sabato 26 settembre 2026

Radiografia di uno scippo



Una vita da evasore

scontrini falsi, buoni regalo

e ordinazioni fantasma


DI GIULIANO FOSCHINI


Le inchieste della Guardia di Finanza ci regalano uno spaccato del

Paese furbetto

dove il contante è ancora re e chi non dichiara prende anche la

Naspi


Aveva ragione Zalone, quindi. Prima di tutto il posto fisso. Perché se un

professore a mille e cinquecento euro al mese guadagna davvero più di

un gioielliere, se una segretaria incassa più di un avvocato, un semplice

medico ospedaliero più del dentista dallo studio futurista,

evidentemente il posto fisso conviene. Oppure c'è qualcosa che non

torna. E a credere allo zibaldone di storie che viene fuori dalle ultime

inchieste della Guardia di Finanza, ecco, qualcosa che non funziona

effettivamente c'è. Cento miliardi di cose, per l'esattezza, visto che il

conto dell'evasione supera abbondantemente quella cifra. Ma come si fa?

Come riesce un'attività piena di clienti a diventare improvvisamente

poverissima davanti al Fisco? Basta mettere in fila le indagini delle

Fiamme gialle per ottenere una specie di manuale del perfetto evasore.

Quello piccolo, però. Niente Cayman o società offshore. Qui siamo al

ristorante sotto casa, dal professionista, nel negozio, su internet.

La prima regola resta la più antica: il contante aiuta. La maniera più

facile per incassare è il pagamento in nero, «sistema usato

principalmente ormai dai professionisti perché negli esercizi

commerciali è più complicato», spiegano dalla Finanza. A Sassari, per

esempio, sette maxistore avrebbero adottato un sistema semplice: carta,

scontrino fiscale; cash, un documento apparentemente identico ma

soltanto gestionale. Il cliente usciva convinto di avere lo scontrino, per il

Fisco quella vendita non era mai avvenuta. Venti milioni contestati in

quattro anni. La tecnologia, però, aiuta. In tutta Italia diversi dentisti

hanno fatto i conti con un software che consentiva di gestire due

contabilità parallele: «La carie? Centoventi euro con fattura, settanta

senza», con tanto di ricevuta diversa per le due opzioni. In dieci

ristoranti e baite dell'Alto Adige funzionava invece così: comanda sul

palmare, ordine in cucina, piatto servito, cliente che mangia e paga. Poi

qualcuno cancellava il tavolo dal gestionale. Il pranzo era avvenuto nella

vita reale, non nella contabilità. Circa nove milioni di ricavi sarebbero

spariti così.

C'è anche chi sceglie la soluzione radicale: non dichiarare proprio niente.

A Palermo un dj, secondo la Finanza, avrebbe dimenticato 323 mila euro

guadagnati tra serate e matrimoni, fino a 800 euro a festa.

Contemporaneamente percepiva la Naspi: fiscalmente disoccupato,

musicalmente piuttosto impegnato. A Bologna una cartomante con

tremila clienti avrebbe evaso oltre 150 mila euro , più il reddito di

cittadinanza. I tarocchi evidentemente non avevano previsto l'arrivo

della Finanza.

Resta l'annosa domanda: dove mettere i soldi? Il materasso è ormai

archeologia. Ci sono conti aperti online presso intermediari esteri, wallet,

criptoattività, carte e Iban virtuali: strumenti perfettamente legittimi che

la stessa Uif della Banca d'Italia segnala però sempre più spesso anche

nei circuiti finanziari opachi. E ci sono mance digitali, carte prepagate,

persino buoni regalo. A Pisa due influencer avrebbero nascosto circa 800

mila euro: parte dei compensi arrivava, secondo la Finanza, attraverso

gift card e altre forme di credito digitale. Poi c'è l'armadio infinito.

Vendere una vecchia giacca naturalmente non significa evadere. Ma un

contribuente di paia di scarpe ne aveva vendute 1.211 in un anno e 418

quello successivo. Più che un armadio, un magazzino.

Il manuale, infine, insegna come far sparire il patrimonio quando il Fisco

viene a cercarlo. Un commerciante-collezionista di auto di lusso di Parma

aveva, secondo l'inchiesta, Ferrari intestate alla madre di 89 anni. Nel

Salernitano un imprenditore avrebbe invece utilizzato una separazione

consensuale per trasferire beni alla moglie e al figlio. Peccato che marito

e moglie continuassero a vivere, viaggiare e farsi fotografare insieme. Si

può far sparire persino la residenza: un titolare di compro oro risultava

residente a Cuba ma, secondo gli accertamenti, viveva abitualmente a

Genova. Nel patrimonio confiscato per 2,5 milioni c'erano immobili,

contanti, gioielli, lingotti e orologi.

E infine c'è la fortuna. Una fortuna che, a leggere alcune indagini fiscali,

sembra accanirsi con particolare generosità proprio su chi deve spiegare

da dove arrivino i soldi. Vincite, ticket, giocate: in diverse vicende

giudiziarie premi e biglietti vincenti sono comparsi per giustificare

disponibilità di denaro. Perché il perfetto evasore, oltre a essere

ingegnoso, evidentemente è molto spesso anche fortunatissimo.


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