Una regola uguale per tutti
DI MICHELE SERRA
Nessun dogma, nessuna religione è superiore alle leggi della
Repubblica»: così la ministra per la Parità del governo francese, Aurore
Bergé, ha commentato il penoso cedimento dei gestori della Tour Eiffel
alla richiesta di una delegazione indù che, visitando la torre, ha preteso
di non avere contatti con personale femminile, ed è stata
incredibilmente accontentata. Il personale della torre è sceso in sciopero
per protesta, incontrando un vasto e giustificato consenso politico.
È una notizia che ne contiene due. La prima è che non esiste un
monopolio dell'Islam, nella misoginia: anche altre religioni, altre
credenze, temono la parità di genere come il demonio. La seconda è che
l'unico rimedio, non solo politicamente parlando, anche tecnicamente, è
la République: ovvero un insieme di regole di convivenza e di rispetto
reciproco che trascende, con la forza delle sue convinzioni liberali e
ugualitarie, le singole credenze religiose e ideologiche. Puoi essere
cristiano, musulmano, agnostico, ateo, pastafariano, quello che ti pare:
ma non puoi permetterti di imporre la tua morale e i tuoi tabù alla
società intera.
La società (e la Repubblica che la rappresenta) è molto di più delle sue
singole componenti. È, per definizione, plurale e dunque obbligata alla
tolleranza: intollerante, per necessità, solo con gli intolleranti. Non solo
gli indù: chiunque pretenda che la propria religione costringa altri a
piegarsi alle sue regole. Vale anche per il crocifisso nelle scuole e nei
locali pubblici.
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