venerdì 27 febbraio 2026

Subdolo subisso

 


Come nel sonnecchiare di un meriggio afoso si srotola sotto i nostri occhi l’emblema di questi tempi amari e, per molti versi, vergognosi: quel festival canoro che sta all’arte come Donzelli e soci stanno alla decenza.

Tutti i menu proposti sono figli di ere passate: porti la gnoccona che non parla una parola d’italiano ma sfodera un outfit da vedo-non-vedo capace d’intontire molti; le sdolcinate prese di posizione degli acefali presentatori che cantano e presentano sempre e solo per rimpinguare il proprio conto e che, di conseguenza, si piegano proni al diktat del fascista al potere della tv di regime; le ospitate reverenziali, i testi mocciosi per animi inani.
Insomma: ogni parola letta sul monitor, ogni sorriso, ogni nota musicale deve necessariamente afflosciare qualsiasi rigurgito di dignità.

La Pausini che commenta di essere per la pace e di sognare un mondo senza guerre — e graziealkaxxo; lo stesso Abbronzato adagiato sul lido degli ignavi che legge, dal monitor, pensieri di un’opulenza irriguardosa verso il pensiero stesso; la gnoccona di cui sopra che ammette di sperare nella fine dei conflitti — e ri-graziealkaxxo.
E nessuno, nessuno, nessuno che s’incammini nella dignità, cercando di cavar fuori dal buco qualche parola sana sul crimine contro l’umanità che sta avvenendo scientemente a Gaza per mano di un Boia e dei suoi sodali sciacalli. Nessuno che provi a ricordare che, ancora oggi, il Boia continua ad assassinare bambini denutriti e infreddoliti dentro le tende. Non una parola di libertà, non un richiamo al fatto che il Boia di Gaza non potrebbe mettere piede in nessun luogo del globo perché ricercato dal tribunale internazionale.

Silenzio e censura, nel festival-specchio di una società retta da camerieri di uno Psicopatico che, oltre a essere compagno di merende del Boia, vorrebbe trasformare quella terra violentata dai sionisti in un resort per multimiliardari — dio li fulmini tutti.

Conclusione: se gridi «W l’Italia antifascista!» la Digos ti chiede i documenti; se dici «Palestina libera!» ti prendono e ti sbattono fuori da ogni luogo pubblico, a volte ti licenziano pure; se provi a protestare, possono trattenerti dodici ore in commissariato.
Mi chiedo quanto tempo occorra ancora prima che molti comprendano di essere dentro un loop dal sapore fascista, liberticida, censorio. La nuova legge elettorale suggella tutto questo.

Ma vuoi mettere cantare l’amore eterno di Sal Da Vinci?

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