Le lobby non arretrano: la Pace è ancora lontana
I conflitti evolvono lentamente, i dettagli cambiano ma non il quadro di fondo. Nella guerra russo-ucraina la postura guerrafondaia europea è stata caratterizzata da un’aggressività maggiore sia nelle esternazioni dei politici sia nella guerra per procura. La ricerca di una false flag, di una colpa da addossare a Mosca per un’entrata diretta in campo della Nato, ha raggiunto toni carnevaleschi. La strategia terrorista occidentale, prima delle elezioni della Duma, era basata sull’intimidazione della popolazione civile, mirando alle raffinerie, alla logistica civile, nel tentativo delirante di far sollevare la popolazione russa contro Putin e comunque di influenzare le elezioni politiche.
La società civile russa si è invece compattata, ha rafforzato il partito di governo. La risposta di Mosca, annunciata come deterrenza in diverse occasioni dai vertici del Cremlino, è stata brutale. La Russia ha smesso di autovincolarsi nel rispetto del sangue fraterno ucraino e ha bombardato pesantemente i porti, i ponti, le infrastrutture civili con un numero alto di vittime collaterali. Malgrado i circa 200 miliardi ricevuti dall’Europa a spese dello Stato sociale, l’Ucraina è uno Stato fallito, senza elezioni né democrazia, senza partiti di opposizione e libertà di culto, senza libertà individuali e linguistiche. Ha perso un terzo della popolazione. Le cifre dei morti e dei feriti, di giovani amputati la cui vita è cambiata per sempre, saranno conosciute in un futuro lontano quando le colpevoli élite ucraine ed europee non saranno al potere. I russi hanno partecipato a una guerra per loro esistenziale a cui li ha costretti l’espansionismo aggressivo della Nato. Prima della violazione russa delle frontiere ucraine nel 2022, i paesi Nato avevano trasgredito i seguenti principi onusiani e Osce: la non ingerenza negli affari interni di un altro Stato, l’autodeterminazione dei popoli, i diritti linguistici delle minoranze e l’indivisibilità della sicurezza. Il popolo ucraino è stato utilizzato in modo spietato da una leadership nazionale corrotta e dalle élite occidentali in una guerra per procura contro la Russia, una guerra coloniale come quella contro l’Iran.
Il conflitto potrà concludersi con il collasso di Kiev che non ha una difesa aerea adeguata ed è alla mercé dei bombardamenti di Mosca. La crisi economica e sociale, gli scandali che hanno colpito i governanti, la mobilitazione brutale hanno reso sempre più fragile il rapporto tra società civile ed élite. La variabile indipendente è data dai droni, di facile produzione nella quale Kiev si è specializzata. I bombardamenti dei porti di Odessa e la mancanza di sbocco al mare lasceranno sopravvivere uno Stato disfunzionale. Washington sembra riconoscere in modo ricorrente la sconfitta delle politiche neoconservatrici e poi farsi indietro nuovamente, di fronte alle intimidazioni del cosiddetto Stato profondo americano a cui si genuflettono le marionette politiche europee. Oggi, per convenienze elettorali, Trump è riuscito a concepire una nuova possibile mediazione basata sulla ricostruzione dell’Ucraina con BlackRock e la Banca Mondiale, (non con i fondi russi sequestrati); su un cessate il fuoco basato sull’attuale linea dei combattimenti e un conflitto congelato; sul patto energetico tra Russia, Ucraina e Europa sotto la supervisione statunitense; sulle garanzie di sicurezza riassumibili con l’estensione dell’art. 5 del trattato Nato all’Ucraina. Si sigillerebbe la situazione attuale, di aiuto da parte della Nato con armi e intelligence in caso di ripresa delle ostilità.
La Russia potrebbe vedere di buon occhio l’accordo economico ed energetico, condizione preliminare per la sospensione delle sanzioni. Dubito che voglia congelare un conflitto e dare all’Ucraina la possibilità di inventare un pretesto per ricominciare la guerra con l’aiuto legittimo dei paesi Nato. La prima preoccupazione di Mosca è annullare la minaccia rappresentata da un’Ucraina fantoccio dell’Occidente, piattaforma di assalto contro la Russia. Neutralità dell’Ucraina, fine della leadership di Zelensky e fine delle sanzioni rappresentano insieme a un compromesso sui territori, che tenga conto della situazione sul campo militare, le opzioni russe. Trump utilizza tattiche per modificare la percezione degli elettori, ma non sfida lo Stato profondo. Se Washington volesse, la guerra in Ucraina cesserebbe immediatamente. Zelensky non è un soggetto politico, ma l’espressione dei poteri finanziari che governano uno sfortunato popolo. Da parte europea, dei Dem Usa e delle lobby non sembra ci si stia preparando a un passo indietro. A riprova, le signore, politiche o giornaliste, sdoganate in tv, digiune di analisi internazionale, citano il New York Times come la bibbia, per convincerci che Kiev sta vincendo. Credo che purtroppo l’iniziativa di pace non porti a reali conseguenze e sia utilizzata da Trump per ragioni elettorali.
Nessun commento:
Posta un commento