martedì 22 settembre 2026

L'Amaca

 

Contare i burqa o fare politica?


DI MICHELE SERRA


Ma quante ragazze, o bambine, frequentano le scuole pubbliche italiane

indossando il burqa? Sarebbe una domanda importante da porsi per dare

una dimensione concreta, non propagandistica, al problema

"integrazione e rispetto delle leggi italiane". Problema di rilievo, sia ben

chiaro. Ma nei comizi non è uso affrontare i problemi, è più facile e più

comodo sparare slogan per arraffare l'applauso.

Sempre per dare una dimensione concreta, leggibile, affrontabile al

problema dell'integrazione: quanti corsi di italiano per immigrati hanno

messo in campo fino a qui i governi, compresi i governi regionali? Quali e

quante sono le risorse investite, le vie praticate, le buone idee per

passare dall'accoglienza all'integrazione, che sono due cose distinte, e

ben diverse? Esistono politiche di integrazione (culturale, sociale,

abitativa) degne di questo nome, oppure tutto è affidato al caso o alla

buona volontà o al volontariato civico?

Se esistesse un censimento dei corsi di italiano per immigrati, e più in


generale degli sforzi per favorirne l'inclusione nella vita sociale, sono

sicuro che le istituzioni brillerebbero per assenza. Terzo settore e

volontariato ci mettono una pezza, per il poco che possono. E ci dica,

presidente Meloni, e lo comunichi anche alla sua claque: per migliorare

lo stato delle cose, ovvero per fare politica e non propaganda, conta di

più vietare i burqa (quali? quanti?) nelle scuole o mettere in piedi

percorsi chiari, e non facoltativi, di informazione e di formazione, di

inclusione e di cittadinanza, favorendo chi partecipa a scapito di chi

rifiuta? O sono solo braccia da sfruttare e non nuovi cittadini da

integrare, gli immigrati?


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