venerdì 19 giugno 2026

Focus

 


“Il patrimonio agli italiani”, dice Meloni: meglio la patrimoniale


di Sottosopra*



Va riconosciuto: nel campionato nazionale degli slogan, Giorgia Meloni è una fuoriclasse. “Altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo perché gli italiani possano ambire ad avere patrimonio”, ha detto qualche giorno fa, promettendo l’ennesimo taglio delle tasse. Assicurato l’applauso; totale il rovesciamento della realtà. Per capirlo, è sufficiente chiedersi chi siano “gli italiani” a cui si riferisce. Certo, non quei 10 milioni di persone adulte i cui risparmi ammontano a meno di 2mila euro, chiaramente insufficienti per far fronte a crisi come la perdita del lavoro o la necessità di curarsi. E non perché siano cicale scialacquatrici: per via di salari bloccati, dell’iniquità fiscale e del depauperamento dei servizi essenziali, lavoratrici e lavoratori non sono più in grado di accantonare parte dei loro (magrissimi) guadagni.

Il tasso di risparmio nel 2025 in Italia è stato di poco superiore al 3% del reddito disponibile (dati Ocse); in Svezia era al 14,7%, in Germania al 10,28% e in Spagna al 9,22%. Nel frattempo, le ricchezze hanno continuato e continuano a concentrarsi, nel mondo e da noi: il patrimonio medio delle 50mila persone più ricche del Paese valeva intorno a 7,5 milioni di euro a metà degli anni Novanta; oggi è più che raddoppiato. Nello stesso periodo, la ricchezza dei 25 milioni italiani più poveri si è ridotta di più di tre volte, con uno dei cali più vistosi nelle economie avanzate.

In questa spinta alla concentrazione un peso enorme lo hanno le eredità: non si matura patrimonio tramite il risparmio attivo, bensì lo si riceve in dotazione. L’Italia è l’eldorado degli ereditieri, con una delle tasse di successione più leggere al mondo: se da noi tra genitori e figli è al 4% (con franchigia di 1 milione), in Francia arriva al 45% (con franchigia di 100mila euro). Tradotto: chi ha la fortuna di nascere da una famiglia ricca sarà ugualmente ricco o ricca senza alcun merito particolare. Ma chi nasce povero o povera ha poche speranze di cambiare la propria condizione. Insomma, basta grattare un po’ la superficie per capire quanto le affermazioni della premier siano false e mal informate; e quanto la “patrimoniale” che rifiuta con tanto ardore riporterebbe invece un po’ dell’equità che è precondizione perché la popolazione onesta possa ambire, se non a un patrimonio, almeno a una quota di risparmio che la allontani dalla povertà, oggi un rischio per il 25,4% della cittadinanza. Che chi ha enormemente di più paghi qualcosa di più è d’altronde buon senso, e a chi non bastasse il buon senso viene in soccorso la Costituzione: all’articolo 53 recita infatti che “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.

L’imposta patrimoniale rientra pienamente nella cosiddetta equità verticale prevista dalla Carta. Ripara alcune storture della concentrazione di ricchezza e consente una più che mai necessaria iniezione di fondi da destinarsi ai servizi di istruzione, salute e cura, che consentono – loro sì – la mobilità sociale. Alle obiezioni classiche – dalla fantomatica fuga di miliardari alla difficoltà di intercettare davvero i capitali – da anni rispondono studi precisi, offrendo soluzioni. Più che di inesistenti problemi Giorgia Meloni dovrebbe allora occuparsi di un dato: 7 italiani su 10 (indagine di Demopolis per Oxfam) sono favorevoli a un’imposta europea sui grandi patrimoni. Logico: non si parla di togliere alle persone la casa di proprietà faticosamente sudata, ma di chiedere un contributo allo 0,1% che di case ne ha a bizzeffe. E non esiste slogan più potente che la realtà delle disuguaglianze e delle ingiustizie subite.

Forum Disuguaglianze e Diversità

Nessun commento:

Posta un commento