mercoledì 8 dicembre 2021

E anche Alessandro!

 

Che Colle. Il rischio è trovare B. davanti a casa mentre vende “Lotta comunista”
di Alessandro Robecchi
Al momento in cui scrivo, i trapezisti sono stati bravi, i clown sempre perfetti e aspettiamo gli illusionisti. Quella che si chiama “Corsa al Quirinale”, una versione circense di Helzapoppin, riserva colpacci giorno dopo giorno, numeri nuovi e sorpresone. Se ti distrai dieci minuti non capisci più chi vuole Draghi lì, chi lo vuole là, occhio che finisce né lì né là, oppure può andare là e comandare anche lì. Una trama intricatissima.
Poi, di colpo, spunta un nuovo genere letterario: il Fantasy Costituzionale. Anche qui la trama non è semplice: un doppio incarico con un Draghi con due cappelli, uno da presidente e uno da premier? Non si può. Allora un prestanome? Un uomo di assoluta fiducia? Da qualunque parte la si guardi è un po’ imbarazzante. Il coro “Draghi stai lì” risuona in ogni dove, tutti lo vogliono al Quirinale e nessuno lo vuole al Quirinale, lui cosa vuole non lo dice. Così si favoleggia di astruse architetture costituzionali, Granducati, Superpresidenze, Imperi.
Gli attori, poi, memorabili. Di Silvio nostro si è detto in lungo e in largo, manca poco che si iscriva agli Inti-Illimani, che si mostri con l’eskimo. Dopo le aperture ai Cinquestelle (forse non ricorda “Nelle mie aziende pulirebbero i cessi”, aprile 2018) mi aspetto di trovarmelo da un momento all’altro sul pianerottolo, che tenta di vendermi Lotta comunista. In generale gli altri si barcamenano, cercano di capire cosa succede intorno a loro, menandosi come fabbri anche se stanno nello stesso governo, votano le stesse leggi, esultano per i mirabolanti risultati raggiunti (eh?). Non mancano le note di colore locale: se Draghi andasse al Quirinale il presidente del Consiglio designato sarebbe il ministro più anziano, cioè Renato Brunetta.
Nel frattempo, divampa l’incendio nel campo largo. È largo? Non è largo? Maria Elena Boschi lancia ultimatum: “O noi (intende i renzisti, ndr) o i Cinquestelle”. Urca. Carlo Calenda, autocandidatosi (è un vizio) per dispetto e poi autoritiratosi dalle Suppletive a Roma, dice invece che ora va da Letta e gli dice serio: “O noi (intende Calenda, ndr) o i Cinquestelle”. Anche questo a suo modo è un Fantasy, con le tribù, capi e capetti, territorial pissing, offensive, colpi bassi e incantesimi. Se si esce da questa confortevole e appassionante fiction, la situazione è un po’ più grama. Incombe uno sciopero generale, cosa che non avveniva da anni, contro un governo che – a leggere stampa e propaganda – risulta amatissimo, competentissimo, geniale. Basterebbe questo a dire di una notevole distonia tra la realtà e la sua narrazione incoraggiata: il sei e uno, sei e due, sei e tre di aumento del Pil non si vede nelle tasche del Paese, dove anzi si vede l’inflazione, che erode il potere d’acquisto ed è di fatto una flat tax che colpisce i più poveri. Mentre si assiste alle schermaglie pre o post-quirinalizie, ai tatticismi e allo spettacolino, insomma, emerge una verità. Tutti quei soldi, quegli investimenti, quel “è il momento di dare” che potevano cambiare il Paese, sono andati e stanno andando nella direzione di lasciarlo com’è. Dare qualcosa a quasi tutti, rafforzare qualche posizione cardine, smollare contentini, ma niente di strutturale, capace di cambiare in modo più egualitario il corpo sociale del Paese. Un’operazione di mantenimento dell’esistente, mediocre e troppo diseguale. Il resto, quel che avviene intorno al disegno, è poco più che coreografia, un gran parlare di tattiche e strategie, mentre il gioco si fa da un’altra parte.

Ed ecco Marco!

 

Lesa Migliorità
di Marco Travaglio
Qualche spunto per il cabaret. Zerovirgola, il politico più impopolare, già convinto di aver ucciso il politico più popolare che però rimane tale, ora crede di avere bloccato la sua candidatura a Roma-1 facendogli paura: e tutti lo assecondano, come si fa con i casi umani. Carletto dei Parioli, suo compare di litigate e di mitomania, noto perché si candida a tutto, anche alla Federpesca, e sempre con un partito diverso, annuncia che correrà a Roma-1 per fare il deputato, essendo già eurodeputato (col Pd) e consigliere comunale (con Azione), dopo aver contribuito ad affondare Italia Futura (Montezemolo) e a farsi trombare con Scelta Civica (Monti). Ma, siccome Conte non si candida più, rinuncia precisando che avrebbe stravinto. Un po’ come quando si sentiva già sindaco di Roma (“vinco al primo turno”): poi arrivò terzo, mancando il quarto posto solo perché la destra gli aveva regalato Michetti.
Conte si esercita a spiegare perché il M5S non può votare B. al Colle: ieri gli è scappato detto che “ha il conflitto d’interessi”, ma ha subito rimediato aggiungendo che “ha fatto molte cose buone” (fortuna che non gli han chiesto quali). Con un altro po’ di training, forse riuscirà a rinfacciargli un eccesso di cerone. Il compito più ingrato spetta a Minzo: dopo i peana del padrone al Reddito di cittadinanza, deve registrare altre flautate parole di B. (“Il voto al M5S aveva motivazioni tutt’altro che ignobili. I 5Stelle hanno dato voce a un disagio reale che merita rispetto”), senza poter aggiungere “luridi bastardi”, sennò perde il posto. Ora che Mattarella dice no al bis, Cassese dichiara che “la rieleggibilità non è prevista neanche per i giudici della Consulta, secondo l’art. 135 della Costituzione: perché non dovrebbe valere anche per il capo dello Stato?”. Strano: nel 2013, quando l’amico Napolitano si fece rieleggere, non fece una piega. E il 13 agosto ’21 disse l’opposto: “La Costituzione non prevede che il mandato non sia rinnovabile: se è rinnovato nei termini previsti, è possibile”. Faceva prima a citare il proverbio toscano: “La legge è come la pelle dei coglioni: più la tiri, più si allunga”. L’intera stampa è listata a lutto per lo sciopero generale Cgil-Uil contro Draghi, tipico caso di lesa migliorità: “Incredulità di Draghi” (Rep), “Stupore nel governo” (Corriere), “L’ira di Draghi” (Messaggero), “Fermatevi, finché siete in tempo”, “Premier sbigottito” (Stampa), “Follia dei sindacati” (Giornale), “Ci mancava solo questo” (Libero). Tra le prefiche inconsolabili si segnala per acume Cappellini di Rep: “C’è il rischio che la piazza diventi l’occasione di un raduno di scontenti, No Vax compresi”. Ma a tutto c’è rimedio. D’ora in poi, se i sindacati vogliono proprio fare i sindacati, solo raduni di contenti.

Sempre si scherza!

 




Succede anche questo!

 


martedì 7 dicembre 2021

Meditiamo in merito!


LA DENUNCIA DI SANDERS
“Con Omicron ricavi record per Big pharma”
CHI SI TIENE STRETTI I BREVETTI - MODERNA, PFIZER E BIONTECH FARANNO 34 MILIARDI DI DOLLARI DI PROFITTI LORDI. LA SCORSA SETTIMANA IN BORSA TITOLI SULLE MONTAGNE RUSSE

di Stefano Vergine

L’ultimo a gridarlo è stato Bernie Sanders. “Quel che è troppo è troppo”, ha scritto il leader della sinistra radicale americana e senatore del Partito democratico: “La scorsa settimana otto investitori di Pfizer e Moderna hanno guadagnato 10 miliardi di dollari mentre si diffondevano le notizie della variante Omicron”. Non è chiaro chi siano questi investitori menzionati da Sanders, a ogni nuova variante di SarsCov2 annunciata le speculazioni in Borsa sono dietro l’angolo, infatti la scorsa settimana i valori dei titoli hanno subito forti fluttuazioni mentre imperversava l’allarmismo su Omicron. Ma la sostanza del ragionamento è ormai condivisa da tantissimi, da destra a sinistra: medici, ministri, diplomatici, scienziati, attivisti; l’Oms, la Banca mondiale, il Fondo monetario internazionale. “La sospensione sui brevetti dei vaccini anti-Covid è giusta ed equa”, scriveva già a maggio Nature.

Sono d’accordo ormai anche quasi tutti i Paesi del mondo, compresi Stati Uniti e Cina, eppure da oltre un anno la proposta avanzata dai governi di India e Sudafrica giace immobile sul tavolo dell’Organizzazione mondiale del commercio. L’ultima riunione, a inizio mese, doveva essere decisiva. È stata rimandata a data da destinarsi: la priorità è ora la gestione di Omicron, è stato spiegato. La questione dei brevetti ora non merita neanche una riunione su Zoom.

Chi sta riuscendo a congelare la discussione? A fare da scudo ci sono l’industria farmaceutica, il settore finanziario e alcuni Stati. Chi continua a opporsi diplomaticamente alla moratoria sui brevetti sono Svizzera, Regno Unito e Unione europea, quest’ultima seppur divisa al suo interno. La Germania di Angela Merkel, sede di Biontech, finora è stata contraria (non è chiaro cosa ne pensi il neo cancelliere Olaf Scholz). La Francia di Macron è d’accordo. L’Italia di Draghi ha tenuto finora una posizione sfumata: l’ultima volta che ne ha parlato, il premier ha detto che “l’Italia è aperta a questa idea (della sospensione, ndr), in modo mirato, limitato nel tempo e che non metta a repentaglio l’incentivo a innovare per le aziende farmaceutiche”. Poi ha aggiunto: “So che Ursula (Von der Leyen, presidente della Commissione europea, ndr) ha un’altra idea, che è anch’essa molto innovativa e che in prospettiva è più realistica”. Era maggio, l’idea della Von der Leyen – puntare sugli accordi volontari tra case produttrici – non ha funzionato: a oggi i dati dicono che solo il 3% dei vaccini è andato in Africa, allora la quota era del 2%, pochi passi avanti.

Senza l’unanimità, all’Organizzazione mondiale del commercio la sospensione dei brevetti non può passare. Intanto, mentre il tempo scorre c’è chi macina soldi. Il 2 novembre scorso l’americana Pfizer ha detto che quest’anno fatturerà grazie al vaccino 36 miliardi di dollari. Altrettanto dovrebbe fare la tedesca Biontech, cui vanno metà dei ricavi. L’altra americana, Moderna, prevede di incassare grazie al suo vaccino tra i 15 e i 18 miliardi di dollari. Totale: 90 miliardi circa. Anche i profitti sono dal leccarsi i baffi, perché le case farmaceutiche hanno puntato finora a vendere i propri prodotti al miglior offerente, vale a dire alle nazioni più ricche. Effetto collaterale: al momento solo il 3% delle dosi distribuite nel mondo è andato in Africa. Sulla base delle stime fornite dalle tre aziende, Oxfam ha calcolato che le tre società campioni del mercato vaccinale quest’anno faranno 34 miliardi di dollari di profitti lordi, equivalenti a 65mila dollari al minuto, più mille dollari al secondo. Tutto questo prima di aver pagato le tasse. Che, in due casi su tre, saranno parecchio basse. Mentre la tedesca Biontech ha scritto che la sua aliquota effettiva a fine anno sarà del 31 per cento, Moderna e Pfizer verseranno molto meno. La prima ad agosto aveva stimato un’aliquota effettiva del 7%, poi a novembre ha detto più genericamente che pagherà meno del 10%. Pfizer ha invece stimato che quest’anno i suoi utili saranno tassati al 16%. In entrambi i casi, molto meno di quanto versa una normale impresa americana (21%). D’altronde sono le leggi a permetterlo: tra vecchie perdite usate per abbattere il carico fiscale e società offshore (la holding di Pfizer è registrata in Delaware, quella di Moderna in Svizzera), le due società che più stanno beneficiando dell’emergenza-Covid verseranno pochissimo, e questo nonostante abbiano ricevuto “miliardi di dollari pubblici dai contribuenti di Stati Uniti, Germania e altri Paesi”, hanno fatto notare gli attivisti della People’s Vaccine Alliance, di cui fanno parte moltissime ong tra cui l’italiana Emergency.

Chi rischia di perdere di più da un’eventuale sospensione dei vaccini sono dunque gli azionisti di Pfizer, Biontech e Moderna. Il fondatore di Biontech, lo scienziato Ugur Sahin, da quando è iniziata la pandemia ha guadagnato 4 miliardi di dollari grazie al rialzo del titolo in Borsa. L’amministratore delegato di Moderna, Stephane Bancel, quest’anno ha aumentato il patrimonio personale di 4,8 miliardi di dollari. Sono però i grandi fondi internazionali, i colossi della finanza ad aver scommesso le fiche più pesanti sui brevetti dei vaccini. Due, in particolare. Blackrock ha partecipazioni in tutte e tre le aziende per un totale del 9,8%: ai valori attuali, sono 18,1 miliardi di dollari. The Vanguard, altro gigante del settore, è ancora esposto: possiede il 14,8% delle azioni delle tre società, per un controvalore di 28,5 miliardi di dollari al momento. La sospensione dei brevetti rischia di incenerire il valore delle loro partecipazioni, così come quello dei tanti altri fondi d’investimento che hanno scommesso soldi sulle aziende che producono i vaccini. A loro, la liberalizzazione non conviene.

lunedì 6 dicembre 2021

Peccato!



Però così non vale! Un anno buttato via, a raccogliere dati, sfogliare giornali, e poi classifiche, tabelle, confronti! Non è servito a nulla. Si era già pronta la sala per la premiazione. Peccato! Il premio Cretino 2021 va senza ombra di dubbio a Guido Russo, dentista di Biella, con un distacco incolmabile, stratosferico. Sarà per il prossimo anno, sempre che il suddetto si metta a riposo.

Esempio



Eclatante esempio di pareidolia. (Cavolo sembra che mi guardino con il viso triste! Sarà per l’aumento delle bollette?)