venerdì 19 giugno 2026

Lettera e risposta

 


La Sinistra per Israele: “Noi siamo anti-Bibi”. Ma fanno il contrario


Gentile direttore, nell’articolo di Daniela Ranieri pubblicato il 13 giugno, Giochi alla Snai: le prossime serpi del Pd, compare un passaggio che definisce Sinistra per Israele una formazione di “likudisti del Pd”. Si tratta di una definizione non solo falsa, ma profondamente offensiva. Sinistra per Israele – Due Popoli Due Stati è infatti costituzionalmente in opposizione alla politica del governo Netanyahu e del Likud. Da anni sosteniamo pubblicamente la necessità della fine dell’occupazione, la restituzione dei territori occupati, la creazione di uno Stato palestinese accanto a Israele, la ripresa di un processo politico fondato sul principio dei due popoli e due Stati e la difesa della democrazia israeliana minacciata dall’attuale governo. Siamo probabilmente l’unica realtà politica e culturale italiana che mantiene rapporti strutturati con la sinistra israeliana, con i movimenti democratici che hanno guidato la protesta contro Netanyahu e, in particolare, con Democratici (Demokratim), il partito guidato da Yair Golan, oggi la principale forza della sinistra sionista israeliana. Parallelamente, lavoriamo per costruire relazioni con esponenti della società civile palestinese e della società politica palestinese, insieme ad associazioni come Standing togheter, Breaking the silence, Peace Now e altre. Organizzando conferenze con rilevanti figure politiche come Sabellah, El Abed, Samer, e con rappresentanti ufficiali diplomatici palestinesi come Hani Gaber, convinti che soltanto il dialogo tra forze democratiche israeliane e palestinesi possa aprire una prospettiva di pace.

Essere definiti “likudisti” sarebbe come definire “thatcheriani” i laburisti britannici o “trumpiani” i Democratici americani. È una caricatura che rivela una scarsa conoscenza della realtà politica israeliana e delle sue articolazioni.

Rivendichiamo inoltre il diritto di sostenere l’esistenza e la sicurezza di Israele e, contemporaneamente, di opporci con fermezza alle politiche del governo Netanyahu. È la posizione della sinistra israeliana. Ed è la nostra.

Ci permettiamo, infine, una domanda. Se Sinistra per Israele può indicare con chiarezza i propri interlocutori – Yair Golan, i Democratici israeliani, le organizzazioni pacifiste e democratiche che si battono contro il governo Netanyahu – sarebbe interessante sapere quali siano i riferimenti politici della signora Ranieri nel campo palestinese. Perché, leggendo certi giudizi sommari e certe semplificazioni ideologiche, il dubbio che il suo punto di riferimento finisca per coincidere con chi ha sempre lavorato contro la pace, e non a favore della convivenza tra israeliani e palestinesi, sorge spontaneo.

Direttivo nazionale di Sinistra per Israele- Due Popoli Due Stati


LA RISPOSTA di Daniela Ranieri 

Ma certo, conosciamo tutti la formale presa di distanza dell’associazione Sinistra per Israele dalle politiche di Netanyahu e il suo sostegno ai Democratici di Yair Golan. Tuttavia, registriamo i seguenti fatti reali: l’associazione si oppone fermamente a qualsiasi sanzione, embargo sulle armi o interruzione di accordi commerciali con Israele; condanna la strage di civili, ma allo stesso tempo inquadra la distruzione di Gaza nel contesto della legittima reazione difensiva (seppur sproporzionata), ciò che porta a tollerare l’assedio totale e la punizione collettiva dei civili senza contestare la radice dell’occupazione militare, che rientrerebbe nel “diritto di Israele a difendersi”; nel recente Consiglio Affari Esteri dell’Ue, 17 Paesi hanno votato a favore della proposta olandese di sospendere l’accordo di partenariato con Israele, incluso il programma Horizon, il protocollo dell’Ue di accordo con Israele nel campo dell’“innovazione”, in cui rientra l’industria bellica, dacché la Commissione europea ha rimosso il divieto assoluto di finanziare tecnologie applicabili in ambito militare col pretesto del “dual use” (213 partner israeliani hanno ricevuto 1 miliardo di fondi europei che, secondo alcune inchieste giornalistiche, sono arrivati al ministero della Difesa di Tel Aviv e all’industria bellica israeliana), mentre 9 Paesi, tra cui l’Italia, hanno votato contro, ciò che ha portato l’on. Fiano, presidente di Sinistra per Israele, a plaudire al governo Meloni; il rifiuto del termine “genocidio”, giudicato una distorsione che depotenzierebbe la memoria dell’Olocausto in senso antisemita (quindi forse è antisemita parlare di genocidio degli Armeni, dei tutsi in Ruanda, dei Rohingya in Myanmar), pone Sinistra per Israele contro la Convenzione Onu del 1948, contro i rapporti formali della Corte penale internazionale, contro le misure della Corte Internazionale di Giustizia e contro gli allarmi di numerose Ong operanti sul campo in merito all’uccisione di civili e alla carestia forzata, nonché contro i report per l’Onu di Francesca Albanese, più volte criticata da SpI, insieme alle amministrazioni che hanno voluto concederle la cittadinanza onoraria, e definita “più militante che giurista”; l’alacre lavoro dell’on. Delrio, altro membro di Sinistra per Israele, insieme al sen. Gasparri di FI, per un ddl sull’antisemitismo che di fatto silenzia e criminalizza chiunque critichi le politiche di Israele può essere ritenuto un gran favore a Netanyahu.

Tutto ciò ci legittima, in quanto autori in grado di maneggiare figure retoriche come l’iperbole, a scrivere che Sinistra per Israele è più likudista di Netanyahu, nel senso in cui si dice “più realisti del Re”.

A proposito di chi lavora contro la pace, informiamo Sinistra per Israele che proprio nel giorno in cui trovava il tempo di spedirci questa lettera il loro beniamino e interlocutore Yair Golan ha scritto su X: “Questa mattina i cittadini israeliani si svegliano con un accordo tra Stati Uniti e Iran stipulato al di sopra della testa di Israele. Con un colpo di penna vengono cancellati enormi successi militari ottenuti con il coraggio dei nostri piloti e con il sangue dei nostri guerrieri, mentre Netanyahu è rimasto in disparte – debole, malato, isolato e privo di influenza… Colui che promise una ‘vittoria totale’ termina il suo mandato con i nemici di Israele più forti, Israele più debole, e la deterrenza costruita con il sangue dei nostri guerrieri che si erode sotto i nostri occhi”. Cioè: Netanyahu viene criticato perché ritenuto troppo debole, mentre Golan avrebbe volentieri continuato a bombardare Iran e Libano fino alla “vittoria totale”.

Inoltre, se l’allusione ai nostri riferimenti palestinesi è, come sospettiamo, a Hamas, cioè se gli scriventi insinuano che scriviamo i nostri articoli sotto dettatura dei terroristi, essa si commenta da sola; ricorda tristemente, in scala, il pretesto con cui Israele ha bombardato scuole, ambulanze e ospedali perché “covi di Hamas”. Ci tocca altrimenti prendere atto che la famosa ironia (filo)ebraica ha subito nel tempo un abbrutimento considerevole.

Da ultimo: conoscendo la sensibilità degli scriventi per il rispetto formale delle donne, ricordiamo che i titoli di studio non sono ereditari, ma sono frutto di impegno e forse persino del famoso merito, caro tanto alla destra della Meloni quanto a quella del Pd. Basta googlare il nome della signora sottoscritta per darle quantomeno della dottoressa. Ma questa è cosa risibile, rispetto a 20.000 bambini giustiziati da Israele.





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