La guerra finisce solo se perdono i “neocon”
La guerra con l’Iran sembrerebbe aver avuto fine con la firma del Memorandum (Mou) prevista venerdì 19 a Ginevra. Il Mou si regge sul cessate il fuoco anche a Gaza e in Libano. Quindi finalmente avremo gli Stati Uniti che tengono sotto controllo Israele? Secondo molti analisti indipendenti si tratta invece di una guerra di attrito nella quale la “coalizione Epstein” cerca di distruggere la resilienza iraniana. Teheran non recede dai suoi obiettivi e risponde a ogni provocazione. Impone linee rosse che una volta violate vengono sanzionate con le rappresaglie su Israele e sulle basi americane nel Golfo Persico. L’obiettivo occidentale resta quello di indebolire l’alleato della Cina, rivale sistemico, e di destabilizzare il governo teocratico affinché il capitale finanziario Usa in crisi possa nutrirsi di nuove materie prime ed energetiche. La Cina tuttavia è intervenuta con la sua riconosciuta autorità per porre fine al blocco di Hormuz che è contrario ai suoi interessi come a quelli di Washington. Se una svolta positiva ci sarà è grazie a Pechino e alle forze riformiste iraniane che hanno temperato gli obiettivi dei falchi. L’incognita Israele quale variabile impazzita permane.
La nuova guerra, non di territori ma di attrito, continua anche tra Russia e la Nato per interposta Ucraina. Come nota Andrey Bezrukov, un ex agente dei servizi nel discorso al foro economico di San Pietroburgo, gli occidentali punterebbero a colpire grazie al sistema Starlink le infrastrutture strategiche russe e a neutralizzare con sistemi di difesa, come il Golden Dome, le forze nucleari russe. Bezrukov, come già Karaganov, critica la pazienza strategica di Putin e incita all’utilizzo della deterrenza. La prossima tappa dell’escalation viene individuata dall’allargamento del conflitto ad altre regioni e dalla guerra biologica.
I media considerano la comica lettera di Zelensky a Putin una proposta di pace. Di fatto l’Ucraina continua a perdere sul terreno militare, è uno Stato fallito e riceve aiuti dai sempre più stanchi occidentali come anche l’incontro con i tre leader moribondi di Berlino (E3) ha reso evidente. La Russia non può accettare un cessate il fuoco che pregiudicherebbe il suo vantaggio sul campo, a meno che da parte Nato-Ucraina non venisse disconosciuta la strategia di dominio neocon iniziata con la decisione presa nel 1997 di sostituire Onu e Osce con la Nato e di espanderla inglobando anche Ucraina e Georgia. Decisione a cui l’Europa continentale e mediterranea ha tentato invano di opporsi. Finché l’Europa, che non può essere mediatrice essendo cobelligerante, non tornerà a parlare di neutralità ucraina e di Osce, rinunciando all’esercito addestrato ucraino e interattivo con la Nato, la Russia non accetterà precari cessate il fuoco per altrettanto effimeri negoziati. I filoucraini continueranno a massacrare gli ucraini continuando una guerra di dominio nel tentativo disperato di destabilizzare una potenza del surplus. Sui social media, brava gente, miliziani di destra come della falsa sinistra, continuano a parlare di principi: “L’Ucraina ha il diritto di entrare nella Nato e di fare quello che vuole”. Peccato che l’Ucraina dei giovani che muoiono e dei civili che emigrano non sia ascoltata. L’ingresso in un’alleanza militare non è una libera scelta, ma un processo interattivo che deve tener conto degli equilibri geostrategici.
Ezio Mauro, come accade spesso la domenica, ha scritto un lucido editoriale sull’inconciliabilità tra capitalismo finanziario e democrazia liberale. Forse assume sostanze che lo trasformano in Dottor Jekyll mentre durante la settimana Mr. Hyde difende a spada tratta l’ordine liberale contro le malefiche autocrazie? Viene spiegato da alcuni bravi economisti come la centralizzazione dei capitali porti inevitabilmente alla soppressione della democrazia parlamentare e della separazione dei poteri, alla soppressione dei diritti individuali e della libertà di stampa. Per Ezio Mauro questa è una svolta attribuibile alla tecno-destra di Trump, Musk e Thiel. In realtà è un processo che va avanti da decenni, con i Democratici come con i Repubblicani, in Europa con le destre populiste e con la destra tecnocratica (i socialisti europei, il Pd) individuata nel lontano 1996 da Marco Revelli. I meccanismi in base ai quali dal capitale industriale si passi a quello finanziario, alla concentrazione in poche mani del potere economico erano stati illustrati da Rudolf Hilferding nel 1923. Se abbiamo una élitetransnazionale dell’1%, possiamo ancora credere nella concorrenza e nella democrazia liberale? L’involuzione verso l’autoritarismo è in corso, i liberali hanno tradito i loro principi. Linciaggi del pensiero diverso, stampa asservita, spodestamento dei Parlamenti e fine dello Stato, occupato dai poteri oligarchici. Gli esempi si moltiplicano.
Nessun commento:
Posta un commento