sabato 16 ottobre 2021

Onnivori alla faccia nostra

 

Tra le realtà silenti e fancazziste operanti a fini personali, svetta, da sempre il fantomatico Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro, il Cnel che molti han tentato di dissolvere, senza riuscirvici, e il cui acronimo si potrebbe pure intendere come Cazzeggiamo Noncuranti Egregiamente non Lavorando. Chi guida l'oasi Cnel? Un ministro messo lautamente a riposo, Tiziano Treu, già ministro dei governi Dini, Pordi e D'Alema (il guerrafondaio).
Il Cnel ci è costato 11,7 milioni nel 2020, con un amumento di spesa di 2,3 milioni.
Ma Treu ha voluto prendersi il primo posto nell'harem della casta: è infatti uscito or ora un bando per il servizio di ristrazione e bar nell'esclusiva sede del fancazzismo nazionale, Villa Lubin nel cuore di Villa Borghese a Roma: 130mila euro per sfamara i 61 dipendenti e, quando s'incontrano per infiascare nobilmente l'aria, i 64 membri del Consiglio. Chiudete gli occhi o voi che sgommate di buon mattino per andar a cercar pochi euro sottomettendovi ai vostri capi! Respi profondamente chi deve accendere il camion, o la benna, o il muletto al freddo, o chi deve avvicinarsi alla bocca dell'altoforno! Pensiamo uniti a questi 125 privilegiati che per non fare una mazza si cuccano milioni di euro alla faccia nostra! Che gran bella nazione che è questa, contornata da allocchi e balordi ingurgitanti risorse tra il menefreghismo generale!

(fonte TPI)

Il dubbio di Marco

 

Vabbè, sarà un caso
di Marco Travaglio
Nasce un governo presieduto da un ex banchiere mai votato né indicato da nessuno. E vabbè, sarà un caso. Tutti i partiti, sotto il ricatto quirinalesco “o appoggiate questo governo o vi sciolgo e andiamo a votare”, gli votano la fiducia, tranne uno. E vabbè sarà un caso. Il governo ha pure tutti i media dalla sua parte, come nessun altro dopo il Duce. E vabbè, sarà un caso. Agli eletti dal popolo vanno ministeri marginali, mentre i miliardi del Pnrr li gestiscono quattro fedelissimi del premier mai eletti, più un generale in alta uniforme per i vaccini. E vabbè, sarà un caso. I Consigli dei ministri sono pure formalità: i ministri timbrano norme scritte altrove e presentate mezz’ora prima, illeggibili per chiunque non abbia frequentato corsi di lettura veloce. E vabbè, sarà un caso. Malgrado la maggioranza bulgara, il governo passa da un decreto all’altro e il Parlamento s’inchina, anche perché chi osa presentare emendamenti se li vede mozzare dalla fiducia. E vabbè, sarà un caso. Ogni desiderio di Confindustria è legge: Pnrr più gradito ai padroni, sblocco dei licenziamenti, via il salario minimo e il cashback, controriforma della giustizia con improcedibilità per chi se la può permettere, via le sanzioni alle aziende che delocalizzano, transizione anti-ecologica, Ponte sullo Stretto: l’unico Green consentito è il Pass (unico al mondo) per lavorare. E vabbè, sarà un caso.
Al raduno di Confindustria il premier è accolto con standing ovation e il presidente Bonomi saluta in Lui l’“uomo della necessità come De Gasperi”, auspicando che “rimanga a lungo”. E vabbè, sarà un caso. La stampa confindustriale (praticamente tutta) ripete che Egli “deve restare fino al 2023 e anche dopo”, a prescindere da chi vincerà le elezioni. E vabbè, sarà un caso. Siccome scade il capo dello Stato, il mantra è che Lui è l’unico candidato possibile; ma non esistendo altro premier all’infuori di Lui e non essendo (ancora) le due cariche cumulabili, Mattarella deve tenergli in caldo la poltrona per un paio d’anni. E vabbè, sarà un caso. Il presidente dei vescovi, cardinal Bassetti, come già Pio XI con Mussolini, sostiene che “la Provvidenza lo ha collocato nel posto in cui si trova”. E vabbè, sarà un caso. Appena un leader osa fargli ombra, come Conte, Salvini o Meloni, viene subito massaggiato da giornali&tv. E vabbè, sarà un caso. Quando Lui attacca i diritti al lavoro e allo sciopero col Green pass, la polizia scorta amorevolmente una banda di fascisti ansiosi di assaltare la Cgil, così è più facile dare del fascio a chiunque contesti il governo ed erigere monumenti equestri al Premier Partigiano. E vabbè, sarà un caso. Ma, tra un caso e l’altro, siamo proprio sicuri che i fascisti siano solo quelli di Forza Nuova?

Grande Ranieri

 

Il confronto in tv Michetti-Gualtieri raggiunge vette di nulla agonistico
di Daniela Ranieri
Il format dei confronti Sky tra concorrenti a qualche carica rilevante per la nazione (ma anche alle primarie del Pd, per dire) è serratissimo, all’anglosassone: alla domanda del conduttore, i candidati hanno 30 secondi per rispondere, poi suona il gong. Il sottotesto, quasi una radiazione di fondo, è: quante panzane si potranno mai dire in 30 secondi? Voi non avete idea. I due aspiranti sindaci di Roma, Gualtieri e Michetti, sono andati oltre la panzana: hanno prodotto l’antimateria. Vette di nulla agonistico. Gualtieri ha un sorriso simil-Lexotan e una postura da busto ortopedico; Michetti pare indossare una maschera di quelle che usano i rapinatori di banca, con le facce dei politici, e tiene i palmi delle mani incollate sul tavolo (vecchio trucco di comunicazione assertiva, a dire al romano: “Ti voglio essere Duce; vedi come m’affaccio”).
Michetti: “Il Green passe (sic, ndr) è una misura che sta adottando il governo, il sindaco di Roma non può fare altro che ad ossequiare (sic, ndr) quella che è la procedura”. Gualtieri: “È uno strumento importante per contrastare la pandemia”. Gualtieri fatica ad arrivare alla fine dei 30 secondi; inanella anafore per perdere tempo (“È una misura che ci consente di far ripartire l’economia; una misura che…”); pronuncia non concetti, ma surrogati, tofu di concetti (“I vaccini sono importanti”). Mentre parla Gualtieri, Michetti si toglie i nervetti di manzo dai denti facendo schioccare la lingua. Ha un set di formule standard (“Il marchio Roma”, “Occhio vigile h24”); sforna un verso alessandrino burocratese che avrebbe fatto la gioia di Gadda: “Senza impianti il rifiuto né lo tratti né lo smaltisci”. Gualtieri sgancia una bomba: “La bassa affluenza è segno di sfiducia nella politica”; è il succo della sua campagna elettorale: sono innocuo, non vedete come mi esprimo? Sempre meglio che fascista.
Richiesto di commentare sui diritti civili, Michetti dice che sono venuti 19 suoi amici da Barcellona e hanno pensato che gli autobus fossero gratis perché non è passato il controllore.
A questa destraccia, oltre all’amorevole cura con cui tratta i fascisti, andrà imputata la colpa di averci costretto a votare uno del Pd.

venerdì 15 ottobre 2021

Filosofando




Giuro che esiste!

 


Non è una bufala, esiste davvero (www.stocazzoeditore.it)

Si può dire!!!


Quindi se a qualcuno venisse in mente di candidarlo al Quirinale, sappia che la sua creatura finanziava Cosa Nostra! (Chissà se il Minzo pubblicherà questa sentenza sul suo quotidiano umoristico…)

NESSUNA DIFFAMAZIONE
“La Fininvest ha finanziato Cosa Nostra”: per la Cassazione scriverlo è corretto
di G.B.

Avevano ragione gli autori del libro Colletti sporchi e torto la Fininvest. Nessuna diffamazione è stata commessa ai danni della società di Silvio Berlusconi. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione: dopo un processo durato sette anni e dopo sentenze d’assoluzione già in primo grado e in appello, la Suprema corte ha respinto anche il ricorso finale della Fininvest contro il magistrato Luca Tescaroli (in foto), il giornalista Ferruccio Pinotti e la loro casa editrice, la Rcs Libri, accusati di diffamazione.

Nel libro Colletti sporchi avevano “evocato il coinvolgimento di Fininvest nel riciclaggio di denaro di provenienza mafiosa”. Avevano riferito le dichiarazioni del collaboratore di giustizia, Salvatore Cancemi, che riferiva di “versamenti periodici di somme a titolo di contributo effettuati a Cosa nostra da persone fisiche appartenenti al gruppo Fininvest”. Avevano sostenuto l’esistenza di “rapporti con i vertici della Fininvest” intrattenuti dal vertice dell’organizzazione mafiosa siciliana, contatti che “Totò Riina si era attivato per coltivare personalmente”. E avevano in definitiva affermato “la commistione della Fininvest con la mafia”.

Secondo quanto rivelato da Cancemi nel processo sulle stragi di Capaci e via D’Amelio, “appartenenti al Gruppo Fininvest versavano periodicamente 200 milioni di lire a titolo di contributo a Cosa Nostra”. Infatti “Riina si era attivato, dagli anni 1990-91, per coltivare direttamente (…) i rapporti con i vertici della Fininvest tramite Craxi”. E “Riina, nel 1991, aveva riferito” a Cancemi “che Berlusconi e (…) Marcello Dell’Utri erano interessati ad acquistare la zona vecchia di Palermo e che lui stesso (Riina) si sarebbe occupato dell’affare, avendo i due personaggi ‘nelle mani’”.

La Cassazione ha ora effettuato la “verifica dell’avvenuto esame, da parte del giudice del merito, della sussistenza dei requisiti della continenza, della veridicità dei fatti narrati e dell’interesse pubblico alla diffusione delle notizie”, nonché “della congruità e logicità della motivazione”. Al termine di questo esame, ha respinto il ricorso della Fininvest e l’ha condannata a pagare le spese. Scrivere che la società di Berlusconi ha pagato Cosa nostra ed è stata in rapporti con la mafia si può.

Blatta

 


La blatta Blatter continua ad infastidirci, e noi che pensavamo che si stesse godendo il "meritato riposo", con la sua versione da vera blatta, mentre il prossimo anno dovremo assistere ai mondiali di calcio da disputarsi a novembre - dicembre nel deserto negli stadi con l'aria condizionata - a proposito blatta Blatter hai mai sentito parlare di problemucci ambientali nel tuo splendente rifugio elvetico? - nel micro stato pregno di dollaroni neri come le morti di indiani e pachistani che hanno costellato - segretamente e senza alcun clamore, seguendo la tradizione del paese di blatta Blatter custode di forzieri stracolmi di riccastri - la costruzione di stadi che una volta finiti i mondiali serviranno a far pascolare i dromedari.
Blatta Blatter blatera, pervicacemente, credendosi ancora il capo supremo della Fifa, ruolo svolto con troppa scaltrezza ed un modus operandi accostabile a quello di Guido Pancaldi e Gennaro Olivieri di giochisenzafronteeriana memoria, con quella ridanciana sempre mostrata per addomesticare gli allocchi ancora credenti nel gioco pulito.
Allorché scomparve durante la premiazione post finale del 2006, evitando di consegnarci il Trofeo, perché palesemente gli siamo sempre stati sui ciufoli, blatta Blatter ha scalato la mia personale Hit Parade premiante i più antipatici della storia, non riuscendo però a scalfire le prime due posizioni, il Biondastro Riccastro d'oltreoceano e il dott. Tarcisio, economista infingardo accalappiante denari destinati ai bimbi malati per restaurarsi divino appartamento con mega terrazzo, che tra l'altro è anche cardinale.
Ma siccome blatta Blatter blatera ancora, probabilmente riuscirà a scalzarli per raggiungere la vetta e conquistare il trofeo "maquantomistaisullegonadi"; ma non farò come lui! Correrò in Svizzera per consegnarglielo. 
Blatera batta Blatter! 
Blatera ancora!