia, che – dopo aver saccheggiato Tolkien, ascritto Dante alla destra, lottato per Pino Insegno su Raidue, profanato il cadavere di Pasolini (come già i renziani con le imbarazzanti scuole di partito intitolate al povero intellettuale, ai tempi in cui erano convinti di avere qualcosa da insegnare a qualcuno) – si è accorta che per fondare l’egemonia culturale di destra occorreva depredare quella di sinistra; ma che Forza Italia, il partito di Fininvest, sfrutti la memoria di Antonio Gramsci, morto nel 1937 dopo 11 anni di sofferenze patite in carcere per la stupidità e la ferocia del regime fascista, è davvero grottesco. E non perché il partito di Berlusconi e Dell’Utri sia più fascista delle altre due formazioni, anzi; ma perché non risulta sia composto da filosofi e letterati (forse nemmeno da lettori), né a dire il vero di aspiranti tali. Comunque, il prossimo fine settimana si terrà a Milano “L’ottimismo della volontà”, una tre giorni di convegni promossi dal partito per – così leggiamo – “costruire proposte, ascoltare il mondo produttivo e affrontare le grandi sfide che attendono l’Italia che ha bisogno di fiducia, coraggio e idee capaci di diventare scelte concrete”.
Gramsci su Ordine nuovo (e poi nei Quaderni dal carcere), citando il drammaturgo francese Romain Rolland, contrapponeva all’ottimismo della volontà il pessimismo della ragione: intendeva dire che ciascun individuo ha il dovere morale di agire per modificare lo stato delle cose, che pure non può essere ignorato. Si trattava, e si tratta anche oggi, di vedere lucidamente le storture della società capitalista, la parte della struttura che il filosofo tedesco Adorno chiamava “il negativo”, e poi di rivolgere la disperazione individuale all’azione collettiva necessaria alla ribellione della classe operaia. Praticamente il programma di Forza Italia. Ma come gli è venuto in mente, di spacciare un meeting motivazionale aziendale per una chiamata al popolo? Pensavamo che gli elettori di FI fossero già ottimisti, con quegli Isee. Ironia della sorte, sempre Adorno disse: “Essere ottimisti è da criminali”: ecco, forse come riferimento culturale questo è più adatto al caso.
Pane al pane
La figlia d’arte
Spiace per i festeggiamenti dei 90 anni di B. Ma quando un palazzinaro milanese costruisce le sue prime fortune con società rette da prestanomi e barcate di contanti di provenienza ignota, stringe un patto coi capi di Cosa Nostra per avere protezione in cambio di soldi che versa per 18 anni, fonda una concessionaria pubblicitaria e un partito con l’uomo di mafia che gli ha presentato i boss e gli ha messo in casa per due anni un mafioso del clan di Porta Nuova travestito da stalliere che ogni tanto viene arrestato e ogni tanto gli fa un attentato, guida tre governi e domina la politica per 29 anni, ogni volta che i pm gli domandano dove ha preso i soldi si avvale della facoltà di non rispondere e alla fine muore da indagato per concorso nelle stragi, è probabile che non basti la sua dipartita perché si smetta di parlare di certe faccenduole. Infatti ieri al processo Baiardo e prossimamente nell’inchiesta su via d’Amelio ne ha parlato Giuseppe Graviano, ex boss di Porta Nuova (la famiglia dello “stalliere”) condannato per le stragi. E ha raccontato che tra i finanziatori che investirono nelle prime società di B. c’era suo nonno: 5 miliardi di lire dei 20 raccolti dagli amici degli amici erano i suoi.
Ma non aveva finito di parlare e già Marina B. strillava alla “giustizia capovolta” dove “un feroce boss si traveste da pm per rilanciare infami accuse senza il minimo contraddittorio a chi non può difendersi”. Il contraddittorio c’era eccome, infatti Graviano rispondeva alle domande di pm e avvocati. E B. ha avuto una vita intera per chiarire la provenienza di quei capitali, ma se n’è ben guardato. Forse la signora dovrebbe leggersi la sentenza della Cassazione che ha condannato l’amico Dell’Utri a 7 anni per mafia per aver mediato “l’accordo di protezione stipulato nel 1974 tra gli esponenti mafiosi (Bontade e Teresi) e Silvio Berlusconi” e, “assicurando un costante canale di collegamento tra i partecipi del patto…, protrattosi senza interruzioni, e garantendo la continuità dei pagamenti di Silvio Berlusconi in favore degli esponenti dell’associazione mafiosa… ha consapevolmente e volontariamente fornito un contributo causale determinante… alla conservazione del sodalizio mafioso e alla realizzazione, almeno parziale, del suo programma criminoso, volto alla sistematica acquisizione di proventi economici ai fini della sua operatività, del suo rafforzamento e della sua espansione” almeno “fino al 1992”, l’anno delle stragi di Capaci e via D’Amelio. Poi dovrebbe fare mente locale e rammentare quel simpatico figuro, Vittorio Mangano, che alloggiava nella villa di Arcore e accompagnava a scuola lei e Pier Silvio. Parafrasando Alberto Sordi, “ormai hai 60 anni: è tempo che tu sappia di chi sei figlia”.


