sabato 18 aprile 2026

L'Amaca

 


Gorbaciov: chi era costui?

di Michele Serra


Fa pensare l'impressionante resoconto di Rosalba Castelletti sul Venerdì, dove si racconta la trasformazione della "memoria di Stato" russa negli anni di Putin, con lo sfratto della statua di Solzenicyn, simbolo della dissidenza ai tempi del Pcus; la chiusura del Museo della Memoria dei Gulag; lo sfruttamento parassitario dell'epica della Grande Guerra Patriottica per avvalorare l'aggressione all'Ucraina. Il Terrore staliniano rimosso e cancellato, non si deve parlare male di Stalin perché non si deve parlare male della Patria.

Con una battuta forse schematica, ma non priva di una sua logica, si potrebbe dire che questa sfrontata rilettura della storia non dipende dal fatto che Putin è comunista come Stalin; ma dal fatto che Stalin era fascista come Putin. I totalitarismi si rassomigliano molto, davvero differente, davvero conflittuale con i loro scopi e la loro cultura non è la tirannia opposta: è la democrazia. È il rispetto della libertà. Potete imbattervi in un rossobruno, o fasciocomunista che dir si voglia, è un ibrido noto alla storia e perfino alla cronaca politica. Ma non esistono i fascio-democratici, e nemmeno gli stalinisti libertari.

Non per caso di Gorbaciov, generoso inventore di una impossibile riconversione democratica dell'Unione Sovietica, in Russia non c'è memoria: è il suo nome, non quello di Stalin, a essere impronunciabile in una fase storica nella quale Patria e Guerra sono i due binari lungo i quali corrono l'ideologia e la propaganda. La celebre e amara sintesi di Vera Politkovskaja, figlia della martire della libera stampa Anna, è che «i russi non sono abituati a pensare». Ma è un'abitudine contagiosa. Basta una minoranza pensante, e prima o poi il virus dilaga. E la statua di Solzenicyn tornerà al suo posto, magari accanto a quella di Gorbaciov.

Nessun commento:

Posta un commento