giovedì 22 ottobre 2026

E poi c'è...

 


Capita a volte, tra le insidie quotidiane, tra i ratti di ragione che ci vengono propinati da chi dovrebbe sovrintendere alla nostra vita sociale, di cercare, ansimando, un’oasi di bellezza: un incoraggiamento artistico, un effluvio di beltà racchiuso in qualcosa di straordinario, quasi mistico. Un invito al cuore a considerare che forse l’Uomo sa e può compiere capolavori in grado di elevarlo.

Ammirando di recente questo capolavoro di colui che idealizzò l’abbraccio universale nel celebre colonnato e ci regalò il Baldacchino papale, ho trovato un anfratto, un porto sicuro. Mi ha rasserenato, rendendo meno remota la speranza che non tutto sia perduto: che si possa ancora credere nel riscatto sociale, in sane sinapsi capaci di far pensare al bene di tutti, ma proprio tutti.

Il Gian Lorenzo poco più che ventenne, capace di tessere il marmo come fosse stoffa, è sinonimo di speranza e di riscatto morale. Eppure c’è chi si affligge all’idea che le guerre possano cessare. Molti si contorceranno in supercazzole, maledicendo gli accordi tra i cosiddetti grandi; altri avranno la spudoratezza di invocare la vittoria finale; altri ancora malediranno gli incontri politici che servirebbero a fermare i massacri.

E intanto da Bruxelles si rinfocola, con zelo, la fobia bellica. Fa comodo a chi, passato dalle lobby delle armi ai ruoli di governo, ne ha fatto una carriera. Ne è prova un piano di riarmo da 800 miliardi di euro, che ci farà svenare e che ci viene presentato come garanzia della nostra sicurezza.

Quel velo lavorato da Bernini con scalpelli e gradine mi camomillizza oltremodo. E mi richiama alla mente, forse a sproposito, l’evangelico “lascia che i morti seppelliscano i morti.”

Che poi, in fondo, è la speranza di chiunque desideri la pace, leggasi normodotati. 





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