Via l’ultima barriera: il centro di Milano “privé” della Wintour
Etereo lo svolazzo in Galleria di Gigi Hadid, una corsetta con giravolta, facendo frusciare un Valentino dalla ampia gonna di sapore rinascimentale realizzato a mano assemblando pregiate trapunte caleidoscopiche veneziane. Deva Cassel ha sfilato in niveo abito da sposa Dior di pizzo candido, silhouette romantica e scivolata. Mariacarla Boscono ha percorso il salotto di Milano vestita in stile Loulou de la Falaise, Armani Privé, abito Nomade, “chiamato così in onore di quei cieli sotto cui le tribù vagano in cerca di argenteità”. L’incanto era riservato a 500 invitati o spettatori (25mila euro il biglietto, poi svenduto o regalato per riempire tutti i posti) che hanno applaudito i maggiori stilisti italiani, insieme a Jennifer Lopez, Naomi Campbell, Monica Bellucci, Alicia Keys, Roberto Bolle e, naturalmente, Anna Wintour. Era Vogue World Milano 2026, che ha consacrato la città ancora capitale della moda, malgrado i problemi del settore (perso negli ultimi tre anni il 10% del fatturato). Chiuse per mezza giornata la Galleria Vittorio Emanuele, piazza Duomo, piazza della Scala, tutte le vie attorno. Sbarrata la fermata della metropolitana. Impossibile passare in auto o anche a piedi. Polizia mobilitata in forze come per un G8. La zona rossa consegnata ai nerovestiti bodyguard con auricolare. Il centro tenuto in ostaggio. La Galleria trasformata nel set di un evento, nel privé della signora Wintour.
Per i cittadini accesso vietato. Poteva essere una solitaria eccezione, uno shakespeariano sogno di fine estate: come lamentarsi di un circo non privo di bellezza, in quel caso? Invece è stata la celebrazione definitiva della normalità milanese: la privatizzazione degli spazi pubblici, sottratti ai cittadini per assegnarli ai glam-vip segnati su una lista segreta, beneficiari di un privilegio ottenuto per impalpabili meriti di conclamata argenteità. Non senza munifica ricaduta benefica: 3 milioni di dollari gettati con grazia dal centro verso le periferie, a beneficio della mia amata Quarto Oggiaro (che tempi) per la riqualificazione della biblioteca comunale (su cui da domani vigileremo curiosi e felici).
Abbattuta l’ultima barriera, sdoganato l’ultimo tabù: tutto, proprio tutto il pubblico ora si può affittare al privato, pagante. Anche i marciapiedi, del resto, a Milano sono dehor dei locali da apericena e spritz, non revocabile eredità post-covid della cittàchenonsiferma. Il Cenacolo vinciano è location per il videoclip musicale (Purosangue) di Sfera Ebbasta. E le sale austere della Biblioteca Nazionale Braidense (quelle dove normalmente non si può introdurre né cibi né bevande e, per consultare i preziosi volumi antichi, è obbligatorio indossare i guanti)? Affittate per la cena-evento dell’Estetista Cinica Veralab e per feste con musica a palla nel cortile d’onore della Pinacoteca di Brera. Le piazze, luogo pubblico per eccellenza fin dalla grecità, qui sono trasformate in isole di calore, spianate di asfalto e sanpietrini alla milanese, senza neppure un alberello, una graminacea, un Pennisetum alopecuroides: così possono essere affittate ad aziende che ci possono installare provvisori casotti colorati. In San Babila si sono succeduti Omega, Barilla, Adidas, Prosecco Doc, L’Oréal, Vichy, Nyx. Per i cittadini niente panchine dove sedersi né alberi sotto cui ripararsi. Ma spazi in cui fare eventualmente la fila disciplinati sotto il sole per accaparrarsi felici un gadget o profumino della Beauty Week. Lo stadio di San Siro è stato svenduto a due fondi americani. Le piscine, si sa, un tempo erano pubbliche, comunali. Ora sono chiuse, in eterna ristrutturazione, oppure trasformate in Bagni Misteriosi o centri balneari Go Fit (soldi il Comune non ne ha: eppure l’attrattività di Salaland ha attirato oltre 50 miliardi di investimenti immobiliari: lasciati ai fortunati fondi investitori, solo briciole per gli oneri d’urbanizzazione). Milano ai milanesi: è questo il vero sogno di una notte di fine estate.
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