La bandiera incompiuta
DI MICHELE SERRA
Per salutare, Emma Bonino ha scelto la bandiera europea. Una bandiera
incompiuta, piantata sopra un groviglio di egoismi nazionali. La più
transnazionale delle bandiere nell'epoca della grande risorgenza dei
nazionalismi e delle guerre.
Il processo costitutivo di una vera Europa federale è ancora a mezza via e
forse ancora più indietro. Quelli di Ventotene immaginarono
l'impossibile nella notte della guerra, senza libertà e senza pace. Eppure
libertà e pace scintillavano, nel loro manifesto, come se fosse certo il loro
avvento.
Viene da dire che l'idea europea più appare fragile, irrealizzabile,
minacciata, più sembra il riassunto perfetto della vita di Emma Bonino.
Dentro ci sono le battaglie per i diritti, uno per uno, per la democrazia,
per la laicità delle istituzioni, per la libertà di pensiero e per l'autonomia
delle scelte di vita, fino alla sua fine. E dentro c'è la fragilità delle cose
giuste, il loro procedere tra intoppi e inganni, il loro retrocedere di fronte
a ostacoli che possono sembrare insormontabili. Dentro quel blu stellato,
che penzola dai palazzi ma non è mai (non è ancora?) diventato casa
comune, identità popolare, c'è anche l'orgoglio minoritario che fu tipico
dei radicali storici e oggi è degli europeisti militanti: pochi voti alle
elezioni, un seguito popolare largamente inferiore alle parole di stima
che è sempre facile spendere. Non ultime, le divisioni quasi incredibili in
fazioni litigiose.
La bandiera incompiuta, a coprire le spoglie di quella signora forte e
irriducibile, sembra stata scelta apposta per dire, come frase di saluto: c'è
ancora tanto da fare.
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