domenica 4 ottobre 2026

Il Campo Largo

 

Elly e il Krapfen


di Marco Travaglio 

Nel manicomio della stampa padronale galoppano libere e belle quattro ideone, una più strepitosa dell’altra.

1) Siccome la Schlein non vuole Conte candidato premier perché metterebbe in fuga una piccola parte degli elettori Pd e Conte non vuole la Schlein perché metterebbe in fuga una gran parte degli elettori M5S, non bisogna far decidere gli elettori alle primarie, ma accordarsi aumma aumma su un nome terzo tipo la Salis, che metterebbe in fuga tutti gli elettori M5S e Avs e una piccola parte degli elettori Pd, o tipo Gualtieri, Manfredi, Gabrielli e Ruffini, che hanno l’appeal di un cassamortaro e metterebbero in fuga quasi tutti gli elettori Pd, M5S e Avs.

2) Siccome Pd, M5S e Avs dovranno presentare un programma comune, devono avere tutti lo stesso programma: quello del Pd, che non esiste e quindi mette d’accordo tutti. Se viceversa su riarmo, armi all’Ucraina, Gaza, inceneritori e Tav hanno posizioni diverse, quella del Pd è giusta (tanto non si capisce) e quelle degli altri sono sbagliate (perché si capiscono): ergo, se gli altri difendono le proprie, “attaccano il Pd” e “fanno il gioco della destra”, mentre se il Pd difende le sue (ove mai le capisse)è “testardamente unitario”.

3) Fa eccezione Renzi, che può avere posizioni opposte su tutto da M5S, Avs e Pd (ove mai il Pd ne avesse una), ma deve entrare nell’alleanza di diritto. E perché? Perché sì. Conte “insulta” e “attacca” il Pd anche se non l’ha mai attaccato né insultato: invece Renzi, che si fa chiamare Kraken perché ormai si sta sulle palle da solo (ma va bene anche Krapfen, visto il girovita), insulta e attacca Conte, Avs, Onorato e chiama nel Bar di Guerre stellari detto Leopolda l’insultatore De Luca, promosso a Sceriffo, per rincarare la dose, ma i suoi non sono insulti e attacchi agli alleati. E perché? Perché no.

4) Tutti estasiati per il discorso della Schlein alla Direzione Pd, in cui non ha detto se e quando si faranno le primarie né dov’è il programma Pd, né cosa pensa oggi delle armi a Kiev e del riarmo Ue/Nato (il 18.3.’22 dichiarava a Rep: “La pace in Ucraina non si fa con le armi. Sosteniamo l’accoglienza, sbagliato aumentare le spese militari”). Però ha dichiarato che “il Pd ha il doppio dei voti di Conte” e “uno non vale uno”. Ne avesse azzeccata una: Ipsos dà il Pd al 19,5 e il M5S al 14,5, quindi Conte non avrebbe metà dei voti della Schlein, bensì circa i 3/4. Ma soprattutto: se la Schlein sostiene che comanda chi ha più voti, cioè lei, non dovrebbe sostenere che “uno non vale uno”, bensì che “uno vale uno”. Se per tutti ogni voto vale uno, il suo discorso regge; se per qualcuno ogni voto vale due, crolla tutto. È la logica pura, oltreché il principio di eguaglianza. Che, spiace dirlo, non è un’idea bizzarra di Grillo e Casaleggio: è l’articolo 3 della Costituzione.

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