Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
venerdì 5 agosto 2016
giovedì 4 agosto 2016
Buone vacanze amici!
Oggi ultimo giorno di lavoro per i nostri aurei rappresentanti parlamentari. Dopo le immani fatiche in difesa dei nostri diritti, si concederanno un meritato riposo: 40 giorni. Torneranno in aula il 13 settembre.
Naturalmente continueranno a ricevere il lauto e giusto compenso, oltre 10mila euro e a vigilare sulla nostra nazione. Auguriamo loro un'estate felice e sopratutto rigenerante.
Che bello saperli nel riposo e nella gioia!
Mah!
Laura Cioli, amministratore delegato di RCS, a seguito del cambio di proprietà e l'avvento di Urbano Cairo, lascia la carica dopo solo 9 mesi di attività. Riceverà una buonuscita di 3,75 milioni di euro. Però! Niente male! Li riceverà nel post meriggio, a mezzo Corriere ... della Sera!
mercoledì 3 agosto 2016
Alla sovietica
Doveva finire così, un ineccepibile finale ai loro occhi, alterati dall'ingordigia. Era l'ultimo baluardo: indefessa, puntigliosa, imparziale ed in antitesi con l'ideologia corrente, ossia una visione di destra, becera destra, camuffata in sinistra. E soprattutto possiede quel cognome, garanzia di correttezza ed all'opposto, ad esempio, con l'attuale andazzo mefitico di salvataggio di banche, e di padri, che, come briganti, acchiappano soldi in tasca di poveri correntisti per prestarli senza garanzie a ribaldi di ogni genere.
Quel cognome stonava come andare in bermuda alla premiazione del Nobel, o col pastrano a Papeete. Quel cognome, doveva essere reciso da questo prolungamento del ventennale del Puttanesimo, in certi aspetti anche peggiore di quello dello zio predecessore e condannato; quel cognome garantiva un leggero velo di pluralismo, parola vietata dentro le stanze rignanesi e malsane di questa invereconda maggioranza.
Doveva sparire, perché quel cognome era sinonimo di ricerca di eguaglianza, di rivendicazione di diritti per tutti. Come poteva rimanere quel cognome, dentro un partito che si fa dettare leggi e riforme da Confindustria? Come potevano sopportarlo coloro che ricercano consensi alterando verità, che hanno consegnato la capitale al malaffare organizzato, che limonano con poteri forti, vedi Marchionne e il nipotino del defunto sfruttatore d'Italia, che han portato via da questo paese bene ed affari per non pagar balzelli?
Quel cognome doveva sparire, era un pungolo oramai insopportabile, ricordava battaglie epiche, ma dall'altra parte della barricata. Doveva dissolversi soprattutto perché, tra non molto, il popolo è chiamato a votare uno stravolgimento costituzionale pensato da una figlia di un funzionario di banca che, pare, contribuì a spennare poveracci e da un pluri inquisito, accusato di bancarotta fraudolenta, amico del manovratore improvvido ed egoriferito, Denis Verdini. E allora per mano di un tal La Faccio nell'Orto, o Campo con L'Orto, sconosciuto ma arricchitosi con oltre 600mila euro, essendo direttore della nuova Pravda, chiamata Rai, ecco la defenestrazione al sapore di regime sovietico. Senza motivo, se non quello di tradire principi di democrazia, oramai ricordo di anni lontani.
Saluto Bianca e la ringrazio: per il cognome che porta e per come lo ha onorato in questi anni di vero giornalismo.
Continueremo a lottare Bianca, per mandarli a casa, per dissolverli come pula nel vento. Per rispetto a quel cognome.
Da incorniciare!
mercoledì 03/08/2016
Spunta che ti passa
di Marco Travaglio
“Per Muraro spunta un nuovo conflitto d’interessi”, “Rifiuti, spuntano altri 30 mila euro per l’assessora”. “Spunta una nuova contesa tra l’assessora e l’Ama” (Repubblica). “L’Ama le pagò incarichi extra” (Corriere). “Per l’assessora caso consulenze” (Messaggero). “Inchieste, emergenze e consulenze: tutte le ombre sulla Muraro”, “Il conflitto d’interessi raddoppia” (l’Unità). Più leggiamo giornaloni e giornalini e meno capiamo dove stia, anzi dove “spunti”, il conflitto d’interessi dell’assessora all’Ambiente Paola Muraro. Il conflitto d’interessi non “spunta”. Non è una categoria dello spirito. O c’è o non c’è. Può Paola Muraro avvantaggiare o arricchire se stessa o i suoi cari nella veste di assessore a Roma? No. Anzi, da quando ha accettato di entrare nella squadra della Raggi, “Lady Milioncino” – come la chiamano gli oppositori che hanno scavato sotto Roma un buco di 15 miliardi – ci ha rimesso un sacco di soldi, avendo doverosamente chiuso ogni rapporto professionale. Ha rubato? Non risulta. Ha coperto gli scandali Ama? Risulta il contrario, vedi le mail in cui segnalava truffe, puntualmente ignorate dai capi che ora fanno gli gnorri.
Il milione per 12 anni di consulenze all’Ama era eccessivo? Lo stabilirà, se del caso, la magistratura penale e contabile, tenendo conto che grazie alla sua consulenza nel contenzioso con Manlio Cerroni detto Er Monnezza, pare che la municipalizzata di milioni ne abbia risparmiati 900. Ed è curioso che le consulenze le vengano contestate oggi e non quando le furono assegnate per 12 anni, regnanti la sinistra e la destra. Quello che i partiti e la stampa al seguito chiamano conflitto d’interessi è tutt’altra cosa: il riverbero di una scelta, secondo noi giusta, fatta dalla Raggi che, anziché infarcire la giunta di attivisti M5S a prescindere dalle competenze, si è messa intorno professionisti ed esperti dei vari settori, quasi nessuno iscritto né vicino ai 5Stelle. Ora, i professionisti e gli esperti non vengono da Marte: sono persone che lavorano e, se di alto livello, vengono ben retribuite. Ciò che conta è che non portino nella PA interessi privati, cosa che finora non risulta aver fatto la Muraro (a patto che rinunci a eventuali contenziosi su vecchie parcelle). Il suo lungo curriculum parla per lei. Laureata a Bologna in Scienze agrarie, docente e membro del comitato scientifico della facoltà di Ingegneria di Tor Vergata, ha lavorato 30 anni per molte imprese private e pubbliche dei rifiuti e prestato consulenze per varie amministrazioni comunali e regionali, quasi sempre di sinistra.
Il comune di Montebelluna retto da Laura Puppato (che il 6 luglio le ha twittato gli auguri definendola “persona capace”). La gestione commissariale dei rifiuti nel Lazio guidata dal governatore Marrazzo. Poi l’Ama (dove non iniziò con Alemanno, ma nel 2004 con Veltroni). E così via. Era una putribonda figura già all’epoca, o lo è diventata d’improvviso il 7 luglio 2016 quand’è entrata nella giunta Raggi? Ora, per dimostrare il suo conflitto d’interessi, si ricorda che fu consulente sia di Ama sia della ditta friulana che vinse un appalto per smaltire parte dei rifiuti romani: ma gli appalti li decidono i dirigenti, non i consulenti. Si insinua che abbia preteso la testa del presidente Ama Daniele Fortini perché le aveva tolto la consulenza, quindi non per il fallimento del carrozzone, ma per vendetta: peccato (vedi pag. 8) che Fortini la consulenza gliela volesse rinnovare a marzo.
Il lato più bizzarro della batracomiomachia è che a scatenarla sono la destra e la sinistra, che i conflitti d’interessi – quelli veri – dovrebbero conoscerli bene, avendoci costruito i rispettivi partiti e le rispettive fortune. Conflitto d’interessi è B. che legifera sui suoi processi, i suoi reati e le sue aziende, intascando prescrizioni e milioni a palate. Conflitto d’interessi è infilare politici ai vertici delle banche, creando voragini ai danni dei risparmiatori. Conflitto d’interessi è spartirsi la Rai come il cortile di casa, trasformandola in megafono dei mandanti (e ora del Sì) e sabotandola a vantaggio di Mediaset. Conflitto d’interessi è papà Renzi che fa il piazzista di outlet con le amministrazioni governate dal Pd del figlio. Conflitto d’interessi è la signorina Boschi nel Consiglio dei ministri che delibera sulla banca vicepresieduta dal papà. Conflitto d’interessi è il fratello della Boschi socio di studio legale col tesoriere Pd Bonifazi, col presidente di Toscana Energia e col superassessore di Firenze, studio che offre consulenze a imprese e Pubbliche amministrazioni (notoriamente insensibili al Giglio magico). Conflitto d’interessi è il sindaco di Milano Beppe Sala che nomina assessore un suo socio in affari (a proposito: ne avete trovato traccia su giornaloni e giornalini?). Conflitto d’interessi sono i parlamentari che si salvano da arresti e intercettazioni votando su se stessi. Conflitto d’interessi sono i controllati che fanno anche i controllori di se stessi in quasi tutte le aziende pubbliche e private. Conflitto d’interessi sono le reti Mediaset e il Giornale che parlano di B. e la Rai che parla dei partiti, Stampa e Repubblica che scrivono (quando scrivono) di Fiat o De Benedetti, il Corriere che scrive (quando scrive) di Intesa, Mediobanca, Unicredit, Della Valle e Cairo, il Messaggero che scrive (quando scrive) di Caltagirone e i giornali finanziati o aiutati dal governo che scrivono del governo.
Facciamo così: lorsignori recidano i loro veri conflitti d’interessi.
Poi, se resta tempo, torneranno a occuparsi di quelli finti che “spuntano” sulla Muraro. Intanto si vedrà se Roma sarà stata ripulita. Se sì, applausi. Se no, dovrà andarsene non solo la Muraro. Ma anche la Raggi. Non per fantomatici conflitti d’interessi. Ma per manifesta incapacità di governare.
martedì 2 agosto 2016
Trentasei anni di vergogna
Ecco la differenza tra uno stato democratico e il nostro. Trentasei anni dopo siamo ancora a brancolare nel buio, disonorando vittime e parenti.
Depistaggi, servizi deviati, apparati dello stato delinquenti, strategia del terrore, loschi accordi sottobanco. Resta una certezza che il tempo non ha offuscato: fu strage fascista, della peggior specie, ossia fascista. In onore di questi martiri nulla può incunearsi dentro spiriti liberi, forgiati sulla repulsione al fascismo e a tutte le sue ramificazioni che vediamo attorno a noi anche in questi tempi anomali.
La libertà oggi chiede di ricordare le vittime e di respingere le solite parole senz'anima di chi prometterà, recitando, chiarezza e giustizia, parole queste lontane e disperse, forse per sempre, nei meandri di uno stato colluso.
La libertà oggi chiede di ricordare le vittime e di respingere le solite parole senz'anima di chi prometterà, recitando, chiarezza e giustizia, parole queste lontane e disperse, forse per sempre, nei meandri di uno stato colluso.
sabato 30 luglio 2016
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