Abbiamo anche il virtuosismo di Federico Rampini. Secondo lui nelle piazze e sui social sta accadendo un fatto preoccupante, anzi, a dir poco spaventoso: si sta sempre dalla parte dei più deboli. Dei più poveri. E non si ferma qui. I giovani, secondo Rampini, detestano la ricchezza di Israele perché è “la prova schiacciante di una colpa; si accompagna alla certezza che questo benessere è il frutto di crimini contro l’umanità”. In pratica sono le industrie hi-tech sul suolo israeliano a infastidirci, mica le bombe su quello di Gaza. E il sospetto che Israele stia commettendo giusto un paio di crimini contro l’umanità viene mica per i missili su ambulanze e file di sfollati, è che rosichiamo per il suo pil. Poi c’è Udo Gümpel, che in un tweet rispolvera il sempreverde “La cosa più assurda che ci siano pure delle donne a gridare ‘Palestina free’, le quali sotto il regime islamista di Hamas non hanno il benché minimo diritto civile, e peggio ancora per le persone Lgbtqia+: sarebbero uccisi.”. Quindi per l’astuto Gümpel non dobbiamo difendere i diritti dei palestinesi neppure noi. In pratica le leggi di guerra valgono solo nei Paesi in cui c’è il gay pride, negli altri i gay possono essere bombardati a piacimento e che nessuno si indigni. Infine, menzione d’onore per Lucetta Scaraffia che nel suo articolo su La Stampa ieri sottolineava l’ambiguità del papa che ha ricevuto i rabbini europei, ha stretto le mani a tutti, ha consegnato loro una lettera ma ha osato non leggerla a voce alta perché non si sentiva bene. “Viene da pensare che il pontefice non sia del tutto sicuro che le vittime di un attacco ingiustificato abbiano il diritto a difendersi”, ha scritto Scaraffia. No, viene da pensare che fosse afono. Fossi il papa ricorderei a tutti che esiste un aggressore – l’influenza – e un aggredito – lui. Nessuno oserà più replicare.
Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
mercoledì 8 novembre 2023
Selvaggia e la fuori di testa
Vista pazzi
L'Amaca
martedì 7 novembre 2023
Turbolenze
Leggo della bimba inglese adottata dal nostro paese con una procedura d'urgenza, Indi Gregory, questo il suo nome, bimba affetta da una rarissima malattia, otto mesi di vita, il governo britannico ha negato il trasferimento al Bambin Gesù di Roma, e il consiglio dei ministri riunito d'urgenza ha bypassato la decisione conferendole la cittadinanza italiana, per poterla curare.
Scelta sacrosanta, decisione condivisa, lungi da me a pensare che vi sia odore di imbiancata al sepolcro.
Però, però.
Quello che stride non è assolutamente il fatto in sé, ci mancherebbe! E' quello che ruota attorno all'attuale civiltà, per così dire. Ci facciamo in quattro, in otto, per una bimba, e questo ripeto è giusto, mentre migliaia di altri bimbi stanno morendo in guerre, per fame, per tutte le scorie che questo mondo non riesce a smaltire.
Non parlo di palestinesi, di ucraini, di russi, di israeliani: parlo di bambini di ogni nazionalità.
Se questo è il pensiero moderno, se la politica, il dialogo, gli incontri tra nemici sono stati sostituiti quasi esclusivamente da azioni belligere, beh signori miei, permettetemi di esternare un disgusto, unito ad un vomitevole giudizio su chi ci governa globalmente, eccezion fatta per l'Onu che da decenni è oramai un circo con sede a New York.
E' entrato purtroppo nel pensiero comune il cancro dell'indifferenza collettiva dinnanzi a violenze inaudite perpetrate ai danni di esseri indifesi.
Sedetevi un attimo, corroboratevi con buona musica, io sto ascoltando ad esempio Sergei Prokofiev che vi consiglio, non chiedetemi come ho fatto ad assaporare la sua musica perché è un mistero, forse Apple Music mi ha agevolato in questo; riflettiamo su come ci hanno ridotto, ridicolizzato, sminuzzato, rimbambito.
Stanno assassinando bimbi, in Ucraina, nella striscia di Gaza, hanno scannato giovani in Israele, muoiono vite sboccianti in Africa, in Cina, in Asia: e noi? Oltre qualche giaculatoria che minkia stiam facendo per ribellarci all'andazzo macabro che ci sta portando ad ammirare i nuovi prodotti bellici, la tecnologia che diminuirà i famigerati effetti collaterali?
Come abbiamo potuto appassirci culturalmente, affievolire gli animi al punto di emettere soffici rigurgiti mentre le tv ci azzannano trasmettendoci immagini che portano l'intero genere umano nel bidone dell'indifferenziata?
Indi Gregory è una bimba di otto mesi per cui vale tentare l'impossibile. Ed è anche simbolo, faro, richiamo, sconquasso per ciò che avremmo dovuto ostacolare, impedire, frenare riguardo alla mattanza di innocenti. Pensare ad un bimbo, uno dei tantissimi, che dovrebbe vivere ed abbracciare la felicità dell'esistenza, a cui il caso o il destino, o l'arroganza umana storica pregressa han negato il diritto sacrosanto di degustarsi la gioia, che viene ammazzato da rigurgiti di sopraffazione tipica di periodi precedenti che credevamo aver oltrepassato attraverso la dignità della specie per cui ci crediamo pure evoluti, è una tragedia morale collettiva.
Che cammei come quello di Indi agevolino in noi il risveglio!


