domenica 4 ottobre 2026

L'Amaca

 


Come moderare

i moderati?


DI MICHELE SERRA


È la parola stessa, centrosinistra, a lasciare intendere che un centro

sarebbe necessario: almeno semanticamente. Pare che serva per attirare

e organizzare gli elettori moderati, che a giudicare dal numero di italiani

che parlano a bassa voce, non riversano improperi e giudizi sommari sui

social, e non parlano dell'avversario politico come di un cretino e un

farabutto, devono essere piuttosto pochi. Però utilissimi. Con funzioni

emulsionanti rispetto agli umori furenti e al tentativo di impiccagione

reciproca. Avercene, di moderati.

Capita però che il centro, che ai tempi della Dc fu un blog immane e

onnipotente e oggi è un presidio minuto, ultraminoritario (nella destra al

governo quasi interstiziale, il Lupi, la Craxi, chi altro?), sia diventato

anche un luogo conteso e rissoso. Seguirne le sorti è cosa per raffinati

politologi. Pare che alla Leopolda si sia esibita con successo la coppia

Renzi-De Luca, in scena con i nomi d'arte «il Kraken e lo Sceriffo», noti

agli addetti e ai cronisti politici ma ignoti al novantacinque per cento

degli italiani. Io avevo capito Krapfen e pensavo alla ciambella, invece è

un mostro marino.

Questo nuovo gagliardo tandem di maschi alfa si aggiunge, ma non si

somma, a Alessandro Onorato, che ha tutto il nostro rispetto ma non

risulta essere un trascinatore di folle, a Ernesto Maria Ruffini (idem), a

Calenda che è indisponibile a tutto, ai centristi del Pd che sotto Schlein

paiono dei clandestini relegati sottocoperta. Federare i moderati pare

altrettanto difficile che federare i fanatici. Siamo un Paese strano. Forse

anche sfortunato.


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