sabato 23 marzo 2019

Sulla soglia


Vi capita mai di sentire un'onda anomala sconquassante precisi dogmi, convinzioni, beltà conquistate a caro prezzo e custodite allo stesso modo del metro primario a Parigi?

A me capita, non di rado ma capita. Emergono consapevolezze di tempo perduto, conseguenze di ignoranza atavica ed irrecuperabile, che so: non potrò più apprezzare i classici greci, i testi latini, la filosofia, Aristotele, Plutone. Non riuscirò più da qui alla discesa dal treno comune ad avere una personale opinione sui pensatori, sui movimenti di pensiero dal rinascimento in poi. Non mi delizierò nel confrontare opere somme a causa della deprecabile formazione allor quando allontanai da me i piaceri dello studio, della critica, dell'approfondimento culturale. 
Non potrò sorridere appieno delle cazzate issate a dogmi del mio tempo e, conseguentemente, soprattutto non sarò formato in modo e al punto da accettare l'ineluttabilità, lo squagliarsi della mia mente, l'affaticamento nel ragionamento, la sensazione di solitudine, di inutilità, lo scartamento del canuto, la sua riposizione nel ripostiglio comune ove incuria ed insensibilità la fanno da padroni. 
Penso e credo questo: la formazione, l'onnivora voglia di sapere, la curiosità, il piacere di leggere, acquisire, inglobare, la forza scaturente dall'apprendere, dal discernere, dal confrontare sono essenziali solo per una giusta causa: accettare la natura, il ciclo, l'evaporazione del tutto. Essere parte di un piano, di qualcosa che vive ed incombe, versando e riversando olio sugli ingranaggi per il rollio proprio dell'avvicendarsi di eventi, ritorni, fatti; compreso il dissolvimento non fine a se stesso ma per la causa comune: la Vita.    

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