martedì 5 dicembre 2017

Messaggi


In una giornata molto fredda, la moglie telefona al marito "Amore la macchina non si avvia e sul cruscotto compare l'immagine di un uomo che sta cagando" Lui “mandami una foto”, Lei “ecco la foto..........”


Isotta


Paolo Isotta sdogana il maestro James Levine probabile adescatore seriale di adolescenti, portando a suffragio delle teorie a dir poco sconcertanti: "quando non c'è coercizione morale, un adolescente, o una adolescente, non possono provar piacere per il desiderio che suscitano in un quarantenne? E godere in un rapporto erotico con lui? E un quindicenne non è forse maturo sessualmente a sufficienza?" - dimostrandosi di essere un imbecille di alto rango che, fossi Travaglio, non dovrebbe avere più la possibilità di scrivere su un giornale serio. E in allegretto andante: vaffanculo!

Comes a time


Neil Young: mezzo secolo di musica gratuita (e online)

Il “cavallo pazzo” pubblica sul suo sito ogni canzone, inediti compresi. Da quelli dei Buffalo Springfield a “The Visitor” 
Neil Young: mezzo secolo di musica gratuita (e online)
Se lo hanno sempre chiamato “cavallo pazzo”, ci sarà una ragione. L’ultima, meravigliosa follia di Neil Young è stata annunciata al mondo venerdì scorso. Non si tratta del suo nuovo album – The Visitor, discreto anche se un po’ arruffato “discorso alla nazione”, con l’ombra di Trump dietro alla maggior parte dei brani – ma di qualcosa di ben più epocale.
La mossa che ogni fan del musicista canadese ha sempre desiderato da decenni a questa parte ma non aveva mai osato chiedere, almeno in questa forma. Ovvero: tutto ciò che Young ha registrato nella sua carriera, reso disponibile on line sul sito neilyoungarchives.com. E qui “tutto” va inteso in senso letterale: ogni singola canzone incisa dall’artista – dal singolo di surf/exotica The Sultan/Aurora con gli Squires, anno di grazia 1963, fino a, per l’appunto, The Visitor, passando per Buffalo Springfield, CSN&Y, Crazy Horse e ogni altro progetto intrapreso in più di mezzo secolo di musica – è lì dentro. Basta cliccarci sopra. Ma non solo: il colpo di grazia lo dà l’incredibile messe di tracce inedite (per un totale di dieci album) ai quali vanno aggiunti video, schede informative e così via. E sicuramente non è finita qui, perché nelle intenzioni di Young l’operazione va considerata come un continuo work in progress.
Il sito, con il suo layout elegantemente “vintage”, ricorda in effetti un archivio da ufficio novecentesco, e si può esplorare cronologicamente percorrendo una timeline oppure andando a estrarre le canzoni da un vero e proprio schedario.
Il lato hi-tech è riservato agli audiofili, con una qualità sonora ad altissima risoluzione i cui dettagli vengono spiegati dallo stesso Neil nel video-tutorial col quale si viene accolti (perfidamente, ma coerentemente con le convinzioni del personaggio, non c’è una app per mobile perché come qualità “sarebbe un ascolto sotto la media”).
Insomma: dopo essere stato promesso e centellinato da quasi quarant’anni, l’Eldorado neilyounghiano si è dischiuso in tutto il suo splendore. Entrarne, considerando quanto è user-friendly, è facilissimo (e, almeno fino a giugno del prossimo anno, del tutto gratuito; successivamente si pagherà una sottoscrizione). Uscirne, molto meno. Mentre ci si perderà in questo ben di dio varrà comunque la pena chiedersi quali ripercussioni potrà avere, su un piano più generale, una iniziativa per certi versi paragonabile a ciò che fecero i Radiohead ormai dieci anni fa con il lancio di In Rainbows.
Si tratta solo di un artista che si costruisce il proprio mausoleo online, o è invece il chiodo finale sulla bara dell’industria discografica? L’ultimo spasmo auto-celebrativo del rock così come lo conoscevamo, o l’apertura di uno scenario del tutto inedito? Soprattutto: quanti altri musicisti seguiranno l’esempio di Young? Vedremo. Quel che è certo è che solo un cavallo pazzo poteva permettersi di far saltare il tavolo in questo modo.

Una grande Amaca!


L'AMACA DI MICHELE SERRA - Repubblica
NEL MIO bar, dove nessuno ha un master in Economia ma, tutto sommato, nessuno è fesso, abbiamo capito questo: che Donald Trump ha tagliato le tasse di un bel po' (un migliaio di miliardi di dollari), perché - come pensava Reagan una generazione fa - se i ricchi diventano sempre più ricchi, sui poveri ricadrà una pioggia di briciole. Nel frattempo, però, siccome il debito pubblico americano, a causa del minore introito fiscale, diventa ancora più mostruoso di quello che già era, il solo modo per fare finta di far quadrare i conti sarà un bel taglio alle spese sociali. "In culo ai poveri", dice uno degli avventori del mio bar, il meno avvezzo alla dialettica. Non è semplice dargli torto. 
Ora, però, il vero mistero è un altro. Come è possibile che un vero e proprio eroe della destra economica, ricco amico dei ricchi, capo di un governo di ricchi, sia riuscito ad arrivare alla Casa Bianca in qualità di vendicatore dei poveri operai disoccupati, delle povere casalinghe disperate? Il populismo è la truffa del secolo: pura destra (nazionalista, maschilista, xenofoba) ma con ottime referenze a Wall Street. La sinistra mondiale (qualunque cosa essa sia) dev'essere ridotta proprio male, per farsi infinocchiare da imbroglioni di serie B come Trump, e i trumpini di ogni latitudine.

lunedì 4 dicembre 2017

Subdolamente


Seguo interessato le puntate di Gomorra su Sky, ritenendo la serie una delle migliori nel settore. Ma nel contempo mi è sorto un dubbio: guardando le attuali vicende trasmesse settimanalmente e narranti la caduta e il conseguente tentativo del giovane Savastano di ritornare a galla, m'inquieta oltremodo il mio subdolo tifo per lui perché, a pensarci bene, sdogana in modalità subliminale il male camorristico, la voglia di sopraffazione del protagonista, annientante libertà e vite individuali. 
Inconsciamente sono portato a tifare per lui, con i suoi metodi malavitosi, immedesimandomi e sperando che abbatta i cattivi, come se lui non lo fosse. 
Uno schema tremebondo, portante all'assuefazione della violenza, per un tifo di parte che inconsapevolmente sdogana molti efferati delitti. 
E questo non va bene, se penso alla moltiplicazione in scala nazionale di questi sentimenti. 
Non va bene assolutamente vedere in un malefico un eroe in cerca di riscatto.
Ripeto: parteggio per un cattivo reso simpatico da una serie; questo vuol dire che possono trasformarci la realtà, indurci ad andare contro princìpi, sviare dalle sane regole di noi impegnati a difendere legalità, bene comune, indifesi. 
Riflettiamo su questo indiscutibile ed oggettivamente pericoloso aspetto mediatico. Please! 

Ansa


Fermato a Milano in piazza Duomo, un uomo in bermuda, maglietta e zoccoli che s’aggirava spaesato e tremante, apparentemente senza una meta. Accompagnato al posto di guardia è stato riconosciuto come Giuliano Pisapia. Alla domanda del perché si trovava vestito in quel modo con le temperature artiche di questi giorni, ha testé dichiarato:”da luglio ero indeciso se andare al mare o ai laghi e solo oggi mi sono convinto di recarmi in spiaggia a Loano. Chiedo scusa a tutti!”

Tramonto


Ha stufato pure il “repetita iuvant”, ultimo baluardo per il suo viale del tramonto toscano, con quei cipressi molto significativi nell’oggi tendente all’oblio; i suoi soliloqui oramai stufano chiunque, come il sorriso del caimano adulterato dalla dentiera dorata. Scoccia oltremodo continuare ad ascoltarne il solito e logorroico schema verbale, ogniqualvolta una domanda fuori dagli schemi preordinati ad uso e consumo degli adepti, lacera il finto ottimismo insufflato dai tanti, troppi, Orfini ancora presenti nella sua sciapida corte, retta e diretta dall’Eva Etruriana, tra l’altro colpita ulteriormente dalla nuova indagine sul babbo cleptobanchiere. 

Avrebbe voluto rottamare, mascherandosi da nuovo, convinto che al popolino sarebbero bastate le gags da avanspettacolo di cui, naturalmente, è portatore insano, e ieri sera da Fabio Strazio, il presentatore muto come i pesci del proprio acquario, in un raggelante è imbarazzante silenzio, ne ha dato ulteriore prova, imitando lo zio Pregiudicato, senza riscuoterne risa né ilarità, essendo oramai in prossimità del bidone aperto per la scontata differenziata. 

Avrebbe voluto continuare a stordirci, proseguendo nella distruzione della storia di un partito del quale, indecorosamente, continua ad esserne segretario, avvertendo anch’egli quei segnali tremebondi di abbandono da parte di potenti amici interessati che l’hanno incensato sino a poc’anzi, ghiacciandolo oggi con distacchi funerei, presagi lugubri di accompagnamento nel classico bunker di ogni storia destinata all’oblio, confermata dalla nascita di qualcosa di nuovo e soprattutto di sinistra guidato da un uomo con trascorsi di lotta alle delinquenze organizzate, mai correo e rispettoso delle basilari norme fondanti la nazione, fatto questo che ha messo in moto i robottini Orfini a perenne difesa dell’ormai sgualcito regno del giullare, i quali, bovinamente, hanno ammorbato l’aria evidenziando presenze di datati personaggi obsolete nelle file della neo compagine di sinistra, dimenticando di avere nelle file del proprio partito nomi tipo Fassino, Casini e Finocchiaro, autentici totem immarcescibili, viatico per la conclusione, oramai prossima, della stagione post Era del Puttanesimo, ennesimo tassello per la disfatta definitiva di questa nazione selvaggiamente abusata da parecchi decenni.