Primi al mondo
nelle balle
DI MICHELE SERRA
Si raccontano balle per varie ragioni. Per esempio, perché si ha interesse
a nascondere le proprie responsabilità. Perché si ha bisogno di vantare
meriti che non si hanno. Perché si vuole colpire qualcuno diffamandolo.
Perché solo attraverso la truffa si può sperare di prevalere. Eccetera.
Ciascuna di queste ragioni evidenzia che il ballista, 99 volte su cento, è
un soggetto debole. Bara perché non potrebbe mai vincere giocando
pulito. Se avesse dalla sua la forza della ragione, o l'evidenza delle sue
qualità reali, non avrebbe nessuna necessità di raccontare balle. Questo
fa pensare che il primato della Russia nelle fake news, ormai certificato
da decine di studi, rapporti, dossier, dipenda dalla impossibilità della
propaganda russa di far valere (in economia, in politica estera, in politica
interna) qualche aspetto esemplare. Qualche risultato ammirevole.
Levato il nazionalismo bellicoso, fondato sul mito della Grande Russia e
non esportabile se non in punta di cannone, quali meriti riconoscibili
può vantare Putin dopo trent'anni di potere assoluto? Le disuguaglianze
sociali fanno impallidire quelle del peggiore dei paesi occidentali,
l'economia è gracile (tranne l'industria bellica) nonostante le grandi
ricchezze naturali, la libertà d'espressione è vicina allo zero: cos'altro
potrebbe esportare, l'oligarchia al potere a Mosca, se non le balle?
È vero, avvelenare i pozzi, nell'epoca della comunicazione digitale di
massa, non è difficile. Bastano un po' di hacker di regime e il gioco è
fatto. Il danno è inferto. I pozzi possono anche essere bonificati, esiste il
debunking, che è un po' la contraerea della guerra digitale, ma
rimangono, come i buchi delle bombe sulle facciate delle case, i danni da
disinformazione. Ma essere al primo posto nel mondo solo nella
categoria "balle", a lungo andare, non rischia di mortificare il morale
delle truppe?
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