“Sbaglio della Ue passare dal gas russo al Gnl Usa. Conflitto lungo”
L’Europa ha “capitolato” agli Usa su dazi e tassazione delle multinazionali. Di fatto “ha rinunciato alla propria sovranità”. E ora, dice Joseph Stiglitz, sta pagando il prezzo della guerra scatenata da Donald Trump e degli errori compiuti dai suoi leader dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Il premio Nobel per l’Economia è a Bruxelles per il Simposio fiscale Ue, dedicato quest’anno al futuro della tassazione in un mondo che ha visto esplodere le disuguaglianze. Nel confronto con Philippe Aghion, a sua volta vincitore del Nobel nel 2025, boccia l’accordo di compromesso che ha esentato i grandi gruppi Usa dalla global minimum tax al 15% faticosamente concordata in sede Ocse. Un vantaggio per Big tech, un danno per le (poche) multinazionali Ue. Ora, spiega, la speranza è nei negoziati per una riforma complessiva del sistema fiscale globale in corso all’Onu su impulso dell’Unione africana. Parlando con il Fatto, si concentra sull’attualità geopolitica e sulle debolezze strutturali che l’Europa sconta anche per scelte proprie.
Il conflitto in Medio Oriente sta facendo salire i prezzi del petrolio e danneggia i consumatori americani alla vigilia delle elezioni di Midterm. Quanto può durare la scommessa di Donald Trump?
Quando si parla di governi “normali” si ragiona in termini di costi e benefici. Quando si ha a che fare con l’amministrazione Trump non si può usare questo tipo di schema. Se si fosse fatto un calcolo razionale, non saremmo mai entrati in questa guerra. Era chiarissimo che i benefici probabili sarebbero stati bassi e i costi molto alti. Solo per le munizioni gli Usa stanno spendendo tra 1 e 2 miliardi di dollari al giorno, una cosa inconcepibile.
Alla luce dei costi, cercherà un’exit strategy?
Potrebbe dichiarare vittoria in qualsiasi momento e andarsene. Ma non credo che lo farà. È molto testardo e poco riflessivo. Penso continuerà a credere che la vittoria sia dietro l’angolo e che se li bombarderà abbastanza, fino a riportarli al Medioevo, gli iraniani si arrenderanno. È possibile che il conflitto duri a lungo.
Dal 2022 l’Ue ha ridotto la dipendenza dal gas russo, ma ha aumentato quella dal Gnl Usa. Ora il nuovo choc energetico sta facendo crescere i ricavi della Russia e dei produttori americani, mentre l’Europa sostiene i costi. Dove hanno sbagliato i leader Ue?
Avrebbero dovuto impegnarsi davvero sulle rinnovabili. In parte lo hanno fatto, ma non abbastanza. Ai tempi dell’invasione russa dell’Ucraina avevo fatto notare che il sole non splende sempre e il vento non soffia sempre, ma sono comunque più affidabili di Putin. E ora direi: sono comunque più affidabili di Trump. I leader Ue avrebbero dovuto puntare sull’indipendenza energetica. E non continuare a utilizzare il gas come soluzione di transizione. Questo è stato un errore fondamentale.
E adesso come possono muoversi?
Il punto è se ripeteranno lo stesso errore fatto allora, quando hanno lasciato che il prezzo dell’elettricità restasse legato al costo marginale del gas. Così i consumatori pagano di più, anche in Paesi come la Norvegia che stanno guadagnando moltissimo dall’aumento dei prezzi dell’energia. Spero che abbiano imparato la lezione. Spagna e Portogallo si sono mossi adottando un regime regolatorio migliore (all’epoca hanno messo un tetto al prezzo del gas usato nelle centrali elettriche, soluzione ora al vaglio della Commissione, ndr).
Non c’è solo l’energia. L’Ue è molto dipendente anche dalle tecnologie Usa: dal cloud ai servizi finanziari. Quali sono i rischi?
Trump può dire, come ha fatto l’anno scorso: vi offriamo un accordo commerciale in cui dovete aprire i vostri mercati azzerando i dazi mentre noi mettiamo il 15% sui vostri prodotti. L’Europa ha dovuto accettare, perché le conseguenze del rifiuto sarebbero state peggiori. La vostra vulnerabilità dal cloud, da Starlink e da tutto il resto vi rende esposti agli umori degli Usa.
Si può uscirne?
Molte delle tecnologie di cui parliamo non sono più vero high tech: sono ambiti in cui l’Europa potrebbe sviluppare rapidamente capacità proprie, con effetti positivi per la crescita. Dovrebbe porsi l’obiettivo, nel giro di pochi anni, di non dipendere più dalle tecnologie americane, almeno nel cloud e nella difesa. Se un Paese relativamente povero come l’Ucraina è riuscito a sviluppare rapidamente capacità avanzate sui droni, l’Europa può farlo.
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